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98 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia – CONTRIBUTI
sua evidente spiegazione nella frequentazione del luogo di ritrovamento, in un momento della fine del
II sec. a. C. Se tale frequentazione possa essere l’indizio della presenza di strutture ricettive e di una
vitalità abitativa in loco in quel periodo, potrà essere svelato solo da un’indagine capillare di tutta l’area.
Prima di analizzare il materiale che compone il tesoretto, va doverosamente sottolineata la
circostanza dell’integrità dello stesso recuperato, fortunatamente, in un’area esplorata tramite scavo
scientifico – situazione più unica che rara per questa categoria di materiale – e pertanto gli elementi
rinvenuti fotografano la situazione così com’era nell’antichità, permettendo di poter ragionare su
elementi sicuri.
Ricapitoliamo, nel seguente prospetto, gli esemplari del gruzzolo con relative datazioni (tab. 1):
taB. 1. Composizione del tesoretto di Ischitella.
Zecca Numero di Catalogo Datazione N. ess. %
Cales 1 265-240 a. C. 1 6,66
Neapolis 2-6 290-270 a. C. 5 33,33
Tarentum (campano -tarentine?) 7-9 281-228 a. C./272-235 a. C. 3 20
Romano - campane 10 269-266 a. C. 5 33,33
11 241-235 a. C.
12-14 Prima del 250 a. C./
225-212 a. C.
Roma 15 Dal 212 a. C. 1 6,66
Gruzzoli con presenza contemporanea di monete campano-tarentine e di romano-campane
sono rari, anche perché la quantità di materiale disponibile, relativa a queste due emissioni, non
è paragonabile a quella delle zecche con cui queste monete sono generalmente associate . Gli
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esemplari campano-tarentini presentano al diritto la testina femminile, caratteristica della zecca di
Neapolis ed al rovescio il cavaliere, elemento tipico della zecca tarentina, accompagnato dall’etnico
abbreviato TA o TAP. Queste monete probabilmente furono emesse a Tarentum per essere destinate
ai mercati della Campania e dell’Apulia settentrionale, come suggerisce anche il piede ponderale di
questi nummi, tipico della Campania, e la circostanza che essi non sembrano circolare nel territorio
di Tarentum .
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La loro tipologia è sostanzialmente fissa, dal momento che l’unica variazione registrabile è la
posizione della testina femminile al diritto, disposta a sinistra o a destra; mentre più articolata è la
presenza degli elementi di corredo e delle sigle, su entrambi i lati: grazie anche a questi elementi è
stato possibile agganciare tali emissioni a quelle ufficiali di Neapolis e Tarentum .
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La loro relativa abbondanza ne suggerisce una dislocazione cronologica non breve, anche
se, allo stato attuale, in mancanza di un lavoro sulla ricostruzione dei conî, non è possibile poter
ragionare su elementi di cronologia assoluta . Attraverso l’analisi dei tesoretti si evidenzia l’associa-
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zione di queste monete con esemplari di Neapolis, a sigla IΣ, precedenti al 260 a. C., e con monete
romano-campane a leggenda ROMANO, ROMA e con la serie dei quadrigati .
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Inoltre, è stato segnalato il parallelismo cronologico con esemplari tarentini dell’VIII periodo
dell’Evans, e di conseguenza sono stati proposti dei limiti cronologici fra il 272 ed il 235 a. C. . Più
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recentemente, altri hanno ampliato questi limiti al 281-228 a. C. 17
Le romano-campane, coniate da Roma, prima dell’introduzione del denario sono caratterizzate
da sette serie in argento di cui le prime quattro, a leggenda ROMANO, affiancate da una in bronzo,
quindi altre tre a leggenda ROMA. Esse sono coniate su un piede ponderale campano, tipico di
Neapolis, di grammi 7,28; piede che dovrebbe aver subìto dei cali graduali, riducendosi a grammi
7,21 nella seconda serie, 6,98 nella terza e 6,60 dalla quarta . Queste emissioni, didrammi e dracme,
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hanno un repertorio figurativo tipicamente greco, ma la leggenda è espressa nei caratteri romani .
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Il loro esordio va collocato, secondo alcuni, intorno al 300 a. C. , secondo altri al 285 a. C. L’ultima
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serie, definita “quadrigati”, è la più ampia e più frequentemente attestata e si ritiene che fosse già in
Monete roMano-caMpane e caMpano-tarantine in un tesoretto rinvenuto a ischitella G. Libero Mangieri

