Page 237 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei – VETRINE E ITINERARI 237
Vetrina 3. La Collezione Santangelo
La più grande raccolta privata napoletana della prima metà dell’Ottocento, iniziata dal marche
se Francesco Santangelo (1754-1836), giureconsulto, uomo politico e collezionista d’arte, fu note
volmente accresciuta dal figlio Nicola (1786-1851), che dal 1812 ricoprì la carica di Intendente in
gran parte delle province del Regno e dal 1831 al 1847 divenne Ministro degli Affari Interni sotto
Ferdinando II, coadiuvato dal fratello Michele (1796-1876), cultore di numismatica che dal 1847
divenne unico proprietario delle raccolte di antichità della famiglia: circa 1400 vasi cosiddetti italo-
greci oltre 42000 monete, circa 350 quadri di varie epoche, terrecotte, bronzi, vetri, stampe e libri
antichi (figg. 1-4).
Di
Fig. 1 – muSEo archEologico nazionalE naPoli, Collezione Santangelo: kylix attica a figure rosse (Stg.269). © SSBANP.
La collezione d’antichità, un vero e proprio museo privato, era conservata nel palazzo di
famiglia, l’antica dimora napoletana costruita nel 1466 da Diomede Carafa, conte di Maddaloni, e
acquistata nel 1813 da Francesco Santangelo; nella stanza del medagliere, ubicata tra la quadreria e
il gabinetto delle stampe, le monete, ordinate cronologicamente, erano riposte in eleganti armadi
monetieri, successivamente donati al Museo di Napoli (figg. 5, 10).
Le guide e le pubblicazioni dell’epoca sottolineavano già l’importanza della collezione numi
smatica dei Santangelo, una delle più note e apprezzate del Regno di Napoli (figg. 6-9). Gli scavi
privati condotti dalla famiglia in molte province dell’Italia meridionale contribuirono ad arricchire
notevolmente la raccolta che si incrementò attingendo alla grande corrente del mercato antiquario
e grazie ai doni e agli scambi molto frequenti tra i collezionisti.
Nel 1864 Michele Santangelo, che tanto si era impegnato per accrescere il patrimonio di fa
miglia, per sopraggiunte difficoltà economiche, si trovò nelle condizioni di dover vendere le col
lezioni. Determinante fu l’intervento dell’allora direttore del Museo di Napoli, Giuseppe Fiorelli,
che, nonostante fosse già stato stipulato un contratto con gli antiquari parigini Rollin e Feuardent,
si adoperò affinché le collezioni venissero acquistate dal Municipio di Napoli per 215.000 lire, evi-
Sala ii. collEzioni STorichE DEl muSEo archEologico nazionalE naPoli Tra ‘500 E ‘800 T. Giove
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