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Notiziario PNS n. 12/2018 – ATTI INCONTRO DI STUDIO                                          25



            via Verdi (tav. I), venne predisposto dal Prof. Giovan Battista Bianchi, su incarico di Carlo
            Emanuele III, un progetto, datato 2 aprile 1739. Il progetto doveva trovare posto a una “Ca-
            mera di Curiosità, ossia di Comune Galleria”, in cui conservare “Simolacri, ed Impronti, cioè
            Statue, Idoli, Amuleti, Voti degli Antichi, e Medaglie, Monete, Camei, Talismani, Sigilli, Divi-
            se” e, negli elenchi dei manufatti allegati, menziona “n. 538 medaglie di metallo di differenti
            forme e grandezza” . Nel 1746 fu dato incarico al padovano Giuseppe Bartoli, professore di
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            eloquenza italiana e lettere greche, di curare l’ordinamento e l’esposizione delle collezioni,
            alcune acquistate dalla stessa Università e altre donate direttamente dal Re, fra cui “alcune
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            centinaia di medaglie d’oro e d’argento, molte migliaia di bronzo” .
                  Sono probabilmente queste le poche centinaia di monete ricordate, più di un secolo
            dopo, da Fabretti: è però evidente che la collezione numismatica del Museo dovesse anno-
            verare ben maggiori unità se, oltre alle generiche testimonianze archivistiche, già la Guida
            de’ forestieri per la Real Città di Torino del Craveri, nel 1753, menziona più di 30000 monete
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            “in oro argento e in metallo”  e pochi anni dopo De Lalande, confermandone il numero,
            sottolinea la varietà e la ricchezza della collezione sabauda, destinata a crescere di giorno in
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            giorno . Inoltre Gibbon, nel suo diario del viaggio tra Ginevra e Roma, nella visita al Museo
            torinese il 5 maggio 1764, ricordando l’incontro con Bartoli, conservatore del “nuovo” Museo,
            menziona proprio il Medagliere del Re, “ricco di pezzi soprattutto piccoli e medi”, di cui tut-
            tavia non sono ancora esposti e schedati molti pezzi, racchiusi in “sacchi e cassetti pieni” .
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                  Le commissioni reali all’ebanista Pietro Piffetti tra il 1737 e il 1763 non consentono di ri-
            conoscere con sicurezza degli armadi destinati ai medaglieri: uno è forse l’armadio-medaglie-
            re intarsiato conservato nella camera del re della Palazzina di Caccia di Stupinigi, mentre altri
            “coffani” citati negli inventari di Palazzo Reale sono forse da individuarsi nei due medaglieri
            coll’ossatura in noce commissionati nel 1739 e da interpretarsi come contenitori temporanei
            per il trasporto, dato il basso costo della lavorazione. Un bellissimo mobile intarsiato, di cui
            si conserva la parte superiore ospitante 60 cassetti, ciascuno con 24 caselle per contenere
            almeno 1440 monete, più ripiani e scomparti laterali e superiori, oggi conservato nei corridoi
            di Palazzo Chiablese (tav. II), doveva presumibilmente ospitare 196 aurei, 130 monete d’ar-
            gento e 400 in bronzo giunte al museo nel 1752 dal sito romano di Industria (Monteu da Po),
            i cui scavi condotti per volontà del sovrano erano iniziati nel 1745: lo confermano le scritte a
            inchiostro “IND” a lato delle vaschette (fig. 1) .
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                  Senza entrare in questa sede nel dettaglio sulle sorti e trasformazioni del Monetiere nel
            XVIII secolo, si può tuttavia ricordare come, indipendentemente dalle dispersioni e spostamen-
            ti che gli occorsero nel corso del tempo, una nuova spinta in termini di incremento si ebbe
            nella metà del XIX secolo. Infatti, già nel primo decennio di “amministrazione Fabretti” alcune
            importanti operazioni erano state fatte: basti ricordare la collezione di denarii in argento del
            dott. Rossi di Tivoli, il recupero di un ripostiglio nelle Marche ad opera del Regio Ministero del-
            la Pubblica Istruzione, gli acquisti presso gli antiquari Rollin e Feuardent di Parigi, Sambon di
            Napoli, Foa di Torino . L’individuazione di tali nuclei collezionistici, di cui si è persa memoria
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            identificativa nel corso dei decenni, è attualmente in corso, insieme a un riscontro fotografico
            e a una campagna catalografica . Per quanto riguarda lo stato di conservazione attuale, il Mo-
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            netiere risulta parzialmente esposto nella sezione Archeologia a Torino (dove risulta una sele-
            zione diacronica del nucleo collezionistico sabaudo) e, per alcuni tesoretti e ripostigli di prove-
            nienza piemontese, nel Padiglione Territorio dedicato all’archeologia della regione (figg. 2-3),
            mentre larga parte delle collezioni sono conservate nel caveau blindato del Museo di Antichità.


            b) Il Medagliere Reale
                  Il Medagliere Reale consta invece di circa 31000 pezzi (28601 monete, più 3700, in pre-
            valenza medaglie e sigilli) e racchiude essenzialmente la collezione di Carlo Alberto (1830-
            1849), più alcuni acquisti successivi, prevalentemente ad opera del Direttore Promis . La
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            raccolta di monete che il re di Sardegna Carlo Alberto Savoia-Carignano volle formare tra il
            1832 e il 1849 è, infatti, la più antica e completa testimonianza materiale del collezionismo
            numismatico sabaudo giunta intatta sino a noi. Anche se da un punto di vista quantitativo non
            raggiunge i numeri delle grandi raccolte numismatiche europee, resta comunque un esempio
            pressoché intatto di collezionismo numismatico del primo Ottocento .
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            le colleZioni numiSmatiche dei muSei reali                                            E. Panero
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