Page 93 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                             91



                  Gli esemplari, vengono alla fine acquistati e inviati a Parma, chiusi dentro scatole, trami-
            te un agente di fiducia del Duca da un Orsini attento soprattutto all’autenticità e al prezzo...
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            (che le medaglie siano buone, et che nel prezzo si faccia il maggior sparmio, che si può”) . Tra
            i pezzi scelti da Orsini, vale la pena segnalare soprattutto “doi dozzine di medaglie grandi”,
            mentre mancano i sei medaglioni che il Duca ha ordinato ad Orsini, il quale così si giusti-
            fica: “Io non mi sono curato di medaglioni, perchè il prezzo loro è molto alto, et quando se
            ne fossero messi sei insieme, il che sarebbe stato impossibile, bisognava pagarli almeno 200
            s.di Dui solamente si sarebbero havuti con 60 s.di (...) Ma se pure lei li vorrà, si farà opera
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            d’haverli” . Ranuccio ordina quindi a Orsini monete imperiali, e non è forse casuale che la
            scelta sia caduta, non sappiamo se dietro precisa richiesta, sulle tipologie sicuramente più
            ricercate dal Duca e a lui più familiari, non tanto per i ritratti imperiali, quanto per i rovesci
            più direttamente riconducibili al repertorio iconografico e mitografico farnesiano di quegli
            anni, riflesso su monete, medaglie e affreschi . In particolare, vengono menzionati quattro
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            tipologie che sembrano rivelare alcuni modelli privilegiati . Mars Victor può rimandare alla
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            costante predilezione di Ranuccio I per Marte, nelle cui sembianze verrà raffigurato nella Gal-
            leria di Palazzo Farnese dal Carracci, nell’affresco delle Nozze tra Marte e Venere, identificata
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            a sua volta con Margherita Aldobrandini .
                  Oltre all’attenzione per la completezza della serie, per il modulo, la conservazione e
            il prezzo degli esemplari, si può quindi ritenere che anche la scelta delle tipologie da parte
            di Orsini non sia stata casuale, come dimostrerebbe l’acquisto di un sesterzio di Caligola
            (tav. XX a-b) con il tipo delle “tre sorelle” che precorre quello delle “Tre Grazie” adotta-
            to per il celebre rovescio dello scudo d’agento emesso sotto Ottavio Farnese nel 1574
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            (tav. XX c-d).


            Immagini della storia e culto della memoria: Ranuccio II, Francesco I e il
            modello di Luigi XIV

                  “Nous ne sommes pas en un règne de petites choses….”. Tra il 1673 e il 1683, Colbert,
            ministro di Luigi XIV, giustificava l’avvio di un’impresa molto ambiziosa e dispendiosa: la
            prima storia raccontata dalle medaglie dedicata alla celebrazione delle virtù e delle gesta di
            un monarca francese, il cui regno fu caratterizzato da una incontenibile smania di grandez-
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            za . La prima serie “storica” di medaglie progettata tra il 1673 e il 1683 dall’Académie Royale
            des Inscriptions et Médailles  fu incisa con caratteristiche uniformi da Jean Varin, nell’am-
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            bito di un progetto politico e storico-artistico che rappresentò un modello per tutta l’Europa
            delle corti . Si trattava di eternare il Re e il suo regno su una serie di medaglie, assimilate
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            a gettoni e caratterizzate da metallo, stile e dimensione uniformi. Un secolo circa di storia
            francese, identificata esclusivamente con la storia della vita del Re e con il susseguirsi degli
            avvenimenti lungo l’arco del suo regno, di cui egli era il protagonista assoluto. La serie viene
            continuata e incrementata con il coinvolgimento di altri incisori, nonostante significativi costi,
            sino al 1697. Nel 1702 l’Imprimerie Royale stamperà la prima edizione delle “spiegazioni” o
            “interpretazioni” storiche della serie metallica di Luigi XIV  alla quale ne seguirà un’altra nel
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            1723 (tav. XXII).
                  Il sontuoso modello francese non venne imitato dagli ultimi duchi Farnese, ma recepito,
            come provano le rispettive incisioni delle antiporte dei due volumi (tavv. XXI-XXII), e rilan-
            ciato con un progetto editoriale, legato a quello espositivo, ancora più innovativo, raffinato e
            audace (tav. XXI). L’allestimento del Medagliere farnesiano riunito allo Studio di Palazzo Far-
            nese nella nuova Galleria Ducale aperta al pubblico da Ranuccio II trova puntuale riscontro
            nei cataloghi delle serie imperiali romane. Nella descrizione dell’ordinamento e nell’esposi-
            zione delle collezioni numismatiche nelle sale si ritrovano i principi del programma ideologi-
            co tracciato da Paolo III, in cui predomina il rimando e il parallelo con l’antico e in particolare
            con la Roma imperiale. Si ricostruisce dunque un doppio binario storico e ideologico che lega
            in parallelo la storia e l’iconografia imperiale con la storia dinastica dei Farnese .
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                  Testimonianza precoce ed esplicita di questo legame è la serie di incisioni raffiguran-
            ti medaglie dell’opera I Cesari d’oro, la serie dei cataloghi delle monete imperiali voluti da
            Ranuccio II, in concomitanza con il riordino e l’esposizione del Medagliere nella Galleria



            CULTO DELLA MEMORIA                                                                 S. Pennestrì
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