Page 121 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                            119



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            dissertations tirées de l’Academie de Belles lettres corredate da disegni di monete . Completò
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            infine la descrizione delle monete di Imperatori Romani  (tav. VII) e di quelle di Famiglie
            (romane)  (tavv. VIII-IX) conservate in Museo (quando ne era ancora soltanto l’Aiutante) tra
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            il 1782 e il 1783. La sua opera di redazione e di studio non si esaurisce ovviamente qui, anno-
            vera pure gli scavi di Veleia, gli Atti dell’Accademia di Pittura e del Museo ed un gran numero
            di lettere, annotazioni varie conservate in Archivio.
                  Nel primo manoscritto ricordato più sopra le monete sono suddivise secondo la dimen-
            sione (prima forma, seconda forma...), elencando prima le emissioni latine seguite da quelle
            greche coloniali. Di tutte viene fatta una descrizione del dritto e del rovescio con l’indicazione
            del grado di rarità (mancano invece le indicazioni di diametro e peso).
                  Il secondo manoscritto è sostanzialmente costituito dall’elenco delle monete di Fami-
            glie romane divise per metallo. Sono riportate quelle d’argento (Denarii) in ordine alfabe-
            tico, dalla Gens Aburia alla Volteia. Seguono le monete di rame dalla Famiglia Abutia alla
            Vipsania.
                  Chiudono l’elenco le monete Imperiali d’argento e d’oro da Giulio Cesare a Michele
            Ducas (1071-1078).
                  L’Inventario del 1807  raccoglie una sintesi di quanto fino a quel momento si trova
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            all’interno del Museo Ducale. Una sezione di esso particolarmente organica e circostanziata
            riguarda il Medagliere ed è denominata “Numorum omnium in Museo Parmensi adservato-
            rum indices, et repertorium”. I capitoli (indici) della prima parte sono dieci, divisi in base
            all’autorità emittente. Alla fine della sezione I, è indicata la “summa” cui ammontano fino a
            questo momento le monete del Museo (14.256 pezzi). Seguono di nuovo i dieci capitoli in cui
            le monete sono distinte per metallo e numero di esemplari.
                  Nel 1822, infaticabile, de Lama riprende ad elaborare con ulteriori suddivisioni e pre-
            cisione un “Repertorio numismatico” del Museo  redatto in tredici capitoli secondo i criteri
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            adottati nel già ricordato “Inventario”. Alle indicazioni precedenti aggiunge le “monete più
            antiche  dei  Romani  e  delle  regioni  confinanti”  (cap.  III), “monete  arabe,  egiziane,  ecc.”
            (cap. VIII) che non erano evidentemente ancora entrate nella raccolta nel 1807, ed infine
            comprende in un unico capitolo le “monete di uomini e donne illustri” (cap. XI), cioè meda-
            glie commemorative che prima comparivano assieme a Re e Principi di epoca contempora-
            nea. Nelle colonne in cui tale “Repertorio” è diviso sono inserite, eccezionalmente, le indica-
            zioni relative ai nominali: denario, quinario, sesterzio..., il metallo, la misura (per esempio
            Ae M, cioè “aenea maxima forma”, Ae 1, 2, 3, 4 ad indicare “bronzi di prima, seconda, terza,
            quarta forma”). Segue poi l’indicazione della “capsula”, cioè del cassetto, in cui le singole
            monete sono conservate. Tali indicazioni risulterebbero utilissime per individuare la presen-
            za dei pezzi a questa data, se non fosse che solo una minima parte del manoscritto è stata
            compilata: ognuno dei tredici capitoli è stato iniziato, ma le voci inserite sono scarsissime
            ed incomplete.
                  Ma la cura di de Lama non si esaurisce nel compilare, come abbiamo visto, repertori ed
            elenchi di tutto quanto va formando il Medagliere e le collezioni dell’intero “Stabilimento” e
            nel ricercare incessantemente nuovi apporti per arricchirlo. I suoi interessi e competenze lo
            portano come già detto ad occuparsi di Veleia, dell’epigrafia e della pittura, ad intrattenere
            rapporti con studiosi e rappresentanti della cultura locale e non solo.


            I Diari e l’esperienza del “Grand tour”

                  Tra il 1791 e il 1794 de Lama compie l’esperienza di un lungo viaggio in Italia . Le testi-
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            monianze dei suoi scritti rappresentano un momento di grande suggestione per il lettore poi-
            chè permettono di vedere con gli occhi di un viaggiatore dell’epoca i tesori d’arte conservati
            nei palazzi delle principali città italiane, di provare emozione per le nuove scoperte archeolo-
            giche, di partecipare alle discussioni erudite di antiquari. Ma non solo: i Diari descrivono le
            bellezze del paesaggio attraversato e ci ricordano i disagi e le disavventure di chi a quel tem-
            po intraprendeva un viaggio, raccolgono lettere ed impressioni su luoghi visitati e sugli in-
            contri fatti con studiosi del tempo. De Lama visita le mete predilette del “Grand tour” (fig. 1):
            Bologna, Firenze, Roma, Napoli, le “da non molto dissepolte città di Pompei, Pesto Ercolano



            PIETRO DE LAMA (1799-1825)                                                         M.C. Burani
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