Page 23 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 12-2018
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CONSERVARE E VALORIZZARE:
L’ESPERIENZA DELLE COLLEZIONI NUMISMATICHE
DEI MUSEI REALI DI TORINO
Parlare della Collezione numismatica dei Musei Reali significa affrontare un patrimonio
numismatico di quasi 60000 elementi, tra monete antiche e moderne, medaglie e anche sigilli,
contando esclusivamente la collezione “storica”, patrimonio che si amplia se si considerano
anche i materiali provenienti dagli scavi archeologici stratigrafici effettuati dalla Soprinten-
denza negli ultimi quarant’anni.
Com’è noto, il patrimonio dei Musei Reali, costituitisi come museo autonomo dello Sta-
to nel 2015, vede la riunione di due grandi medaglieri torinesi con storia, genesi, struttura e
organizzazione diverse .
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1. Le collezioni numismatiche dei Musei Reali di Torino
a) Il Monetiere del Museo di Antichità
Il Monetiere del Museo di Antichità comprende oltre 26000 monete, suddivise tra la c.d.
“Collezione Storica” e le numerose acquisizioni successive provenienti dal territorio distin-
guibili in “ripostigli” (oltre 6000 pezzi) e “monete dal territorio”. I materiali provengono da
donazioni o raccolte soprattutto di collezionisti ottocenteschi, da sequestri e dai ritrovamenti
archeologici sul territorio operati dall’ex Soprintendenza Archeologica, tanto più importanti
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perché collegati a precisi contesti di rinvenimento e scientificamente documentati .
Per quanto riguarda la sua formazione, pur possedendo alcuni documenti archivistici
che tuttavia non sempre descrivono con precisione le monete acquisite o sul mercato antiqua-
rio o da ritrovamenti sul territorio piemontese, non risulta sempre agevole ricostruire i nuclei
più antichi; a ciò si aggiungono spostamenti e dispersioni spesso non troppo documentati.
Della ricca serie di monete greche, romane e bizantine esistenti alla costituzione del Regio
Museo dell’Università di Torino, infatti, solo una parte era probabilmente preesistente al 1858,
anno in cui Ariodante Fabretti prese in carico la direzione di questo Medagliere all’interno
dell’allora Regio Museo di Antichità. Nel suo scritto sulle monete consolari del 1876, egli
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ricorda, infatti, come di tale gruppo, alla data del suo insediamento il Museo, ne possedesse
unicamente 550, mentre dopo pochi anni di sua amministrazione avesse superato le 5000,
soprattutto grazie al lascito della collezione Lavy, ceduta dall’Accademia delle Scienze all’Uni-
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versità e passata al Museo nel 1866 .
In verità, pur non conoscendo con precisione dinamiche puntuali e formazione della
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raccolta sabauda, già il trattato di Hubert Goltz del 1563 menziona, al tempo di Emanuele
Filiberto I di Savoia e sua moglie Margherita di Valois, la presenza di due consistenti meda-
glieri di cui tuttavia non conosciamo i modi di formazione, né l’esatta consistenza, né le sorti .
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Doni privati incrementarono con regolarità la collezione sabauda, come il gruppo di
monete donate nel 1740 al re Carlo Emanuele III da Carlo Amedeo Battista di San Martino
d’Agliè, detto Marchese di Rivarolo. Questi, collezionista di monete e medaglie anch’egli,
lamentava tuttavia l’assenza di un uomo “assèz habile”, che fosse in grado di organizzare in
maniera ordinata il “Museo” del Re. Forse proprio in ragione di questa esigenza, collegata nel
contempo alla nascita del Museo dell’Università, che a partire dal 1724 con la raccolta delle
iscrizioni antiche si andava formando in quegli anni nel cortile dell’Università di Torino, in
le colleZioni numiSmatiche dei muSei reali E. Panero

