Page 19 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 12-2018
P. 19
Notiziario PNS n. 12/2018 – ATTI INCONTRO DI STUDIO 19
Con l’Unità d’Italia, la storia di questa collezione si intreccia con quella della collezione
privata di Sua Maestà, che segue il sovrano da Torino a Roma e che costituisce un capitolo si-
gnificativo delle passioni del primo re d’Italia. Ma è forse più importante ricordare che i primi
anni dell’unità d’Italia coincidono con la nascita, a Torino, di un’altra collezione numismatica
pubblica, il Medagliere Civico, che ha come nucleo di partenza le monete sabaude e quelle
pervenute dalla Zecca di Torino, e cresciuto con l’acquisizione di importanti nuclei privati gra-
6
zie all’attivismo instancabile di un grande direttore di museo, Vittorio Viale . È proprio Viale
a promuovere, nel 1933, un primo tentativo di riunione delle raccolte numismatiche torinesi,
attuato di fatto solo nel 1956, quando il Consiglio Comunale di Torino approva in via definitiva
la convenzione con gli uffici dello Stato per la costituzione del nuovo Medagliere delle Raccolte
Numismatiche Torinesi, convenzione ratificata dal Ministero nel 1958. Al Museo Civico conflui-
scono le raccolte appartenenti al Museo di Antichità e quelle ex-Dotazione Corona del Meda-
gliere Reale: un patrimonio allora stimato in 70.000 esemplari. Le clausole del contratto, sotto-
scritto dai soprintendenti Carlo Carducci e Noemi Gabrielli, prevedevano un deposito a cadenza
ventennale a fronte dell’impegno, assunto dal Comune, di dotare l’organico del Museo Civico
di un conservatore specializzato e di attuare una politica di regolare presentazione al pubblico.
La prima importante mostra ha luogo a Palazzo Madama nel 1964 (fig. 1), e in quella occasione
Viale pensa al Medagliere come a un «organismo vivo e dinamico, che oltre a provvedere alla
cura ed all’incremento delle raccolte, rappresenti il centro propulsore della rinascita fra noi di
quegli studi numismatici che nel secolo scorso diedero nome a Torino» . Prendevano intanto for-
7
ma i progetti di esposizione permanente, approdati nel 1989 alla costituzione del nuovo Museo
Civico di Numismatica, Etnografia e Arti Orientali, affidato dapprima alla cura di Anna Serena
Fava e successivamente a quella di Serafina Pennestrì. Le nuove sale espositive, appositamente
attrezzate, hanno rappresentato l’unico tentativo moderno di stabile valorizzazione delle colle-
8
zioni numismatiche torinesi , ma si è trattato, purtroppo, di una parentesi breve (fig. 2).
Nel 1996 le Soprintendenze richiamano i depositi numismatici concessi negli anni Cin-
quanta al Comune. L’esistenza di un nuovo Museo di Antichità, il riordino delle collezioni reali
e la nuova sensibilità per la storia del collezionismo premevano per il recupero dell’integrità
degli assetti storici originari. Comincia così la “lunga marcia” delle restituzioni, accompagna-
ta da nuovi censimenti e riscontri inventariali. A lavori conclusi, nel 2000, le sale del Museo
vengono chiuse al pubblico, e questo segna la fine di ogni vero programma di valorizzazione
delle raccolte .
9
Molti inventari sono stati riscontrati, molte catalogazioni sono state iniziate, molte pa-
role sono state scritte, molti progetti sono stati formulati, ma i cassetti e i forzieri rimangono
chiusi, salvo le apparizioni sporadiche di qualche pezzo o di qualche piccola serie dalle pa-
gine di un catalogo di mostra.
È una lunga storia di speranze e di fallimenti su cui occorrerebbe portare l’attenzione
e fare un severo esame di coscienza. Quali sono i pregiudizi che impediscono lo sviluppo di
progetti di compiuta accessibilità per queste collezioni? Quali azioni sarebbe necessario in-
traprendere per far emergere i medaglieri dall’oblio? A quali bisogni delle comunità di ricerca
e del pubblico si potrebbe fare appello per attingere alle risorse necessarie per la cataloga-
zione, il restauro e la restituzione sociale di questi immensi archivi di storia e di immagini?
Credo che una possibile risposta risieda nella natura ambigua dei manufatti. Per molti
secoli si è guardato alle collezioni numismatiche come uno strumento necessario alla rico-
struzione storica, almeno fino a quando i nuovi assetti delle discipline umanistiche e la siste-
matica esplorazione delle fonti scritte ne hanno drasticamente ridimensionato e confinato il
10
ruolo . Le collezioni numismatiche sono infatti, e forse soprattutto, immagini, che richiedono
di essere decodificate anche con gli strumenti propri dell’archeologia e della storia dell’arte.
Per questo, si direbbe, il loro destino è rimasto legato non all’archivio, ma al museo. D’altra
parte, nel museo d’arte, le collezioni numismatiche hanno condiviso, nel Novecento, la margi-
nalizzazione toccata alle arti decorative, mentre nei musei archeologici moderni, il prevalere
degli studi di contesto ne ha inevitabilmente depotenziato il valore documentario.
Forse, anche interrogandoci più a fondo su questo ciclo di fortune e di sfortune, e
aprendoci a un lavoro multidisciplinare, troveremo la giusta risposta agli interrogativi di oggi.
enrica Pagella
medaglieri di torino: una PremeSSa E. Pagella

