Page 104 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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102 Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI
negli anni in cui Audiffredi maturava la decisione di ampliare l’orizzonte della Biblioteca con
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un piccolo museo . Com’è noto, gli studioli colmi di materiali tra sacro, profano e magico,
nati in gran numero nel Seicento dal collezionismo prelatizio a Roma, venivano considerati
ormai relitti in pieno Settecento. Modelli superati e retaggio di una cultura che si intreccia
con lo stupore e la rarità e che rimane confinata entro pretenziose stanze delle meraviglie,
queste raccolte appartenevano ad un mondo e ad un modo del collezionismo barocco che
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il Settecento intendeva superare e che lo stesso Galileo aveva già ridicolizzato : «[E come]
entrare in uno studietto di qualche ometto curioso, o che si sia dilettato di adornarlo di cose
che abbiano per antichità, o per altro del pellegrino, ma che per. sieno in effetto coselline,
avendovi come saria a dire un granchio pietrificato, un camaleonte secco, una mosca, un
ragnio in gelatina in un pezzo d’ambra, alcuni di quei fantaccini di terra, che dicono tro-
varsi nei sepolcri antichi di Egitto, e così in materia di Pittura qualche schizzetto di Baccio
Bandinelli, o del Parmigiano, o simili altre cosette». Galileo ricusava soprattutto la frammen-
tarietà del sapere insita nello «studietto», in contrapposizione al collezionismo sontuoso e
regale, degnamente rappresentato da raccolte complete e di qualità eccelsa: «Una guardaro-
ba, una Tribuna, una Galleria regia, ornata di cento statue antiche de’ più celebri Scultori,
con infinite storie intere, e le migliori di Pittori illustri, con un numero grande di vasi, di
cristalli, d’agate, di lapislazari, e d’altre gioje, e finalmente ripiena di cose rare, preziose,
meravigliose, e di tutta eccellenza». Ad Audiffredi, all’apice della carriera e della notorietà,
si riconosce invece da ogni parte una straordinaria versatilità in ogni campo del sapere che
già aveva ispirato la sua nomina a prefetto della Casanatense. Come si ricava anche dalle
medaglie moderne che sceglie per la sua collezione, Audiffredi non solo accoglie la cultura
illuminista ma rappresenta anche il tentativo della Chiesa di aprire al rinnovamento scienti-
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fico che caratterizzava quell’epoca .
Negli esemplari scelti certamente da Audiffredi possono essere colti anche numero-
si riferimenti agli strumenti scientifici acquisiti nei primi decenni di vita della Biblioteca,
come i due globi, terrestre e celeste. A questi ultimi alludono certamente i due rovesci delle
medaglie di Cristina di Svezia, le uniche a lei riferibili rappresentate nella collezione (cat.
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nn. 86-87) .
Nella collezione si nota l’assenza quasi totale di medaglie «devozionali», ossia riferite al
culto di un santo, con la comprensibile eccezione della medaglia di San Tommaso d’Aquino
(cat. n. 76), che assume pertanto valore di riferimento storico-iconografico. Numerose me-
daglie con raffigurazioni riconducibili alla cultura figurativa definibile ermetica o esoterica
(p. es. cat. n. 23), e in qualche caso eretica, databili soprattutto al Settecento, riflettono forse
anche il patrimonio librario della Biblioteca che il padre Audiffredi incrementò , ulteriore
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testimonianza di un’insolita apertura mentale e di una notevole curiosità intellettuale che ap-
paiono oggi la sua eredità più preziosa e più viva.
Storie parallele: Parma e Torino. Medaglie, ritratti e identità genealogica: la
storia metallica alla corte dei Savoia
I segni di un preciso interesse collezionistico dei duchi sabaudi nei confronti di monete
a medaglie iniziano a manifestarsi a partire da Emanuele Filiberto. L’acquisizione di medaglie
(allora con l’accezione di monete) per la collezione derivava sia da acquisti, documentati prin-
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cipalmente sul mercato antiquario di Roma, sia da scavi nel territorio sabaudo .
In questa fase è opportuno distinguere tra l’interesse a costituire una collezione di me-
daglie antiche caratteristica saliente di un cabineto di antichità cinquecentesco e l’attenzione
verso le monete moderne e dei Savoia in particolare, che si concretizzerà nel XVII secolo
con il costituirsi di una rilevante collezione ducale, e di altre minori, come quella celebre del
medico di corte Arpino. Tali collezioni nascono non solo dalla ricerca di curiosità, ma soprat-
tutto dalla necessità sempre molto sentita di controllare la circolazione monetaria del proprio
territorio e dall’esigenza di vedere la moneta come strumento principe di politica economica
e finanziaria. Una conferma sembra provenire dalla presenza nella Biblioteca nazionale di To-
rino, originata dalla Biblioteca Ducale di Emanuele Filiberto, di tre codici di storia monetaria,
risalenti al XV secolo .
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CULTO DELLA MEMORIA S. Pennestrì

