Page 96 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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94                                           Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



             Ducale, e di cui vennero pubblicati otto volumi da Paolo Pedrusi dal 1694 sino al 1721. Pro-
             prio negli ultimi due volumi dell’opera, pubblicati da Pietro Piovene tra il 1724 e il 1727 a
             Piacenza, apparirà per la prima volta una serie di incisioni raffiguranti medaglioni, tesa a
             ricostruire e a documentare la genealogia dei Farnese (tavv. XXV-XXVIII). Ciascun medaglio-
             ne è presentato entro una composita cornice decorativa, diversa per ogni ritratto. La galleria
             dei medaglioni — ritratto dei duchi Farnese, ripresi da tipi monetali reali, e dei loro avi, di
             fantasia,  rappresenta un’identificazione ormai compiuta con l’antico. Si ribadisce cioè il le-
             game ideale che unisce, in uno stesso volume, da una parte le serie delle monete imperiali
             collezionate, pubblicate ed esposte dai Farnese nella Galleria Ducale, e dall’altra la galleria
             delle monete ducali .
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                   Il nuovo programma culturale avviato da Ranuccio II ed ereditato e sviluppato da Fran-
             cesco si rivela anche nella nuova valorizzazione e fruizione pubblica del patrimonio numi-
             smatico ducale, ricostituito e mostrato in tutta la sua ricchezza . L’esposizione delle serie mo-
                                                                             49
             netali nei “tavolini” descritti nell’Inventario della Galleria Ducale e la parallela pubblicazione
             di una parte delle serie romano imperiali testimoniano la volontà del Duca di svelare il suo
             tesoro e di renderlo accessibile al pubblico, sia pur ristretto, di eruditi e nobili (“Vuole anzi
             V.A. che il tesoro da Lei goduto, non resti chiuso ne’ penetrali del suo Gabinetto, ma rendasi
             manifesto, affine che da esso ne rilevino gli Eruditi, negli oracoli dell’antichità, un dotto e
             dilettevole trattenimento, e trovisi parimente appagato il suo magnanimo Genio amante delle
             Virtù, dall’A.V.S. sempre patrocinate”) .
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                   Per le nozze di Elisabetta Farnese con Filippo V, nel 1714, il duca Francesco aprirà un
             “Teatro” nella Cattedrale di Parma, allestita alla stessa maniera della Galleria. Il “Teatro”, un
             apparato effimero allestito con “ogni ornamento”, testimonia un altro caso di celebrazione di-
             nastica dei Farnese, attraverso una parata di vecchie e nuove allegorie farnesiane. Si tratta di
             un allestimento che Pedrusi descriverà nella sua Prefazione all’Opera, in forma di panegirico
             erudito a Francesco: “…un Sole particolare in què giorni folgoreggiò sopra Parma, con tesori
             di splendidissima dovizia. E pure con ciò non si tenne appagato il generoso spirito di V.A.,
             poiché comandò, che nella Cattedrale parimente fosse aperto alla maraviglia un Teatro (…)
             formato con tanta idea, che tramutò interamente la faccia. I Colonnati magnifici, gli Archi
             maestosi, le Statue signorili, e tutte le di lui parti d’ornamento bizzarri, e speciosissime vestite,
             esigevano dagli estatici spettatori un dilettevole stupore…” .
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                   Da notare che nell’incisione dell’antiporta del volume, eseguita dallo Spolverini (tav.
             XXIII), viene fornita la rappresentazione allegorica dello stesso “Teatro” allestito nella Catte-
             drale di Parma nel 1714 per volere di Francesco I . A ben vedere, i particolari della rappre-
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             sentazione rimandano infatti ad alcuni tratti della Galleria Ducale, con le filze delle monete
             rette da amorini e con i busti collocati nelle nicchie alle pareti. Il ritratto del Duca campeggia
             nella volta, sostenuto da telamoni e trattenuto da una figura con gigli in mano (Spes?) e da

             un angelo. In primo piano, le personificazioni di Parma (con scudo decorato da Gorgone)  e
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             Piacenza (con lupa accovacciata ai suoi piedi) . Tra le figure nell’angolo destro della scena,
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             accostate alla personificazione di Parma, si notano due personificazioni allegoriche femminili
             che sembrano comparire per la prima volta nel repertorio iconografico farnesiano. Si tratta
             della Veritas, con lo specchio ustorio in mano, che riflette la luce della Verità sul mondo, e
             dell’Utilitas, che si appoggia ad una colonna in forma di obelisco. Due allegorie che rappre-
             senteranno il manifesto iconografico dell’età illuministica nel linguaggio allegorico che rive-
             dremo sulle medaglie emesse dalle Accademie .
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             La storia ricostruita: la galleria dinastica dei Farnese ai tempi di Ranuccio II
             e di Francesco I

                   La  galleria  di  ritratti  ducali  e  delle  rispettive  “imprese”  farnesiane  e  “di  fantasia”
             (tavv. XXV-XXVIII) collocata sullo sfondo dell’imponente scenario storico della Roma im-
             periale che i cataloghi di Pedrusi e di Piovene documentano, può essere considerato, a mio
             avviso il primo tentativo di una storia metallica dei Farnese “illustrata” con le medaglie già
             coniate di Paolo III, Pier Luigi, Ottavio, Alessandro, Ranuccio I, Odoardo I, Ranuccio II, sino
             a Francesco .
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             CULTO DELLA MEMORIA                                                                 S. Pennestrì
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