Page 333 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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LA COLLEZIONE DEGLI ZOLFI DI GEMME ANTICHE

                                            DELLA BIBLIOTECA CASANATENSE





                        La Biblioteca Casanatense possiede una raccolta d’impronte in zolfo rosso di gemme
                  antiche (n. inv. 444) acquistata tra gli anni 1768-1769, quando la prefettura dell’Istituzione
                  bibliotecaria  era retta da Padre Giovan Battista Audiffredi che dal 1759 al 1794 guidò la
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                  biblioteca, e che ben si confà a quella ricchezza e universalità di contenuti che da sempre
                  hanno caratterizzato e animato lo spirito della Casanatense . Senza dubbio in tale ottica è da
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                  intendersi l’acquisizione di questa particolare tipologia di manufatti.
                         Le impronte fisicamente presenti sono 875 e tutte rinchiuse entro castoni in cartoncino
                  di misura variabile con bordi dorati, fissati all’interno di 15 piani in legno (cm 32,9×20,3)
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                  impilati tra loro a comporre un piccolo mobiletto . I piani di legno all’interno dei quali sono
                  alloggiati gli zolfi presentano una numerazione progressiva romana, mentre gli esemplari
                  mostrano una numerazione araba generalmente apposta sul bordo inferiore del castone.
                  Sebbene la collezione mostri nella sua complessità uno stato di conservazione abbastanza
                  accettabile, si ravvisano una serie di lacune che la rendono difforme dalla sua composizione
                  originale: in I.115 il calco è visibilmente danneggiato nella metà superiore; in IX.4 e XV.6
                  sono mancanti i calchi ma sono presenti i castoni; in VI.61-62-69-76 e in XI.48 sono rimaste
                  soltanto le tracce di un collante applicato sulla superficie per tenere fermi i calchi sul piano
                  d’appoggio. Tra le impronte 19 sono derivate da gemme appartenenti alla collezione Farnese.
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                  Prima dei Farnese, a Firenze, la famiglia Medici  aveva avviato con Cosimo il Vecchio una
                  prestigiosa e rinomata raccolta di gemme e in alcuni esemplari vi si trova l’indicazione di
                  appartenenza LAVR.MED fatta apporre da Lorenzo il Magnifico sui pezzi della sua collezione
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                  a definirne l’appartenenza .
                        Alla collezione si accompagna un catalogo di vendita manoscritto di 25 fogli redatto
                  in lingua francese e recante l’intestazione “Catalogue de souffres tirés de camées, et pierres
                  gravés antiques. Revû, et corrigé par M.r l’Abbe Visconti  Président des antiquitez de Rome
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                  du 1768” (Ms. Cas. 469/2; tavv. I, III). All’interno del catalogo di vendita sono stati utilizzati
                  gli ordinali romani per la numerazione dei singoli piani in legno, mentre ogni esemplare in
                  elenco presenta una numerazione araba. Il manoscritto contiene informazioni relative a 881
                  impronte fornendo in rari casi notizie circa la presunta provenienza della gemma da cui è
                  stato eseguito il calco, con riferimento agli incisori e al materiale della gemma originale (aga-
                  ta, ametista, acqua marina, calcedonio, corniola, crisolite, cristallo di rocca, diaspro, giacinto,
                  giada, granata, lapislazzuli, niccolo, onice, pasta antica, plasma, porfido, sardonice, smeraldo,
                  zaffiro); risulta assente la menzione del calco numero 11 presente fisicamente sul piano in
                  legno XV, ma di cui non vi è menzione nel catalogo di vendita, per la cui redazione fu operata
                  un’elenco per soggetti, facendo riferimento a sei grandi gruppi: “Figure ritratti di dei e dee”,
                  “Storia”, “Filosofi poeti e oratori”, “Re di Macedonia e d’Egitto”, “Consoli romani imperatori e
                  imperatrici” (tavv. II, IV; figg. 1-3), “Miscellanea”.
                        Di particolare interesse risulta una notazione presente alla fine del manoscritto in cui,
                  oltre a un riepilogo con un totale dei pezzi di ogni singolo gruppo, viene fornita un’indicazio-
                  ne circa il luogo in cui la collezione venne acquistata: si tratta di una bottega di proprietà di
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                  Gerolamo Gioni, situata in via del Corso in un locale posto di fronte Palazzo Fiano-Almagià ,
                  nell’isolato tra via Frattina e via della Vite, che nella pianta del Nolli del 1748 comprende
                  al n. 352 Palazzo Amadori  e nella sequenza del Moschetti del 1835 risultava formato da
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                  quattro nuclei abitativi. La collezione degli zolfi è una chiara testimonianza dello spirito che



                  La coLLezione degLi zoLfi di gemme antiche deLLa BiBLioteca casanatense               P. Apolito





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