Page 87 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 12-2018
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PUGLIA: DAL MUSEO TERRITORIALE AI MUSEI NEL TERRITORIO.
I PIONIERI
Il patrimonio di monete che abbiamo ricevuto in eredità ci è pervenuto attraverso re-
cuperi casuali o rinvenimenti da scavi, sia di singoli pezzi sia di ripostigli. Naturalmente tali
reperti sono poi confluiti in collezioni più o meno ampie, più o meno mirate e selettive le
quali, quando non sono state depauperate o trasmesse in eredità, a volte, sono entrate a far
parte dei grandi medaglieri pubblici. Tali importanti collezioni, come la Santangelo a Napoli
(Museo Nazionale) o quella del re Vittorio Emanuele a Roma, per indicare solo due delle più
importanti e cospicue dell’Italia Meridionale, sono state formate da personaggi animati da
una grande passione e uno smisurato amore per la materia.
La storia dei rinvenimenti di monete è composta anche da varie vicende di cui siamo al
corrente di cui sono protagonisti funzionari, archeologi per lo più, i quali durante il periodo
monarchico e repubblicano hanno guidato i loro uffici con tale spirito di dedizione che essi
ormai sono da considerarsi come parte integrata della storia degli studi di settore, costituen-
do, per chi opera in questi tempi, preziosi punti di riferimento per le attuali generazioni. Mi
riferisco, per quel che riguarda il meridione ed in particolare la Puglia, a Giuseppe Fiorelli,
Luigi Viola, Quintino Quagliati, Ciro Drago, Dinu Adamesteanu, Attilio Stazio, Gino Lo Porto
e più recentemente Giuseppe Andreassi.
Essi hanno operato prima e dopo la prima fondamentale legge organica sulla tutela del
patrimonio culturale del 1909 integrata nel 1939, in condizioni a dir poco disagiate, con esi-
guo personale, e compiti e territori da tutelare incredibilmente ampi.
Lo scenario pugliese dell’Ottocento è variegato. Infatti, prima dell’istituzione nel 1887
del Museo di Taranto, tre capoluoghi di provincia, ossia Bari (1875), Brindisi (1884) e Lecce
(1868) avevano già il loro museo locale, in cui erano presenti anche medaglieri più o meno
ampi . Va anche ricordato l’apporto di illuminati personaggi che hanno costituito importan-
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ti nuclei a Ruvo di Puglia, (Museo Jatta, 1848) o in tempi più recenti a Gravina in Puglia
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(Fondazione Pomarici Santomasi, 1917), a Latiano (Fondazione Ribezzi-Petrosillo 2003) e ad
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Ugento (collezione privata Adolfo Colosso, inizi del Novecento, arricchita dagli eredi e con-
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fluita nel Sistema Museale di Ugento nel 2011) .
Per quel che riguarda Taranto, alla fine del Settecento operò in loco il napoletano Giu-
seppe Capecelatro (tav. I), vescovo, grande umanista e collezionista di reperti archeologici e
numismatici. Su di essi possediamo notizie generiche, in quanto per lo più dispersi o alienati,
anche se fortunatamente sopravvive una splendida selezione di medaglioni (figg.1-2) ricavati
da tipologie della monetazione della magnogreca Taranto e ammirabili nella biblioteca omo-
nima dell’Arcidiocesi di Taranto .
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Viola e Quagliati
Solo con l’arrivo a Taranto, nel 1880, di Giuseppe Viola in qualità di ispettore archeo-
logo inviato in loco da Giuseppe Fiorelli, si posero le basi per la costituzione di un Museo
territoriale che divenne il polo attrattivo di buona parte dei reperimenti della regione. Tale
circostanza consentì l’acquisizione di un’autonomia dal punto di vista culturale ed artistico
che permise di sganciarsi dall’invadenza del Museo di Napoli, dove comunque era confluito,
e tuttora permane, parte del patrimonio archeologico pugliese.
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Sulle luci ed ombre della figura di Luigi Viola molto è stato detto . Va certamente ascritta
alla sua meritevole opera l’acquisizione, nel 1883, quindi prima della nascita del museo taran-
Puglia: dal muSeo territoriale ai muSei nel territorio G. Libero Mangieri

