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Notiziario PNS n. 15/2021                                                                    31


                  con belle strutture lignee, opera di artigiani romani, interrotte da un ballatoio per facilitare
                  la presa dei libri, fu posta la statua in marmo di Carrara del cardinale, scolpita nel 1708 da
                  Pierre Le Gros il Giovane; mentre in alto fu collocato il busto in terracotta di S. Tommaso,
                  eseguito da Bernardino Cametti (1682-1736). Completavano l’assetto museale i due globi, ter-
                  restre e celeste, in pergamena dipinta eseguiti, nel 1716, dal cosmografo e cartografo Silvestro
                  Amanzio Moroncelli (1652-1719) (tav. VII a-b), la cui grandiosità è documentata dalla frase
                  del prefetto Masetti «per farli entrare fu d’uopo allargare la porta d’ingresso»; la sfera armillare
                  acquistata prima del 1703 da un certo Girolamo Caccia per volere del maestro generale dei
                  Domenicani, Antonin Cloche (1628-1720) (tav. VIII); l’orologio situato sul secondo ballatoio
                  in fondo al Salone.
                        Nelle parole del letterato francese Charles de Brosses, il quale tra il 1739 e il 1740 visitò
                  le biblioteche romane e giudicò la Casanatense essere la più bella tra le pubbliche, è espressa
                  tutta l’ammirazione dei contemporanei che la consideravano tappa obbligatoria del grand
                  tour. Ma oltre ai pregi estetici e funzionali il Salone di per sé risulta essere un modello della
                  moderna biblioteconomia per quanto attiene all’ordinamento delle raccolte, rispondendo
                  perfettamente ai più avanzati criteri di utilizzo razionale degli spazi, e nello stesso tempo,
                  di sicurezza e tutela per i preziosi reperti. Per garantirne anche l’integrità i padri curatori
                  avevano ottenuto da papa Clemente XI (al secolo Giovanni Francesco Albani, 1649-1721) un
                  ‘breve’ che «sotto pena di scomunica» proibiva l’asportazione dolosa da parte di chicchessia
                  dei volumi, sia manoscritti sia a stampa, dalla ‘libraria’.
                        Al contempo essi ponevano grande impegno e autentiche capacità manageriali nell’ac-
                  crescere il patrimonio bibliografico casanatense già costituito, mediante una illuminata politi-
                  ca degli acquisti, condotta non solo in ambito nazionale ma anche europeo , attingendo sia
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                  al mercato antiquario sia alla produzione corrente. Tale obiettivo, trovò piena realizzazione
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                  con la prefettura di Giovanni Battista Audiffredi  (tav. XVIII) che univa alla saggezza dei
                  suoi predecessori una grande perizia in campo biblioteconomico. Con la sua guida, infatti, la
                  Casanatense raggiunse il massimo splendore, acquisendo nelle proprie raccolte universalità
                  di contenuti, caratteristica ben esemplificata dallo storico Salone monumentale con le sue
                  ventisette classi, in cui accanto ai tradizionali filoni umanistico-teologici, trovano collocazione
                  la medicina, la matematica, l’astronomia, le scienze naturali.
                        La sintesi dell’intensa attività bibliografica dell’illustre prefetto che rappresenta, per la
                  teoria e la prassi bibliotecarie, uno dei capisaldi della scuola italiana dell’età dei lumi, è il
                  preziosissimo Catalogo a stampa di tutti i libri posseduti a quel tempo dalla Casanatense,
                  impareggiabile strumento che ancora oggi viene usato correntemente, anche in formato
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                  digitale . Mentre la sua passione per il versante scientifico oltre a essere documentata dal
                  piccolo museo – di cui si dirà in seguito – si riflette nelle acquisizioni librarie negli anni che
                  vanno dal 1759 al 1794 . Infatti, grazie alla riconosciuta competenza dell’Audiffredi nella
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                  botanica, la Casanatense già ricca di notissimi cimeli, manoscritti e a stampa, rappresentativi
                  del mondo arboreo (tav. IX), acquisì importanti testimonianze riconducibili alle diverse
                  tipologie di erbari – horti picti, horti sicci (in cui le piante … ad vivum essiccatas et in
                  tabulis cartaceis extensas … recensentur)  – e studi botanici dal Medioevo all’Età moderna.
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                  Tra gli horti picti, senza dubbio è da citare il Theatrum sanitatis (ms. 4182) (tav. X) prezioso
                  esemplare manoscritto del sec. XV in. ceduto dal libraio Barrolowich il 3 settembre 1773
                  per 9 scudi e 22 baiocchi (ms. Cas. 434, c. 94r); mentre per le icones ad vivum risulta
                  di grande impatto iconografico la serie di bellissimi acquerelli, per l’esattezza 1223, dal
                  titolo Selectarum plantarum Horti Botanici Romani icones ad vivum delineatae et nativis
                  coloribus distinctae in usum Bibliothecae Casanatensis. Plantas suppeditavit nomenclaturas
                  apposuit, totumque opus in classes, et genera Tournefortiana distribuit Liberatus Sabbati...
                  Sub auspiciis admodum R. R. P. Magistri Ioannis Baptistae Audiffredi... Romae Anno
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                  MDCCLXX (O.II.16-20 CCC), commissionata nel 1768 al grande botanico Liberato Sabbati
                  dallo stesso Audiffredi, quale strumento di studio per la Casanatense; e l’Hortus Romanus
                  iuxta systema Tournefortianum specierum nomina suppeditante praestantiorum, quas ipse
                  selegit, adumbrationem dirigente a Liberato Sabbati... Romae MDCCLXX Cesare Ubertini
                  pinxit (tav. XI) che traccia un itinerario ideale tra le piante presenti nell’Orto romano,
                  classificate secondo la nomenclatura e la relativa suddivisione in classi e generi del sistema



                  La BiBLioteca casanatense e iL suo museo sveLato                                  A.A. Cavarra





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