Page 6 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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6 COMUNICATI E SEGNALAZIONI
■ SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DEL PIEMONTE
Due quadri-espositori con 374 monete e altri oggetti metallici incollati sul fondo da un sequestro
dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale a Clavesana (Cn) del 18 novembre 2009
Due quadri con cornice in legno e chiusi da un vetro frontale, che non permette un esa-
me diretto del singolo pezzo, con oggetti metallici incollati sul fondo, spesso in cattivo stato
di conservazione.
La congerie di oggetti antichi e moderni è quella tipica delle raccolte indiscriminate ef-
fettuate a seguito di ricerca con metal-detector. Oltre alle monete sono infatti presenti meda-
gliette a soggetto religioso, proiettili in piombo di fucili ad avancarica, anelli, un crocefisso,
frammenti di oggetti metallici di vario genere.
In un espositore sono disposte monete romane di età imperiale, di cui viene dichiarata la
provenienza dall’antica Pollentia (77 tra assi, dupondi e sesterzi di I-III secolo d.C. e 106 tra
AE2, AE3 e AE4 di IV-V secolo d.C.), accanto a 19 bronzi di epoca moderna (molti sabaudi;
forse un AE3 tardo-romano), dati come recuperati dai “dintorni dei castelli delle nostre zone”.
Altri 76 bronzi moderni (molti sabaudi) verrebbero da “siti di battaglie napoleoniche”, mentre
un altro gruppo di 40 dalle “campagne di Clavesana”.
Nel secondo quadro si hanno gli oggetti metallici, con altri gruppi di monete contempo-
ranee: 23 esemplari in rame e altre leghe di Vittorio Emanuele III re d’Italia; 31 monete in le-
ghe varie, in maggioranza della Repubblica Italiana (anche uno scellino e un franco francese);
2 monete del Deutsche Reich, con data 1940 e 1942.
Il cattivo stato di conservazione per la presenza di ossidazioni, corrosione e spesso anche
di incrostazioni terrose e segni di cattiva pulitura sono chiari indizi di una provenienza dal ter-
reno, così come anche esplicitamente dichiarato nelle didascalie generali di ciascuna bacheca.
In questo senso, le monete sono tutte compatibili con rinvenimenti da ricerche clandesti-
ne nell’ambito dell’antica Pollentia (nell’attuale territorio di Bra) o da altre località archeologi-
che piemontesi: significativa la presenza di monete di epoca romana imperiale (I-IV secolo)
e di esemplari di Casa Savoia.
Anche le monete di XV-XVIII secolo rappresentano, inoltre, una preziosa testimonianza
sulla circolazione monetale in ambito locale in epoca moderna e vanno dunque assimilate alle
monete antiche quali reperti archeologici, così come è ormai pratica corrente nell’archeologia
del medioevo e in quella post-medievale all’interno dei cantieri di scavo su siti pluristratificati.
Il basso valore intrinseco di ciascun esemplare, infatti, è segno di una dispersione casuale
legata ai fattori di maggiore velocità della circolazione, ovvero l’utilizzo della moneta minuta
come mezzo di scambio quotidiano, tipico della società maggiormente monetarizzate.
Federico Barello
■ SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELL’EMILIA ROMAGNA
Mostra “Il gruzzolo di Faenza. La scoperta di un tesoretto settecentesco”
Dietro ogni gruzzolo, ripostiglio o tesoretto che dir si voglia, c’è il fallimento di un pro-
getto: quello di chi, avendo nascosto monete o altri oggetti preziosi con l’intento di recuperarli
in tempi più propizi, non è poi riuscito a farlo, per sfortuna, impedimento o disgrazia.
Il Gruzzolo che, almeno in parte, viene esposto dal 21 aprile 2012 nella Sede di Faenza
del Credito Cooperativo ravennate e imolese racconta molte storie.
Anzitutto fotografa la Faenza pontificia e la sua situazione socio-economica all’avvicinarsi
dell’armata napoleonica, illustrando con un campionario pressoché esaustivo le monete pre-
senti sul mercato romagnolo intorno al 1796.

