Page 217 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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IL SOGNO DEL DUCE E LE MEDAGLIE PER I “NUOVI” ITALIANI





                      L’Italia del primo Novecento ereditava dal secolo appena trascorso l’uso sempre più
                 diffuso della medaglia come massima espressione tangibile della memoria sia collettiva che
                 individuale. Un simbolo di merito, valore e di gloria divenuto in breve talmente popolare da
                 raggiungere tutti gli strati della società in ambito scolastico, istituzionale e soprattutto milita-
                 re . Tutti i reduci e i familiari dei caduti della Grande Guerra custodiranno gelosamente per il
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                 resto della loro vita un piccolo o grande medagliere come trofeo di un passato o di un’iden-
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                 tità da preservare e tramandare alle successive generazioni .
                      Pur ostentando in privato e in pubblico una certa diffidenza e ironia nei confronti
                 delle medaglie, onorificenze e delle decorazioni in generale, specie se straniere, Mussolini
                 mostrò un’estrema attenzione nei confronti della medaglia quale ideale strumento di pro-
                 pagazione dei valori e dei simboli fascisti, usato per sublimare un nuovo patto con la col-
                 lettività . La rivoluzione culturale voluta dal fascismo si mosse, anche in questo campo, nel
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                 segno del cambiamento e trovò piena espressione nell’arte della medaglia, di cui rielaborò,
                 secondo le proprie diverse esigenze e per le più diverse occasioni, gli schemi iconografici
                 ed epigrafici tradizionali . Sulla medaglia infatti Mussolini esercitava una sovranità assoluta
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                 e incontrastata, attraverso il suo volto, i simboli e i motti del fascismo, che occasionalmente
                 lasciavano spazio al ritratto del monarca e ai suoi simboli  (tav. I). Le monete del Regno
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                 d’Italia, pur caricate dell’onnipresente fascio littorio, resteranno invece di diritto riservate
                 al sovrano regnante .
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                      Le esigenze della propaganda dettarono il rinnovamento iconografico delle nuove
                 medaglie che attinsero ampiamente ai simboli di Roma antica, ripresi anche dalle monete
                 antiche, proiettati tuttavia nel divenire di una società destinata ad un profondo rinnova-
                 mento .
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                      Onorificenze e medaglie accompagneranno anche la vita istituzionale di tutto il ven-
                 tennio fascista, come documentano le cronache dei cinegiornali, che ci mostrano la distri-
                 buzione dei “gloriosi segni del valore” da parte del re e del duce . Un grande risalto viene
                                                                                     8
                 dato alle cerimonie in cui è Mussolini in prima persona ad appuntare le medaglie destinate
                 a quegli italiani che già nel 1925 egli sogna di trasformare in una “generazione di labora-
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                 torio” :
                   Noi creeremo, attraverso un’opera di selezione ostinata e tenace, la nuova generazione, e nella
                   nuova generazione ognuno avrà un compito definito. Talvolta mi sorride l’idea delle generazioni
                   di laboratorio: creare cioè la classe dei guerrieri, che è sempre pronta a morire; la classe degli
                   inventori, che persegue il segreto del mistero; la classe dei giudici, la classe dei grandi capitani
                   d’industria, dei grandi esploratori, dei grandi governatori. Ed è attraverso questa selezione me-
                   todica che si creano le grandi categorie, le quali a loro volta creeranno l’Impero. Certo questo
                   sogno è superbo, ma io vedo che a poco a poco sta diventando realtà.

                      Il sogno di Mussolini viaggiò in parallelo con la massiccia produzione di medaglie per
                 ogni esigenza della propaganda fascista. Saranno le medaglie a scandire sul metallo la sua
                 parabola e la stessa storia degli italiani durante l’epoca fascista. Ai valorosi militari toccò ov-
                 viamente la prima fila e in loro assenza, per tutti gli anni della guerra, saranno i familiari dei
                 caduti a trasformare quei momenti di gloria in lugubri appelli (figg. 1-2, 4). Il ruolo di testimo-
                 ne del sogno paterno toccherà anche all’amatissimo Bruno, che nel 1937 riceverà dallo stesso


                 Il sogno del duce e le medaglIe per I “nuovI” ItalIanI                             S. Pennestrì





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