Page 224 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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224 l’ultimo medagliere di muSSolini
Negli anni tra il 1926 e il 1930, la propaganda di regime appare ormai totalmente per-
meata dal mito di Roma antica, dall’“anima romana” che egli sognerà per tutto il ventennio di
innestare negli italiani. Nel 1927 Mussolini riceve in dono da un privato una moneta romana
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repubblicana e dichiara i motivi del suo vivo interesse :
il prezioso quincusse librale che ella cortesemente ha voluto offrirmi, mi è giunto assai gradito.
L’ho esaminato con vivo interesse, oserei dire con amore, perché parmi sia rinchiuso in esso
anche un po’ della genuina anima romana fiera e decisa. Il rovescio della moneta, poi, mi sem-
bra veramente di sommo interesse, perché mi offre un sì antico documento di tecnica navale, e
ci è testimonio della ferma volontà marinara di Roma. Ho pensato che la moneta possa trovare
degna sede nel Museo dell’impero e l’ho ad esso destinata.
Tra le medaglie emesse dal regime fascista, la medaglia di benemerenza dell’Opera
Nazionale Maternità Infanzia (cat.4), datata all’anno IV (1926), un anno dopo l’istituzione
dell’ente, rappresenta meglio di ogni altra non solo il ruolo guida della storia di Roma impe-
riale, ma anche dell’iconografia monetale degli imperatori (tavv. IV-V). L’impero romano con
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la sua vocazione alla conquista, nel periodo della sua massima potenza, è lo sfondo ideale
del “mito di fondazione” della nuova romanità, proiettato nell’era fascista inaugurata da Mus-
solini .
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La tipologia del rovescio ripropone fedelmente, anche nella legenda, quella di un se-
sterzio di Traiano, l’optimus princeps che sarà prediletto da Mussolini insieme a Cesare e ad
Augusto. Come già il sesterzio alludeva all’istituzione degli Alimenta Italiae , la medaglia
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dell’O.N.M.I. allude all’intervento di Mussolini nell’assistenza alla maternità e all’infanzia, teso
allo sviluppo demografico e alla difesa della razza .
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Con questa tipologia furono emesse medaglie, d’oro, d’argento e di bronzo o più co-
munemente in lega, collegate ai relativi diplomi che recavano l’iscrizione specifica di coloro
che venivano premiati sullo sfondo di cerimonie pubbliche, spesso presenziate dalla moglie
di Mussolini, Rachele, e dalla regina Elena.
Anche se fu spesso riservata ad enti pubblici, come i Comuni, la medaglia di beneme-
renza dell’O.N.M.I. era solitamente destinata alle donne “benestanti”, scelte tra quelle “più
meritevoli per zelo, sacrifizio ed abnegazione”, mentre i premi in denaro furono riservati alle
“madri bisognose” o in particolari difficoltà dovute alla guerra .
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La presenza di un esemplare nel medagliere di Mussolini ci testimonia l’orgogliosa ri-
vendicazione personale di uno dei suoi interventi più popolari ed incisivi a favore delle fasce
più deboli, donne con bambini, a difesa del destino della razza, tema chiave della sua poli-
tica sociale. Verso il finire degli anni Venti, il regime cominciò ad assegnare medaglie d’oro,
d’argento e di bronzo accompagnate da diplomi di benemerenza distribuiti in occasione di
solenni cerimonie, che vennero valutati nella graduatoria per la promozione nell’amministra-
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zione statale .
Nel 1929 viene inaugurato il Museo dell’Impero Romano di piazza Bocca della Verità
(tav. III; figg. 2, 4) il cui catalogo verrà curato da Giulio Quirino Giglioli. Il nuovo Museo, che
riceverà ogni attenzione dal governo, dalla stampa, con doni e visite di Mussolini (fig. 4),
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offre ancora una volta al regime una solenne occasione per ribadire il forte legame con l’ar-
cheologia di Roma e per “dare alle giovani generazioni la visione anche materiale di questo
lato del nostro glorioso passato, dal quale, come dall’operoso presente, l’Italia, lo ha detto il
Duce, trae le energie per balzare incontro al futuro” .
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Il richiamo al mito di Roma e alla fondazione dell’impero è costantemente utilizzato da
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Mussolini nei suoi discorsi pubblici . Nel 1930, in occasione di una visita all’Istituto Poligra-
fico dello Stato, Mussolini riceve una copia della riproduzione del Codice virgiliano mediceo
laurenziano, ritenuto il racconto “sacro” della civiltà romana sin dai suoi albori , che l’inciso-
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re della Zecca, Giuseppe Romagnoli raffigurerà su una medaglia datata a quello stesso anno
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(fig. 7):
Questo è il poema dell’impero e della terra. Molti di coloro che parlano oggi di Virgilio dimen-
ticano un dettaglio singolarissimo: che cioè Virgilio è nato in un solco perché sua madre, che
OptimO principi. La nuova romanità S. Pennestrì
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