Page 112 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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112 il viaggio di BaBette
Tra i panfili requisiti, lo Jadwiga risultava al servizio del SOE a Spalato già dal giugno
1940 e veniva adoperato dagli inglesi per le attività di spionaggio . Un’ulteriore conferma
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proviene dal certificato del Consolato Britannico di Spalato del 7 aprile 1941, conservato
nel deposito: “Si conferma da parte del Regio Consolato britannico a Spalato, che il capi-
tano Karl Augustin svolge le mansioni di comandante delle navi britanniche, vale a dire
dello yacht “JADWIGA” e del motoscafo veloce “BAHATI” e che ambedue le imbarcazioni
sono state requisite da parte della marina britannica . Si pregano tutte le autorità compe-
tenti di dare aiuto al Capitano Augustin nello svolgimento delle sue mansioni, nonchè di
prestare necessaria tutela sia a lui che all’equipaggio dell’imbarcazione . Il Regio consolato
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britannico” . In effetti, i pochi dati che emergono dalla documentazione sequestrata e
conservata nel deposito testimoniano che il Comando Marina di Spalato segnalò al Servi-
zio Informazioni italiano il caso dello Jadwiga, ma i sospetti di attività di spionaggio non
furono ulteriormente approfonditi nè confermati, in quanto ritenuti “privi di interesse” dal
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controspionaggio italiano .
Sulla base di quanto ricostruito, possiamo quindi ipotizzare con tutta probabilità che
Babette Bloch sia da identificare con una tra le tante giovani guide ebree che assistevano in
quegli anni nella fuga i gruppi di profughi ebrei “illegali” . Lo proverebbero le diverse valute
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che forse venivano utilizzate per i viaggi e per gli spostamenti nei diversi paesi e che vennero
sequestrate insieme ai suoi gioielli e portafortuna, tra cui spicca la medaglietta di san Cristo-
foro, protettore dei viaggiatori .
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Non sappiamo se successivamente al sequestro, la donna fu trattenuta sull’“Illiria” o
fu invece condotta subito al Comando di Spalato, oppure lasciata libera di proseguire il suo
viaggio, priva dei documenti, dei suoi gioielli e dei soldi. Nè conosciamo quale fu la sorte del
comandante Karl Augustin, che aveva stipulato un’assicurazione di cui era beneficiaria la stes-
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sa Bloch . Ignoriamo anche la sorte dell’eventuale equipaggio e degli eventuali passeggeri,
di cui tuttavia non si fa mai cenno nei documenti giunti sino a noi.
Non sappiamo quale sia stata la sorte di Babette, e se, pur privata dei suoi documenti,
dei suoi gioielli e dei ricordi di una vita, abbia proseguito e concluso il suo viaggio e la sua
missione di “guida”.
Ci piace immaginare che anche lei, animata dal coraggio e dalla speranza, sopravvissuta
all’Olocausto come tanti altri ebrei che lasciarono l’Europa in quegli anni drammatici, seguen-
do le rotte della prima fase dell’immigrazione clandestina ebraica (Aliyah Bet), abbia trovato
la salvezza in un porto sicuro e la forza di ricominciare una nuova vita.
NOTE
1 Sulla deputazione dei dirigenti ustascia a Roma in missione a Roma il 18 maggio 1941 e il ruolo
di Pavelić, v. goBetti 2013, pp. 20 ss.
2 Ministero della Guerra, Servizio Informazioni Militare, nota del 22 maggio 1941, prot. 2082.
3 Non è da escludere che la valuta fosse custodita dal comandante dello Jadwiga.
4 Nel 1942 vennero prelevati i titoli stranieri contenuti in 40 buste, come attestato dalla ricevuta
del sostituto Avvocato Generale dello Stato. Il deposito relativo ai valori e documenti sequestrati a
Babette Bloch, già n. 221, costituito il 3.12.1999, è stato riaperto ed esaminato dalla IV Sottocom-
missione “Monete”, il 4.10.2018, e contrassegnato con il nuovo numero 30/2018.
5 Un elenco delle banconote e delle monete, con la rispettiva stima, è allegato al verbale di rico-
gnizione del deposito esaminato dalla Commissione: v. supra, nota 4.
6 aleXiadeS 2015, pp. 8 ss.
7 aleXiadeS 2015, pp. 13 ss.
8 aleXiadeS 2015, pp. 17-18.
9 aleXiadeS 2015, p. 19.
Il vIaggIo dI BaBette S. Pennestrì
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