Page 221 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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OPTIMO PRINCIPI. LA NUOVA ROMANITÀ E LA MEDAGLIA DELL’OPERA

                                    NAZIONALE MATERNITÀ INFANZIA DEL 1926





                      Il 21 aprile 1922, Natale di Roma,  Mussolini spiegava il senso della rivisitazione di
                 Roma imperiale, della sua storia, dei suoi monumenti e dei suoi simboli, che il fascismo degli
                 esordi si avviava a proporre e a imporre con tanta convinta insistenza .  Il manifesto program-
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                 matico del fascismo ha come ideale modello di riferimento l’Italia romana del passato, vista
                 non come grandioso scenario monumentale da studiare e conservare, ma soprattutto come
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                 archetipo  per il rinnovamento e per l’avvenire della nuova stirpe italica :
                   La Roma che noi onoriamo, ma soprattutto la Roma che noi vagheggiamo e prepariamo, è un’al-
                   tra: non si tratta di pietre insigni, ma di anime vive; non è contemplazione nostalgica del passa-
                   to, ma dura preparazione dell’avvenire. Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento; è il
                   nostro simbolo o, se si vuole, il nostro mito.

                      I resti dell’antica Roma fanno da sfondo al rovescio di una medaglia realizzata nel 1922
                 da Leonardo Bistolfi, dedicata a Mussolini dai Forlivesi, per commemorare la data del 27 ot-
                 tobre 1922, con una personificazione nuda inginocchiata che saluta alla romana e che regge
                 il fascio littorio. Lo sfondo dell’antica Roma, con il suo passato e i suoi simboli lo proietta già
                 in una nuova era, in un tempo del mito che segnerà la rinascita rigenerante per la rivoluzione
                 fascista, la sua ideologia e la sua propaganda.
                      Il fascio littorio, mutuato dall’antica Roma, viene già dal 1921 rivendicato da Mussolini
                 come simbolo fascista: “Il nostro simbolo non è lo scudo dei Savoia; è il Fascio littorio, roma-
                 no e anche, se non vi dispiace, repubblicano” .
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                      E al momento di presentarlo impresso sui progetti delle nuove monete, accostato allo
                 stemma del Regno, Mussolini è convinto di “ringiovanire” la monarchia e convince anche il
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                 Sovrano, che finirà per accettarlo sulle serie monetali del Regno nell’arco di tutto il ventennio
                 (tavv . I-II):

                   Il monarca accettò di buon grado l’alleanza, da me proposta, tra lo scudo di Savoia e i due fasci
                   littori allato nello stemma al centro della bandiera nazionale. Il vincolo tra monarchia e fasci-
                   smo doveva essere stabilito innanzitutto nel massimo simbolo dell’unità nazionale. Il monarca
                   osservò attentamente il disegno eseguito dal poligrafico dello stato. Rimase silenzioso un atti-
                   mo. Poi benevolmente osservò: “Quei simboli romani invecchiano la monarchia”. Risposi: “La
                   ringiovaniscono”.

                      Al fascio littorio si affiancheranno altri simboli di vittoria e di gloria sulle tante medaglie
                 che vengono offerte al duce. Nel 1923 un incisore gli dedica una medaglia che reca una Vit-
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                 toria su un lato e sull’altro “il fascio littorio colla leggenda “In hoc signo vinces” .
                      In una biografia di Mussolini, pubblicata nel 1925 e divenuta subito celebre, Margherita
                 Sarfatti, principale artefice della rivoluzione culturale fascista, svela la simbiosi innata tra l’a-
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                 nima e l’immagine del “Dux” :
                   Romano nell’anima e nel volto, Benito Mussolini è una resurrezione del puro tipo italico, che
                   torna ad affiorare oltre i secoli.


                 OptimO principi. La nuova romanità                                                 S. Pennestrì





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