Page 7 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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COMUNICATI E SEGNALAZIONI                                                                            7




                 Ma è anche una sorta di contrappasso per l’ignoto faentino che l’aveva occultato: scam-
            pato a francesi e papalini, Restaurazione e Risorgimento, bombardamenti e confische, il teso-
            retto trova ora rifugio in una banca, cioè proprio nel posto di cui – evidentemente – l’antico
            possessore meno si fidava.
                 Come spesso accade in questi casi, il ritrovamento del Gruzzolo è stato casuale. Nel 1993
            Vittorio Gambi sta ristrutturando lo scantinato di casa, in pieno centro storico, quando una
            martellata sul muro rivela una nicchia con dentro una ciotola in terracotta, coperta da una
            lastra di ferro, zeppa di monete accuratamente impilate e incastrate tra loro. Alla fine saranno
            1175, tra grossi, carlini, muraiole, testoni, giulii e doppi giulii, bianchi, baiocchi e mezzi scudi
            coniati dalle zecche pontificie, leopoldini (o francesconi), talleri, kreuzer e otto reali prove-
            nienti da altri Stati. Un discreto malloppo di quasi 3 chili, di cui il 71% in buona lega d’argento
            e il restante 29% in lega d’argento bassa (detta mistura), più due monete in rame. Il valore
            approssimativo del Gruzzolo era di 9.571 baiocchi, corrispondenti a 95 scudi d’argento e 71
            baiocchi.
                 Nel  consegnarlo alla  Soprintendenza  per i  Beni Archeologici  dell’Emilia-Romagna, il
            Gambi ha una sola richiesta: che il tesoretto diventi patrimonio di tutti e che i faentini, o an-
            che semplici curiosi, possano liberamente vedere questo pezzo di storia cittadina. Grazie alla
            disponibilità della BCC ravennate e imolese (Faenza, Piazza della Libertà 14), il pubblico potrà
            ammirare fino al 19 aprile 2013 una parte del gruzzolo, corredato da un filmato multimediale
            e da un catalogo, “Il gruzzolo di Faenza. La scoperta di un tesoretto settecentesco”, curato da
            Michele Chimienti e Chiara Guarnieri.
                 L’analisi delle monete e del loro stato di conservazione ha permesso al numismatico
            Michele Chimienti di proporre un’ipotesi riguardo la formazione di questo tesoretto: si tratta
            quasi certamente del frutto di risparmi prolungati nel tempo e occultati in tutta fretta per scon-
            giurare il pericolo che il denaro venisse requisito dalle armate di Napoleone.
                 A parte 39 pezzi (il 3% di tutto il ripostiglio) relativi al secolo precedente, più della metà
            del Gruzzolo è stato emesso nel XVIII secolo, con il 1796, anno di coniazione della moneta
            più recente, a fissare la data ultima di formazione del ripostiglio.
                 La maggior parte delle monete appartiene allo Stato della Chiesa di cui Faenza faceva
            parte dai primi decenni del Cinquecento: le emissioni più numerose sono quelle relative ai
            papi Clemente XI (108 monete), Clemente XII (253 monete), Benedetto XIV (373 monete) e
            Pio VI (223 monete). A queste, vanno aggiunti gli esemplari coniati durante le Sedi Vacanti
            nonché un piccolo nucleo di monete provenienti da altri Stati (Granducato di Toscana, Impero
            spagnolo, austriaco e germanico).
                 Non stupisce la presenza di monete provenienti da altri Stati, visto che per ovviare alla
            mancanza di monete in oro o in argento, lo Stato Pontificio consentiva all’interno del suo ter-
            ritorio la libera circolazione dei grandi nominali appartenenti a Stati esteri.
                 Destano invece curiosità, tra le monete pontificie della zecca di Roma in mostra, alcuni
            esemplari usati come medagliette devozionali (riconoscibili dal foro e dall’immagine sacra
            raffigurata nel rovescio) e alcuni grossetti di Ferrara ribattuti (monete rimesse in circolazio-
            ne con una vistosa punzonatura dovuta all’incremento del valore). Singolari anche le mo-
            nete relative alle Sedi Vacanti del 1689, 1740, 1758, 1769 e 1774-1775 (periodi di interregno
            tra la morte di un pontefice e l’elezione del successivo), quelle che celebrano importanti
            manifestazioni, come il Giubileo o l’apertura della Porta Santa e le monete coniate in occa-
            sione dell’incoronazione del nuovo pontefice, dette “del possesso” perché, con l’elezione, il
            nuovo pontefice prendeva possesso della Basilica del Laterano, sede del Vescovo di Roma,
            ovvero del successore di San Pietro.
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