Page 30 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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28 Biblioteca Casanatense – Il Museo Svelato
utilissimo per definirne l’originaria consistenza. In effetti il piccolo museo, oggetto di attente
cure da parte dei padri Oratoriani che, negli anni 1642-1665, avevano persino dedicato alla
conservazione dei reperti una piccola zona del Salone, era stato esposto a numerosi atten-
tati alla sua integrità, come del resto tutte le più belle istituzioni romane, a causa delle note
vicende politiche che avevano travagliato la città di Roma, specialmente durante la prima
metà del secolo XIX. A seguito della legge sulla soppressione delle corporazioni religiose di
Roma, emanata dallo Stato italiano nel giugno del 1873, la Vallicelliana si trovò coinvolta, in-
sieme alla miriade delle altre biblioteche romane, nella temperie riguardante la sistemazione
e l’assetto organizzativo delle raccolte librarie appartenenti alle corporazioni religiose sop-
presse. In occasione della consegna della Vallicelliana al Ministero della pubblica istruzione
(aprile-maggio 1881) il Regio Commissario per la Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, Luigi
Cremona (Pavia 1830-Roma 1903), che rappresentava lo Stato italiano, incaricò una serie di
«persone competenti» per redigere elenchi dettagliati dei materiali museali vallicelliani consta-
tati a seguito di sopralluogo: il giovane archeologo Gherardo Ghirardini si dedicò agli Oggetti
d’antichità; il docente di chimica docimastica Francesco Mauro ai Minerali, il cui elenco fu
integrato successivamente da un’aggiunta a cura del geologo e mineralista Romolo Meli,
estensore anche degli elenchi relativi ai Fossili, agli Oggetti spettanti alla Zoologia, agli Ogget-
ti rari, alle Conchiglie moderne; il geodeta Enrico Pucci, infine, si prese cura degli Strumenti
fisici, astronomici, astrologici ecc. .
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L’altra raccolta museale, rappresentativa della vita culturale del Settecento, è quella
creata da Giovanni Battista Audiffredi, il più illustre dei prefetti domenicani della Biblioteca
Casanatense. Come noto, questa prestigiosa Istituzione fondata grazie allo splendido mecena-
tismo del cardinale Girolamo Casanate (Napoli 1620-Roma 1700) (tav. V) fu aperta al pubbli-
co il 3 novembre 1701. In effetti, riandando alla nascita della Casanatense non possiamo non
soffermarci sulle volontà testamentarie del suo fondatore, nelle quali era evidenziata accanto
all’esigenza della pubblica utilità, la finalità di approfondimento degli studi teologici della
nascente fondazione. Infatti, il legato ai Padri Domenicani del convento di S. Maria sopra
Minerva della sua ‘libraria’ personale e di una rendita di 160.000 scudi mirava a tre obiettivi:
la costituzione di una biblioteca aperta al pubblico, l’istituzione di due cattedre per la lettura
dei testi tomistici e, infine, la fondazione di un Collegio di sei teologi appartenenti all’Ordine
dei Predicatori «scelti dalle sei nazioni, italiana, spagnola, francese, inglese, belgica, e ger-
manica…» che, avendo insegnato nelle più rinomate università d’Europa e godendo fama ‘di
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gran dottrina’, dovevano adoperarsi «con lo studio e con la penna a vantaggio della Chiesa» .
Dalla lettura del testamento, tuttavia, risulta evidente che in questa impresa di alto
profilo le cure maggiori del Cardinale erano rivolte alla salvaguardia ed alla conservazione
della sua biblioteca personale considerata dagli eruditi dell’epoca – cito ad esempio il Bellori
di cui ricordiamo l’opera Nota delli musei, librerie, galerie, et ornamenti di statue e pitture
ne’ palazzi, nelle case, e ne’ giardini di Roma (Roma, 1664); il Piazza con il suo Eusevologio
romano (Roma, 1698); il duca de Saint-Simon con i suoi Mémoires (Paris, 1873-1886) – come
qualcosa di mitico per la completezza e la universalità dei contenuti, per la presenza di pre-
gevoli edizioni ed, infine, per il numero elevato dei volumi, che pare ammontasse a 25.000,
ricercati e raccolti dal Cardinale nel corso di tutta la sua esistenza, coniugando le doti di ap-
passionato bibliofilo ereditate dal padre Mattia , e il ruolo curiale e politico da lui svolto
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alla Corte pontificia.
Alla morte del Cardinale, «tutto l’impegno dei padri curatori» – nelle parole di Pio Tom-
maso Masetti, ultimo prefetto domenicano prima del passaggio della Casanatense allo Stato
italiano – «era di allestire una grandiosa biblioteca a tenore del testamento».
Quanto alla sede parve loro opportuno realizzarla in quella parte del Convento della
Minerva «che da mezzogiorno guarda il vicolo detto di S. Ignazio» e ne affidarono il progetto
all’architetto Antonio Maria Borioni che continuò a prestare la sua opera, anche in occasione
dell’ampliamento del Salone alle dimensioni attuali di m 60,30 in lunghezza e di m 15,60 in
larghezza, prendendosi cura della ‘fabbrica’ fino alla morte, avvenuta nel 1740 (tav. VI).
Negli anni successivi il ‘vaso’ fu ornato con oggetti ed opere d’arte, identificandosi la
biblioteca, come già enunciato, non soltanto nel concetto di collezione libraria, ma anche in
quello di raccolta museale. All’estremità della vasta aula scaffalata dal pavimento al soffitto
La BiBLioteca casanatense e iL suo museo sveLato A.A. Cavarra
Libro PNS 15.indb 28 03/03/21 18:19

