Page 123 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                            121



                  La serie delle medaglie diveniva lo specchio di una storia artefatta e “provata” dalle me-
            daglie, negli stessi anni in cui la scienza antiquaria iniziava ad affidare alle monete, chiamate
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            medaglie, il ruolo di testimonianze tra le più attendibili per ricostruire la storia antica . Non
            a caso la prima Storia metallica compiuta cronologicamente e “conclusa”, intesa cioè come
            una serie di medaglie riconducibili ad un unico progetto storiografico e stilistico, si identifica
            con quella creata per Luigi XIV, datata al 1691 . Questo primo esperimento fu sviluppato e
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            perfezionato dall’Académie des inscriptions et belles lettres, che nel 1723 ne pubblica un’altra
            edizione (tavv. IVa-IVb). A questi due esempi di histoire métallique che Paciaudi individua
            come prototipi principali, seguiranno altri volumi di “spiegazioni”, che forniranno cioè la
            “corretta” esegesi delle medaglie illustrate sui volumi, sempre pubblicati in Francia e sempre
            incentrati sui monarchi francesi .
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                  Esempi questi che dovettero essere certamente presenti a Paciaudi, quanto mai aper-
            to alla cultura antiquaria e storiografica che accomuna in quegli anni la corte di Parma alla
            cultura europea e francese in particolare attraverso idee, modelli e ambizioni che impregne-
            ranno i progetti per la Biblioteca e per il Museo Ducale e l’operato stesso del Paciaudi per le
            istituzioni culturali del Ducato .
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                  Saranno quegli esempi ad ispirarlo nella progettazione della sua seconda storia metalli-
            ca, la Serie de’ Gran Maestri, di cui si conserva in Biblioteca Palatina il manoscritto :
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                    “Ciò che alla perfezione della Storia può veracemente contribuire, si è la forma sotto
            cui viene rappresentata. Le cose prendono un aspetto dignitoso, acquistano energia, istrui-
            scono, piacciono, s’insinuano nell’animo, e rimangonvi altamente saldate a misura, che la
            convenevole elocuzione le sviluppa, le illumina, le adorna. Soverchia opera sarebbe il fare più
            lunga disputazione sulla forma, e sull’elaborazione di questo libro, poichè dall’esposte cose
            può ognuno antivedere quali maniere abbia tenuto io nello scriverlo. Decoro, e non volgare
            ornamento mi è sembrato di aggiungergli premettendo alle Memorie di ciascun Gran mae-
            stro una Medaglia, rappresentata nell’indritto la sua effigie, tratta dalle più antiche pitture,
            che rimangono in uno, o in altro paese. Nel rovescio offrono tutte uno degli avvenimenti più
            singolari di ogni Magistero, che ho studiato d’esprimere co’ simboli, e colle formule, che nelle
            antiche Monete tuttora veggiamo” .
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                  Questo modo di “illuminare” e rappresentare la storia per immagini rivela la matura-
            zione, in piena età illuministica, dei concetti alla base delle prime storie metalliche di fine
            Seicento e del primo Settecento. I soggetti rappresentati sulle medaglie che compongono
            la serie ideata da Paciaudi non derivano più dall’invenzione erudita di un accademico,
            inghirlandata da un incisore, giudicata come “volgare ornamento”, ma costituiscono l’in-
            dispensabile motivo di “decoro” della serie . Ai personaggi viene restituito il “vero” volto
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            noto dai ritratti sopravvissuti e gli avvenimenti vengono raffigurati utilizzando il reper-
            torio  iconografico  delle  monete  antiche,  che  nel  1780  Paciaudi  ormai  padroneggiava
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            (tav. VII). Dal 1761, come già ricordato, egli era infatti stato nominato Bibliotecario e
            Direttore di quel Museo Ducale in cui il Medagliere andava prendendo forma con i primi
            esigui nuclei provenienti dagli scavi di Veleia, e con un’attenzione quasi esclusiva nei
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            confronti degli esemplari antichi .
                  Della celebre collezione curata da Fulvio Orsini per i cardinali Alessandro e Odoardo,
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            testimone dei fasti, del prestigio culturale e simbolo identitario della dinastia stessa , e per
            questo riportata a Parma e riallestita nella Galleria Ducale da Ranuccio II nella seconda metà
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            del Settecento , era rimasta la sola memoria: una sfarzosa eredità culturale riflessa nei dieci
            volumi dei due gesuiti Pedrusi e Piovene . La perdita della collezione Farnese, sottratta al
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            Ducato e alla città di Parma per volontà di Elisabetta Farnese, aprì una ferita vistosa nella
            storia culturale del Ducato, che Filippo di Borbone cercò di rimarginare con la nomina uffi-
            ciale a regio bibliotecario e regio antiquario di Paciaudi, datata al 1 agosto 1761 . L’ingresso
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            del torinese Paciaudi, e le sue scelte biblioteconomiche attuate nel segno dell’innovazione,
            segnarono di fatto la ripresa delle ambizioni di un primato culturale del Ducato stroncate con
            l’avvio del trasporto delle collezioni Farnese a Napoli, nel 1734 . Non fu quindi casuale la
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            scelta di adibire a sede del Regio Museo di Antichità il secondo piano di un fabbricato annes-
            so alla Pilotta, in cui era conservato un tempo il Medagliere farnesiano .
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            IL MEDAGLIERE IN bIbLIOTECA                                                         S. Pennestrì
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