Page 217 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.1-2013
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Soprintendenza per i beni archeologici e culturali dell’Abruzzo – Vetrine e itinerari             217


              Al tempo degli Angioini, infatti, l’antico percorso che almeno dall’età arcaica collegava diretta-
         mente le aree centrali della penisola con quelle meridionali attraverso le valli intramontane appen-
         niniche fu ripreso e trasformato nella “Via degli Abruzzi” che, mettendo in comunicazione i centri di
         L’Aquila, Sulmona e Castel di Sangro con le grandi capitali dell’epoca (Napoli e Firenze), determinò
         un importante fattore di crescita grazie alla commercializzazione di prodotti lavorati localmente:
         in primo luogo bisogna naturalmente citare l’industria tessile della lana, di antichissima tradizione;
         accanto a questa va ricordata anche quella della seta, prodotta non in grandi quantità a Sulmona
         ma assai apprezzata dal mercato fiorentino. Nella stessa zona si sviluppò quindi il commercio del-
         lo zafferano, introdotto in Abruzzo dall’inizio del Trecento, della carta, delle pelli, della ceramica
         e delle oreficerie, che raggiunsero livelli qualitativi notevoli come dimostra l’attività di Nicola da
         Guardiagrele, la cui arte si forgiò appunto alla scuola dei maestri sulmonesi sullo scorcio del secolo.
              La floridezza economica si riverberò naturalmente anche sull’aspetto esteriore delle città, che si
         dotarono di architetture monumentali e di opere d’arte: risalgono proprio a quest’epoca, per esem-
         pio, le grandi chiese de L’Aquila e molti di quegli edifici che ne fecero la seconda città del Regno
         di Napoli.
              Nei vivaci flussi di scambi che ebbero luogo possiamo ben immaginare che Venezia, nel frat-
         tempo regina dell’Adriatico e protagonista di una politica di espansione anche sulla terraferma, non
         sia rimasta al margine. E forse non è un caso che l’ignoto proprietario del tesoro esposto vella V
         11 risiedesse a breve distanza dalla costa, in prossimità della foce di uno di quei fiumi che, su un
         litorale così povero di porti naturali, fornivano almeno degli approdi sicuri. Certo l’ipotesi che si
         trattasse di un mercante è abbastanza plausibile, oltre che intrigante, e comunque illustra in manie-
         ra esemplare la molteplicità delle chiavi di lettura offerte dalla moneta, il cui valore fondamentale
         consiste per gli archeologi appunto nella possibilità di restituire uno spaccato di storia economica,
         e magari di raccontare un frammento di storia umana.




                                                                                            amalia FauStoFerri










































         Sala I. RIpoStIglI dal teRRItoRIo abRuzzeSe                                              A. Faustoferri
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