Page 112 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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110                                          Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



                   Nel 1677 viene ancora una volta ribadito il legame tra biblioteca “teatro della me-
             moria” e medagliere ducale, denominato “Guardarobba delle Medaglie ed Impronti della
             Corona Reale”. Il legame può essere già colto con Carlo Emanuele I, che nel Palazzo di
             San Giovanni aveva destinato un ambiente per la conservazione di antichità e preziosi, il
             Gabinetto degli Stucchi Dorati, a deposito di medaglie, libri ed altre antichità, attiguo ad un
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             piccolo “museo” .
                   Al crescente rilievo assunto dal medagliere di corte durante il regno di Carlo Emanuele
             II va ricollegata la scelta di destinare appositi ambienti all’interno del Palazzo. Dopo la mor-
             te di Madama Cristina, nel 1663, l’esigenza di custodire separatamente le gioie della Corona
             aveva  portato  alla  creazione  di  una  praetiosorum cella,  attigua  all’alcova  della  stanza  del
             sonno di Annibale, da localizzare nell’attuale Palazzo Reale nel “pregadio” di Carlo Alberto .
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             Le decorazioni, eseguite sulle dotte trame del Tesauro, da Luca Demaret e Giovanni Gratta-
             paglia, “consistenti specialmente in medagliette, ove erano sotto figure di Ninfe, e con motti in
             diverse lingue allusivi, simboleggiate le più notevoli gemme del regno minerale”, suggeriscono
             la presenza della raccolta numismatica di corte. Anche Vittorio Amedeo III e Carlo Emanuele
             III si dedicarono alla formazione di una raccolta numismatica. In particolare quest’ultimo, at-
             tento alla ricostruzione identitaria-genealogica la utilizzò come fonte iconografica e di storia
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             monetaria sabauda .
                   La creazione di un Medagliere del Re, annesso alla Biblioteca, avverrà solo con Car-
             lo Alberto, che istituirà anche la figura del conservatore del “Gabinetto della Medaglie”,
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             identificata nel 1837 con la carica di Direttore della Biblioteca Reale . Viene così ad es-
             sere riconosciuta l’utilità scientifica di una collezione numismatica di proprietà reale: un
             patrimonio prezioso ed insostituibile di storia sabauda, a complemento di una biblioteca
             nella quale gli strumenti di ricerca bibliografica sono certamente già presenti in numero
             rilevante. La raccolta è collocata in armadi con cassetti, appositamente disegnati da Pelagio
             Palagi, primo architetto di corte, realizzati da Gabriele Capello, e sistemati in una sala di
             Palazzo Reale situata tra il Gabinetto Cinese e la Galleria del Beaumont che verrà chiamata
             Medagliere  (tavv. XXX-XXXIII). La decorazione della volta viene eseguita da Pietro Ayres
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             su progetto di Palagi, che unisce il gusto del collezionista di numismatica alla passione
             del bibliofilo attento e curioso. Il recupero di elementi iconografici classici liberamente
             reinterpretati dà luogo alla raffigurazione di medaglioni formanti una collana di ritratti. Si
             tratta di una storia metallica sui generis, illustrata e incentrata su personaggi illustri di ogni
             tempo: “Alessandro Magno; Tolomeo, re d’Egitto; Tigrane, re di Siria; Cesare Augusto; Elio
             Pertinace; Alfonso I, re di Sicilia; il pontefice Giulio II; Andrea Gritti, doge di Venezia; Co-
             simo II de Medici; Fabrizio del Carretto; il duca Emanuele Filiberto ed il principe Eugenio
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             di Savoia” .
                   L’idea di importare alla corte sabauda il modello francese inaugurato dalla serie metal-
             lica di Luigi XIV, consolidato e imitato in tutta l’Europa si deve a Carlo Emanuele III, il quale
             “volendo imitare il genio del Re di Francia, nel 1760 concepì il progetto di far incidere in
             medaglie quelli di tutti i Principi di casa Savoia. I Lavy padri e figli incisori della zecca sono
             stati incaricati dell’incisione dal Re in persona. L’abate Berta, Bibliotecario dell’Università,
             fu incaricato della composizione dei soggetti” .
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                   La storia metallica del Re Sole, e quelle medaglie che raccontavano compiutamente la
             grandezza di un monarca, prima ancora di un modello artistico da imitare, fu per Carlo Ema-
             nuele, che si accingeva a succedere al padre Vittorio Amedeo II, uno strumento di strategia
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             politica che racchiudeva in sè fasti e significati allegorici da rielaborare ai propri fini .
                   La serie completa dei 77 conii, avviata nel 1757 e affidata a Lorenzo Lavy, si concluse
             solo nel 1773, ma fu riprodotta su lastre di rame solo nel 1828 dall’incisore Pietro Palmieri,
             destinate alle spiegazioni della serie pubblicate dal conte Gian Francesco Galeani Napione .
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             La  Storia  Metallica  della  Real  Casa  di  Savoia  rimarrà  un’opera  storiografica  sino  al  1864,
             quando si decise di avviare la produzione dell’intera serie metallica utilizzando i vecchi conii
             rimasti inutilizzati. Sempre nel 1757, oltre alla committenza della storia metallica dei Savoia,
             Carlo Emanuele III incarica Giuseppe Lavy di realizzare la serie di ritratti di casa Savoia da
             Beroldo di Sassonia allo stesso sovrano regnante . Il desiderio di riaffermare la discendenza
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             da Beroldo di Sassonia, incrinata da Muratori, e di ricostruire una propria identità genealogi-


             CULTO DELLA MEMORIA                                                                 S. Pennestrì
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