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Notiziario PNS n. 12/2018 – ATTI INCONTRO DI STUDIO                                          91






















            FIg. 3 – Museo aRCheologICo nazIonale dI TaRanTo, MedaglIeRe. Litra in argento, zecca di Tarentum, 275 - prima del 212
            a.C. (Conchiglia/ Delfino a d. sotto cui civetta), dal tesoretto Taranto 1883, cat. 608. © Mibac - MArTA.



            tino, di un cospicuo tesoretto di monete, quasi tutte della zecca magnogreca di Taranto. Di
            tale nucleo, composto originariamente da 1558 esemplari, se ne riuscirono a recuperare solo
            893; sulle vicende legate al suo ritrovamento ed alla sua acquisizione e parziale alienazione,
            purtroppo non esiste documentazione d’archivio e le notizie relative sono ricavate da una
            pubblicazione di sir A. J. Evans (tav. II) il quale, fra l’altro, acquisì per sé circa 300 monete del
            tesoretto . Nel gruzzolo, databile alla fine del III sec. a. C., sono presenti ben 531 esemplari
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            frazionari, il più consistente nucleo di questa tipologia di monete tarantine mai rinvenuto in
            un tesoretto (fig. 3).
                  Nel 1908, quando Quintino Quagliati era direttore del Museo di Taranto (tav. IV), vicino
            all’arsenale della città di Taranto venne rinvenuto un gruzzolo di 114 esemplari in argento di
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            cui 96 tarantini, 12 di Metaponto e 6 cartaginesi : l’elemento che accomuna questo materiale
            è lo standard ponderale punico, circostanza assolutamente unica . Infatti gli esemplari taran-
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            tini in questione sebbene presentino sui tondelli la tipologia dei nòmoi, registrano però un
            peso di circa la metà (g 3,60 ca.) ed ¼ rispetto agli originali e pertanto si caratterizzano come
            shekel e mezzi shekel (anche a Metaponto) (fig. 4). Non siamo in presenza di una riforma
            monetale , ma solo di un’esigenza, da parte delle autorità cartaginesi, in un momento in cui
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            Annibale occupa Taranto, di coniare celermente monete per le proprie truppe, utilizzando
            coni già presenti nella zecca della città, anche se con tipologia tarantina. Queste monete,
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            collocate nel periodo X nella ricostruzione di Evans (212-209 a.C.) , sono molto rare e rap-
            presentano l’ultima coniazione di monete magnogreche in Italia meridionale, prima della
            definitiva occupazione romana. Il materiale entrò nel circuito del mercato nero e solo grazie
            all’interessamento di Vlasto è stato possibile registrarne il rinvenimento ma non la colloca-
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            zione (tav. III) .






















            FIg. 4 – PaRMa, CoMPlesso Museale della PIloTTa, MedaglIeRe. Nòmos in argento, zecca di Tarentum, 212-209 a.C. (Cava-
            liere a d. e leggenda/ Taras in groppa a delfino a s. e leggenda), cat. n. 787. © Mibac - CMP.



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