Page 17 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna - CONTRIBUTI 17
FiG. 2 – muSeo nazionale arCheoloGivo di Parma, Medagliere. Esemplari appartenenti al “tesoro” rinvenuto a Piacenza. © SBAER.
A seguito della denuncia, presso i Tribunali competenti, dell’avvenuto reperimento e relativo se-
questro dei beni archeologici in questione, è stata interpellata la Soprintendenza per i Beni Archeologici
per dell’Emilia-Romagna per le opportune verifiche di accertamento in cantiere e la realizzazione della
perizia sul materiale sequestrato. Successivamente al sopralluogo effettuato dal funzionario competente,
i lavori di scavo per la realizzazione delle fondazioni dell’edificio sono stati sottoposti a sorveglianza
archeologica, mentre è stato prescritto un allargamento della trincea da cui provenivano le monete.
Sotto il profilo archeologico, il lavoro di assistenza e di scavo non ha portato a risultati par-
ticolarmente significativi, dal momento che non sono stati individuati strutture, né piani d’uso
antichi, né alcuna traccia che suggerisse una forma stabile di frequentazione. L’analisi stratigrafica
ha portato al riconoscimento di tre livelli al di sopra dello strato di ghiaia sterile: il più antico,
(l’unico di un certo interesse archeologico), in cui sono stati rinvenuti sporadici frammenti laterizi,
sembra comunque anteriore alla Tarda Antichità; sopra questo si è depositato un livello alluvionale
completamente sterile a matrice limo-argillosa; infine, lo strato superiore, della potenza di circa 50
cm, è costituito da un riporto artificiale piuttosto compatto contenente macerie moderne, derivanti
verosimilmente da lavori connessi alla realizzazione e/o demolizione di edifici piuttosto recenti.
In base alla dichiarazione presentata, il materiale oggetto di sequestro proverrebbe da
quest’ultimo livello, l’unico del resto possibile dal momento che le monete si collocano cro-
nologicamente fra il XII e il XIV secolo. Stupisce l’assenza pressoché totale di qualunque trac-
cia di fosse e di livelli di frequentazione da porre in relazione con il gruzzolo di monete: tale
fatto va probabilmente interpretato o come l’esito della distruzione di un originario deposito
archeologico nel corso delle demolizioni sopra menzionate – deposito i cui materiali siano poi
confluiti all’interno dello strato macerioso ormai decontestualizzati – o come il frutto di una
errata indicazione del luogo di rinvenimento dei beni numismatici, recuperati in realtà nelle
vicinanze del cantiere.
IndagInI su Internet: Il “tesoro” da PIacenza E. Ercolani, D. Locatelli, M. Podini

