Page 99 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia - CONTRIBUTI                                    99


         circolazione prima del 250 a. C., giacché alcuni di questi esemplari sono stati rinvenuti a Selinunte
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         prima che, in quella data, questa polis fosse devastata dai Cartaginesi .
              Dalla composizione dei tesoretti, contenenti questi nummi, si osserva che gli esemplari della
         prima serie sono associati a monete di Neapolis e Tarentum, mentre gruzzoli con presenza delle
         serie successive non sono associati a monete tarentine, ma a campano-tarentine. Inoltre tali ripo-
         stigli non si addensano in particolari aree, anche se è stata registrata una presenza più significativa
         in Italia Centrale , dove sembra che queste monete siano preferibilmente destinate, piuttosto che
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         verso i mercati magnogreci .
              Inoltre, le emissioni a leggenda ROMA si accompagnano preferibilmente a esemplari databili
         fra l’età pirrica e la prima punica, ad eccezione di quelli rinvenuti nel tesoretto di Catanzaro, il quale
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         va collocato in età annibalica . Va anche rilevato che la presenza di esemplari neapolitani è costan-
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         te per tutte e due le serie,  frequente risulta anche l’associazione con monete di Cales .
              Il tesoretto in esame conferma le indicazioni di cui sopra, relative alle associazioni delle cam-
         pano-tarentine e delle romano-campane, con la sola eccezione della presenza, di non poco conto,
         del sesterzio, su cui ritornerò fra poco.
              Considerando il relativo numero degli esemplari rinvenuti, il valore intrinseco del materiale
         non doveva essere molto alto , per cui  tale tesoretto può essere definito “di emergenza” .  Con
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         tale termine si fa riferimento ad un gruzzolo di monete occultato in presenza di una situazione di
         incombente pericolo,  e non più recuperato.  In genere, il materiale presente nell’occultamento che
         ha una sua coerenza di circolazione e di cronologia, rifletteva il circolante nell’area, in quel preciso
         momento, e che era considerato di maggior valore dal suo possessore.
              Se, attraverso la successiva ricerca archeologica, si dovesse comprendere che la struttura dove
         è stato sotterrato il vasetto col gruzzolo, fosse di pertinenza di un’area cultuale, il nostro nucleo
         potrebbe essere definito tesoretto votivo anche se le caratteristiche di tali ripostigli, non presenti in
         quello in esame, sono l’eterogeneità ed una mancanza di coerenza di circolazione e di cronologia,
         tipiche di esemplari destinati al consapevole abbandono.
              Sebbene il tesoretto sia stato occultato in un recipiente che, teoricamente, avrebbe dovuto
         e potuto conservarlo in maniera adeguata, tuttavia dall’immagine del recupero (Foto VI), appare
         evidente che la brocchetta è stata frantumata, probabilmente, già al momento del seppellimento o
         poco dopo, per cui le monete sono venute a diretto contatto col terreno. Tale circostanza ha certa-
         mente influito sulle loro condizioni di conservazione, anche se alcuni esemplari di Neapolis  (nn.
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         3, 4 e 6) sembrano averne risentito di più, ed il sesterzio, fra tutti i nummi, è quello più usurato. Va
         comunque segnalato che le evidenti tracce di consunzione riguardano solo il rovescio, di cui parte
         del tipo non è più visibile, mentre le condizioni del diritto sembrano in linea con quelle degli altri
         esemplari. Pertanto, più che a una prolungata circolazione, ritengo che la causa di tale stato sia da
         attribuire alle dimensioni e allo spessore ridotti – essendo il sesterzio il nominale più piccolo pre-
         sente nel tesoretto –, condizioni che hanno reso questa piccola moneta più permeabile all’azione
         corrosiva del terreno e del tempo, che ha aggredito in modo più specifico un lato dello stesso.
              La presenza di questo nummo in associazione con romano-campane e campano-tarentine è
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         unica e pertanto di grande interesse , perché  la sua datazione  è collegata all’introduzione del
         denario che, com’è noto, è una vexata quaestio. Infatti, su quest’argomento sono state avanzate tre
         distinte ipotesi, separate, agli estremi, da un arco cronologico di 82 anni. La data bassa, il 187 a. C. ,
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         attualmente ha poco seguito, mentre il dibattito è ancora aperto fra coloro che propendono per la
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         tradizionale datazione del 269 a. C., indicata da Plinio , e quanti invece optano per la seconda guer-
         ra punica, in un momento di poco precedente il 211 a. C.  , o il pieno 212 , o più recentemente,
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         fra la  fine del 215 e gli  inizi del 214 a. C. 35
              Una datazione alta per l’introduzione del denario e di conseguenza per la collocazione del
         sesterzio, indicherebbe un data di seppellimento del tesoretto fra il 240 ed il 235 a. C., in base alle
         indicazioni cronologiche degli esemplari  di Cales e dei campano-tarentini. Poiché il sesterzio in
         esame, nella ricostruzione realizzata da Crawford, dovrebbe essere fra i primi esemplari del nuovo
         sistema emessi dalla zecca di Roma ,  si dovrebbe ragionevolmente supporre che lo stesso abbia
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         circolato per un periodo di almeno 30 anni, fino al momento dell’occultamento.  Ma in questo caso
         sarebbe stato lecito attendersi una presenza più significativa di moneta prettamente romana, magari
         anche di denari.


         Monete roMano-caMpane e caMpano-tarantine in un tesoretto rinvenuto a ischitella    G. Libero Mangieri
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