Page 46 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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44 Biblioteca Casanatense – Il Museo Svelato
tournefortiano tramite la sequenza di cinquecento immagini, talvolta in controparte,
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sottotitolate con le caratteristiche tassonomiche in latino, spesso anche in italiano e in
francese, e distribuite in cinque tomi di cui solo il primo con frontespizio (ms. 4459-4463).
Tra le belle e raffinate edizioni probabilmente acquistate in quel periodo dalla Casana-
tense , è d’uopo citare l’Hortus Romanus – pubblicato a Roma a spese degli editori e librai
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francesi Jean Bouchard & Jean Joseph Gravier tra il 1772 ed il 1793 in otto tomi di grande
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formato ed elaborato, sotto la direzione del già citato Sabbati, dapprima da Giorgio Bonelli
e poi da Niccolò Martelli , secondo la classificazione del Tournefort – in quanto i disegni ori-
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ginali delle tavole che corredano i primi cinque volumi, di cui è autore Cesare Ubertini, sono
contenuti nell’Hortus Romanus manoscritto della Casanatense. La preziosità scientifica ed
artistica dell’Hortus a stampa è testimoniata dall’interesse suscitato in Victor Durand, agente
della Société Typographique de Neuchâtel, che non avendolo potuto acquistare, probabil-
mente perché troppo costoso, ne auspicava l’acquisizione dall’editore Bouchard & Gravier in
cambio di altre pubblicazioni (tav. XII).
La passione di p. Audiffredi per il collezionismo, che d’altro canto aveva animato un po’
tutti i prefetti della Casanatense (tav. XIII; XIV-XV), aveva dato luogo ad un piccolo museo
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di cui troviamo notizia nelle Memorie istoriche… di p. Masetti, comprendente reperti arche-
ologici e lapidei, strumenti scientifici, «oggetti di numismatica, di fossili, di pietre dure ed
altri di storia naturale» . Tra i reperti che ancora oggi possono essere ammirati nella nostra
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Biblioteca e che, considerata la loro importanza storico-artistica e demoetnoantropologica,
sono stati iscritti fra i beni immobili, sono da citare i trentotto ‘coccetti’ (testine e lucerne in
terracotta, due coppe etrusche, un boccale tipo bucchero, etc.) una piccola lastra di pietra
paesina, le cui venature evocano un ‘paesaggio’ circondato da alti picchi, su cui sono state
dipinte fiabesche architetture, con la scritta sul verso: ex dono Audiffredi e gli 875 calchi di
zolfo da antiche pietre incise (marmo, cristallo di rocca, corniola, eliotropio, agata, ametista).
Di finissima e pregevole fattura sono esemplificativi dell’uso dello zolfo, invece del gesso o
della cera, «per cavar bellissime impronte». Tutti gli esemplari sono fissati uno per uno su
quindici piani di legno impilabili a formare una cassetta. La collezione giunse in Casanaten-
se insieme al Catalogo di vendita che, pubblicato nel 1768 a cura dell’antiquario Giovanni
Battista Visconti (Vernazza 1722-Roma 1784), prefetto delle antichità di Roma, informava gli
eventuali acquirenti che «Les susdit souffres avec d’autres antiquites... se vendent a Rome par
Gerome Gironi demeurant au Cours dans une bouttique vis a vis le palais de S.E. le prince
de Fiano» (ms. Cas. 469/2) .
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Si deve invece allo spiccato interesse dell’Audiffredi per gli studi matematici, in par-
ticolare per la «nobilissima» astronomia, l’acquisto, nel 1770, sempre a sue spese, di alcuni
‘istrumenti matemateci’ che ancora oggi sono gelosamente conservati in Casanatense: com-
passi di varia foggia e, in ottone, una piccola meridiana da tavolo, un quadrante, uno stru-
mento a forma di spadino per la misurazione dell’altezza del sole sull’orizzonte e altri usi,
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un magnete . Concludono questo breve excursus, fra i materiali presenti nel piccolo museo,
i reperti di storia naturale giunti fino a noi: un corno di rinoceronte, una zampa d’alce, un
guscio di tartaruga inciso, una serie di piccole conchiglie ritrovate nei cassettini di un anti-
co secrétaire, cui mi piace aggiungere le quattro piccole tempere su cartoncino raffiguranti
coloratissimi esemplari di conchiglie (murex, conus, cypraea, argonauta, nautilus) (tav.
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XIII).
Ma ‘le trésor’ del piccolo museo era la splendida collezione di medaglie e monete
(fig. 2) tra le quali spiccava per particolare pregio la moneta d’oro di Gneo Domizio Eno-
barbo, descritta dallo stesso Audiffredi in appendice alla sua opera Transitus Veneris ante
Solem observati apud PP. S. Mariae super Minervam VI Junii MDCCLXI. Expositio historico-
astronomica. Accedit descriptio aurei nummi Cn. Domitii Ahenobarbi (Roma, 1762). Si ha
notizia, inoltre, di altri preziosi reperti numismatici la cui vendita fu di grande aiuto nei mo-
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menti di difficoltà economica: «In tali ristrettezze il P. Magno onde tirare avanti alla meglio,
s’indusse con grandissimo rincrescimento a vendere alcune medaglie d’oro, che erano nel
piccolo Museo, ottenutane prima licenza da Mons. Di Pietro, che in questo infelicissimo anno
1799 era Delegato Apostolico in Roma» . Adeguato contenitore (tav. XVI-XVII) era un piccolo
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gioiello dell’ebanisteria del Settecento, su cui p. Audiffredi aveva fatto apporre l’iscrizione, in
La BiBLioteca casanatense e iL suo museo sveLato A.A. Cavarra
Libro PNS 15.indb 44 03/03/21 18:20

