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94 Polo Museale della Puglia – CONTRIBUTI
A seguito della citata legge organica n. 364 del 20 giugno 1909, sulla inalienabilità delle
antichità e Belle arti, i funzionari ministeriali ebbero finalmente a disposizione uno strumen-
to giuridico per tutelare il patrimonio culturale e contrastarne la dispersione. Tuttavia la sua
applicabilità fu tutt’altro che agevole, com’è possibile verificare spulciando la documentazio-
ne degli archivi storici, dove ci si può imbattere in interessanti informazioni sull’interazione
fra lo Stato e la società dell’epoca, rappresentate da vicende che, a volte, sarebbero degne
di analisi sociologiche o etnografiche descritte dalla penna di un Carlo Levi. Ne segnaliamo
solo alcune.
Francavilla Fontana (TA) 1926
Nel 1926 a Francavilla Fontana venne reperito un tesoretto monetale le cui modalità fu-
rono descritte dal custode Egidio Bernini, inviato in loco proprio per verificare l’attendibilità
del ritrovamento (tav. V a-b):
“In seguito ad ordine ricevuto da questa R. Soprintendenza, per accertare il fatto
circa la scoperta di un tesoretto monetale di argento dell’epoca greca in quel di Francavilla
Fontana, informo la S.V. Ill.ma che recatomi sul posto mi è risultato quanto segue:
Il giorno 21 settembre del 1926, il bambino Magrì Cosimo di Cosimo di anni 5 e
di De Fazio Immacolata, stava trastullandosi nei pressi della sua abitazione in “Contrada
Cistonara”…. e muoveva qualche po’ di terreno attorno ad una lastra di pietra molto pesante
che ivi trovavasi al piano di campagna. Ad un tratto, da sotto la pietra, vide uscir fuori qual-
che moneta che portò subito al padre, il quale, recatosi sul posto della scoperta e sollevata la
lastra, ne estraeva molte altre che in tutto potevano essere 120 circa… Costui benché bramoso
di scoprire il tesoro, aveva dato poca importanza alla fortuita scoperta delle monete ed era
convinto che fossero di rame vecchio e senza valore alcuno, perciò allo scopo di non far pian-
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gere più suo figlio gliele lasciò tutte per continuare il suo gioco [...]” .
Certamente è poco credibile, se non ilare, la modalità di giustificazione addotta per non
aver avvertite le autorità preposte, attribuendo al piccolo il ritrovamento del materiale sotto
una pietra, quindi confondere l’argento col rame e lasciare il tesoro, ritenuto senza valore,
nelle mani di un bimbo perché potesse “trastullarsi”. In seguito però il proprietario del terre-
no dovette avere un ripensamento, infatti si adoperò per vendere il gruzzolo ad un antiquario
siciliano che, in quei giorni, si trovava in loco. Ma le due parti non riuscirono ad addivenire
ad un accordo economico, per cui l’antiquario decise di presentare denuncia del ritrovamento
alla Soprintendenza, in seguito alla quale Quagliati inviò in loco il custode per un’ispezione.
Il tesoretto fu poi sequestrato, con l’ausilio dei carabinieri, anche se il materiale non venne
recuperato integralmente (fig. 5).
FIg. 5 – Museo aRCheologICo nazIonale dI TaRanTo, MedaglIeRe. Nòmos in argento, zecca di Tarentum, 275 - prima del
212 a.C., dal tesoretto di Francavilla Fontana 1926, cat. 77. © Mibac - MArTA.
Puglia: dal muSeo territoriale ai muSei nel territorio G. Libero Mangieri

