Page 14 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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14 Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna – CONTRIBUTI
Storia del Medagliere
Il Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Parma custo-
disce, senza dubbio, una delle più importanti collezioni numismatiche
del nord Italia; ciò sia per la qualità dei materiali conservati, sia per le
modalità della sua formazione. Se è vero, infatti, che le raccolte farnesia-
ne furono trasferite a Napoli da Carlo di Borbone (che, divenuto re nel
1734, aveva spogliato Parma di opere di pregio e importanza elevatissi-
mi), va anche ricordato che, già sotto il dominio del fratello Don Filippo
e del relativo figlio Don Ferdinando di Borbone, l’attività di raccolta di
materiali archeologici e numismatici venne ripresa in modo sistematico
e capillare, secondo un processo di progressiva acquisizione e accumu-
lazione di beni, tuttora in atto.
Il punto di partenza di tale processo va senza dubbio ricono-
sciuto nella decisione di finanziare gli scavi del municipium romano di
Veleia (fig. 6), attualmente in territorio piacentino, ma all’epoca facente
parte del Ducato di Parma.
FiG. 6 – muSeo nazionale arCheoloGiCo di Parma. Statua di loricato in marmo da Veleia (PC),
I secolo d.C. © SAER.
Come è noto, tale scelta fu promossa da Don
Filippo di Borbone, da un lato, come forma di
“auto-risarcimento” rispetto alla spoliazione delle
collezioni farnesiane e, dall’altro, come esplicita
manifestazione di un’ideologia di corte diretta a
ricreare una sorta di “Pompei del nord” (fig. 7).
Gli scavi, in ogni modo, portarono alla luce
un sito archeologico di grande interesse, nonché
reperti di varia tipologia, taluni dei quali anche
di enorme pregio (basti pensare al ciclo statuario
della basilica o alle produzioni in bronzo). Fra
questi reperti, un ruolo senza dubbio non secon-
dario ebbero le monete, venendo praticamente a
costituire il primo nucleo della collezione numi-
smatica del Museo.
A partire dalla seconda metà del XVIII seco-
lo, il Medagliere di Parma andò mano a mano ar-
ricchendosi, essenzialmente secondo due modali-
tà. La prima consistette nell’apporto delle monete
derivanti dai rinvenimenti archeologici: a titolo
esemplificativo, basti ricordare le significative sco-
perte dei tesoretti del Teatro Regio (fig. 8), di Via
Mazzini o di Cortemaggiore. La seconda consi-
stette, invece, nell’acquisizione di importanti col- FiG.7 – “Vestigj dell’antica città di Veleia”, 1765 (dal sito isti-
lezioni numismatiche. Tra queste, degne di nota tuzionale del Museo Nazionale Archeologico di Par-
furono senza dubbio le raccolte Bissi e Strozzi, ma).
Il medaglIere del museo NazIoNale archeologIco dI Parma M. Podini

