Page 11 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.2-2018
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L’ARCHEOLOGIA E LA NUMISMATICA
                             NELLE RACCOLTE DELLA BIBLIOTECA PALATINA,

                             DA PAOLO MARIA PACIAUDI AD ANGELO PEZZANA





                  Il 18 luglio 1761 Paolo Maria Paciaudi scrive da Roma al conte Caylus dell’intenzione del
            governo parmense, e in particolare del ministro Du Tillot, di istituire una biblioteca pubblica
            e di affidarne a Paciaudi stesso la guida, in qualità di bibliotecario. Il 1° di Agosto dell’anno
            1761, a Colorno, viene dato il decreto  con il quale Filippo gli concede “il titolo, impiego, ono-
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            ri, e preminenze di Regio Bibliotecario Nostro, e Regio Antiquario del Nostro Museo, con un
            alloggio vicino al luogo dove sarà la nostra libreria, con il soldo mensuale di mille sessanta
            due lire, e dieci soldi moneta corrente”. Decreto che precede, evidentemente, l’accettazione
            da parte di Paciaudi, se ancora il 29 agosto il teatino scriveva a Caylus comunicandogli la
            sua intenzione di seguirne il consiglio di andare a Parma, nonostante l’esitazione a lasciare
            Roma, ma soltanto nella primavera successiva, per non cambiare il clima temperato romano
            con il freddo parmigiano . Sappiamo che il Duca e il Ministro fecero decorrere la retribuzione
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            del Bibliotecario dal 18 ottobre 1761 , mentre Paciaudi si accingeva, con il loro permesso, a
            recarsi a Parigi. La Patente del 15 dicembre 1761, pertanto, conferma la nomina già in essere
            del padre teatino ad Antiquario e Bibliotecario, “affinché sotto la di lui direzione, custodia
            e vigilanza siano regolate le antichità e libri che nelle officine perciò destinate saranno in-
            trodotti” (tav. I). Va rilevato, dunque, come tra i diversi istituti culturali che nascono a Parma
            nella seconda metà del Settecento sotto il ducato di don Filippo di Borbone, a partire dal
            momento della fondazione e per un certo periodo di tempo, un legame particolare unisca la
            Biblioteca stessa e il Museo di Antichità. Come noto, il trasferimento a Napoli delle collezioni
            ducali conseguente alla nomina di Carlo di Borbone a re di Napoli aveva privato la Corte e la
            città di Parma della quadreria, della biblioteca e della preziosa raccolta numismatica dei Far-
            nese. Il Paciaudi, storico, erudito, antiquario ormai di fama, risulta dunque la persona adatta
            per restituire prestigio culturale al Ducato e mettere in atto la volontà politica di don Filippo,
            nonché l’ambizioso e illuminato progetto del suo primo ministro Guillaume Du Tillot. Tanto
            più che Paciaudi incarna, almeno in parte, una pluralità di competenze: con un atteggiamento
            che bisogna ricordare comune, all’epoca, a tanti giovani dediti agli studi umanistici, anche il
            teatino mostra un interesse precoce per l’archeologia, sfociato poi nella pubblicazione di di-
            versi volumi, che spaziano — espressione tipica dell’erudizione settecentesca — dall’epigrafia
            alla piccola bronzistica, alle monete, alla topografia e all’urbanistica. Tra le tante opere redatte
            sia nel periodo giovanile (1740-1750), sia nel successivo soggiorno romano in qualità di pro-
            curatore generale dei Teatini (1750-1761), giova qui menzionare la prima, Delle antichità di
            Ripatransona, o sia dell’antica Cupra, 1741 — che di quel territorio illustra vari rinvenimenti
            quali iscrizioni, monete, oggetti votivi e bracciali di bronzo —, e quella propriamente dedicata
            all’analisi di monete antiche, a partire da un pezzo coniato nell’epoca di Marco Antonio: Ad
            nummos consulares III viri Marci Antonii animadversiones philologicae. Accedit explicatio
            tabulae Peloponnensis, Roma 1757.
                  Arrivato a Parma da Parigi nell’ottobre del 1762, e dopo l’inutile tentativo di acquisire
            grandi biblioteche già formate — la Passionei e la Pertusati — Paciaudi comincia dunque a
            costituire ex novo la Biblioteca parmense, attraverso selezioni accurate tanto sul mercato an-
            tiquario quanto sul mercato editoriale corrente. Dopo diverse e molteplici ipotesi costruttive
            e di allestimento , la Biblioteca, con due anni di ritardo, è inaugurata da don Ferdinando di
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            L’ARChEOLOGIA E LA NUMISMATICA                                         G.M. De Rubeis, A. Mutti
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