Page 15 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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DALLA REGIA TESORERIA ALLA REGIA ZECCA.

                   LA CASSA CON GLI SCUDI D’ARGENTO ACCANTONATI PER COLLEZIONI.

                                                          1907-1960




                      Il deposito ex 491, aperto dalla Sotto Commissione “Monete 2” tra novembre e dicem-
                                                                                               1
                 bre 2019, ha restituito alcuni tra i materiali di maggior interesse esaminati . Nel suo com-
                 plesso, è costituito da una raccolta di 1.504 monete d’argento, in uno stato di conservazione
                 generalmente da buono a fior di conio, prevalentemente emesse da zecche degli Stati
                 preunitari e distribuite in ordine di rispettiva classificazione, per autorità emittente, zecca e
                 millesimo, entro novantaquattro scatoline di cartone (tab . 1), custodite a loro volta dentro una
                 vecchia cassetta di legno con triplice serratura  (fig.1).
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                      La natura e le caratteristiche della raccolta, verisimilmente formata tra gli anni Trenta e
                 Quaranta del Novecento, è da ricondurre ad un episodio, sinora inedito e privo di ulteriori
                 riscontri documentali ed archivistici, di “accantonamento” per collezionisti di un cospicuo
                 numero di monete d’argento ritirate dalla circolazione . Come il bigliettino incollato sulla cas-
                                                                        3
                 setta di legno dichiara, si tratta infatti di “valute ricevute per la conversione e la riconiazione
                 e accantonate per collezioni”, presso la “cassa di riserva” della Regia Tesoreria Centrale o, più
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                 probabilmente, della Regia Zecca di Roma .
                      La raccolta, iniziata a partire dal 1927, fu ordinata e riscontrata nel 1939, anno a cui ri-
                 sale il registro su cui venne redatto l’elenco allegato al deposito, e fu chiusa definitivamente,
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                 “per verifica e passaggio di gestione” nel 1960 . Nonostante le intenzioni, la raccolta rimase
                 tuttavia intatta, come dimostra il puntuale riscontro di tutti i 1.504 esemplari elencati nel regi-
                 stro della “cassa di riserva” effettuato dalla Sottocommissione. Se ne deve dedurre che quell’i-
                 niziale progetto di accantonamento per i collezionisti degli “scudi” d’argento, ispirato ad una
                 prassi per quel che risulta insolita nell’àmbito delle attività della Regia Tesoreria Centrale e
                 della Regia Zecca, non venne mai attuato . Fatto questo che ha permesso la sopravvivenza
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                 dell’intero deposito e che ha consentito di recuperare una significativa testimonianza della
                 circolazione monetaria e del collezionismo numismatico in Italia tra la seconda metà dell’Ot-
                 tocento e i primi decenni del Novecento .
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                      Le monete degli antichi Stati d’Italia sono state per lungo tempo tra le più ricercate dai
                 collezionisti dopo l’Unità d’Italia e ancora oggi rappresentano uno dei principali filoni del
                 collezionismo numismatico “storico”, che veniva così rappresentato da Giovanni Carboneri
                 all’inizio del Novecento :
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                   Al ritorno degli austriaci la monetazione dei governi provvisori venne dichiarata illeggittima. Ma
                   quelle monete che erano ritenute allora illeggittime e condannate all’ostracismo non dovevano
                   scomparire; raccolte premurosamente quasi amuleti dai patriotti, rimasero custodite alcuni anni
                   per poi uscire alla luce più fulgide di prima, testimoni della fede che animava i nostri padri per
                   la causa dell’indipendenza italiana. Quel grido fatidico di “Italia libera – Dio lo vuole”, che il
                   Governo Provvisorio di Milano ordinava il 27 maggio 1848 di stampare sulle monete, non poteva
                   cadere nell’oblìo e undici anni dopo lo stesso grido, emesso da migliaia di petti sui campi di
                   battaglia, doveva avere il suo coronamento. Le monete d’oro e gli scudi d’argento del governo
                   provvisorio di Milano e Venezia del periodo 1848-1849 non si vedono in circolazione, benchè
                   abbiano tuttora corso legale; ma accresciute di valore, si vendono, specialmente le monete d’oro,
                   come rarità numismatiche.


                 La cassa con gLi scudi d’argento                                                   S. Pennestrì





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