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Notiziario PNS n. 18/2023 199
In Italia i cittadini monturati sono dei protago-
nisti. Per loro non esiste il codice. Uccidono e
nessuno li trascina alle Assisi. Circolano in mezzo
a noi, colla divisa insanguinata. Diventano istitu-
zioni intangibili. Giungono ai supremi onori della
gerarchia. Sono encomiati, medagliettati, com-
mendizzati, cordonizzati. Sul loro petto c’è tutta
una bacheca di chincaglierie. Sono le colonne del-
la società.
Il concetto apotropaico di medaglia viene
ribadito con toni irriverenti ed ironici due anni
prima della marcia su Roma “I deputati social-
pussisti continuano le loro battaglie nei ripari
comodi del Parlamento. Là dentro si sentono al
sicuro. Fuori nemmeno la sacrosantissima meda-
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glietta li protegge” . Nel 1920 proclama inoltre
il proprio disinteresse per ogni forma di com-
promesso compensato da onorificenze :
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“Escludo in maniera formale che nelle mie deci-
sioni entrino elementi di natura parlamentare e Fig. 1 – Regio decreto 1923, ottobre 7, n. 2180, che
di facile carriera perchè io me ne infischio delle istituisce la medaglia di benemerenza per i volon-
medagliette, e sono pronto a restituirle ai miei tari della guerra Italo-Austriaca 1915-1918: modello
elettori, quando, unico forse fra i miei colleghi, mi “depositato negli Archivi di Stato”. © ACS.
sarò ricordato di andarle a ritirare”.
Con la presa del potere, ad un anno dall’incarico di Presidente del Consiglio, Mussolini
ribadirà il suo rapporto privilegiato con le decorazioni al valor militare. Il 12 marzo 1923 in
occasione della riunione del Partito Nazionale Fascista Mussolini riceverà in dono dall’Asso-
ciazione Nazionalista “il medagliere della grande guerra, che consta di venti medaglie incise
dall’artista fiorentino Mario Nelli, racchiuso in un cofano che ha al centro una targa recante la
seguente epigrafe dettata da Carlo Delacroix: A Benito Mussolini, fabbro di destini e di ani-
me, queste immagini di guerra e di vittoria, battute nel bronzo nemico . Memoria, promessa,
speranza, di tutti i soldati fedeli al sacrificio comune” .
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Mussolini inizia molto presto ad incarnare il modello ideale di decorato al valor milita-
re, attraverso la formalizzazione di una liturgia pubblica che lo vedrà protagonista assoluto,
con l’esibizione, in prima fila e in bella mostra, delle medaglie al valor militare conquistate
in guerra (tav . II; figg. 1).
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Durante la riunione del Consiglio dei Ministri del 1 gennaio 1923, il generale Diaz,
“duca della Vittoria”, sancirà il processo di eroizzazione del combattente Mussolini (fig . 7),
conferendogli le insegne e i diplomi della Croce al merito di guerra (tav. II) e la medaglia
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commemorativa della campagna di guerra (tav. III) :
“Non è come ministro della Guerra che io mi rivolgo al Presidente del Consiglio, ma come capo
dello Stato Maggiore dell’Esercito che ho avuto la fortuna di chiudere gloriosamente la guerra.
Mi rivolgo a lei come combattente. Tra le fortune che mi sono toccate nell’assumere il dicastero
della Guerra, voglio annoverare quella di decorare V.E. della Croce al merito di guerra della
medaglia commemorativa della campagna. Ne sono fiero come esponente dell’Esercito, ne sono
fiero rievocando i nostri morti, che qui ringraziano V.E. per l’opera che fa per l’Italia. Nel nome
dei nostri morti, nel nome dell’Esercito vittorioso, io decoro Benito Mussolini della Croce di
guerra e gli conferisco la medaglia della campagna di guerra”.
Negli anni successivi, continua ad esortare i fascisti a rifiutare compromessi e onorifi-
cenze: “...non c’è bisogno di essere medagliettati per rendere utili servizi al fascismo nazio-
Mussolini, le “Medaglie” e i “Medagliettati” S. Pennestrì
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