Page 235 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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DAI PATTI LATERANENSI ALL’ORO ALLA PATRIA. IL SAGGIO DELLA BANCA
D’ITALIA E LA “PATACCA” DEL DUCE
1929-1935
Delle poche medaglie presenti nell’ultimo medagliere di Mussolini, due appartengono
al genere delle “commemorative”, emesse cioè per conservare la memoria di un evento sto-
rico o di un arco temporale che riveste uno speciale significato per la memoria collettiva .
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La più importante di queste due medaglie consegna alla memoria storica la stipula de-
gli accordi tra Regno d’Italia e Santa Sede (cat. 3), noti come Patti Lateranensi, datata all’11
febbraio del 1929, di cui Mussolini si presentava come artefice e protagonista (figg . 1-3). La
notizia della firma dei Patti suscitò viva emozione, e non solo negli ambienti cattolici. Fu rife-
rito dall’incaricato di affari americano a Roma che l’accordo fu un “trionfo per Mussolini nel
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porre fine alla controversia e nel conquistare il clero al fascismo” .
La storica data in cui vennero apposte, nel palazzo del Laterano, le firme di Benito
Mussolini e del segretario di Stato cardinal Gasparri, che suggellavano la conclusione delle
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lunghe trattative per arrivare all’accordo , venne commemorata attraverso la coniazione di
una cospicua serie di medaglie (tav. I). La Santa Sede e il Governo fascista rappresentarono
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l’evento secondo i propri interessi e i propri canoni iconografici . Una medaglia eseguita in
bronzo da Giuseppe Romagnoli legava direttamente ed indissolubilmente al volto e al nome
di Mussolini il merito dell’accordo, riportato nella sua frase: “Noi abbiamo posto fine ad una
questione che ha affaticato non i decenni ma i secoli” .
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Tuttavia, solo due di queste medaglie ebbero un ruolo particolare nel medagliere di
Mussolini e cinque anni dopo furono al centro di una singolare vicenda.
La prima medaglia era stata commissionata dalla Santa Sede, realizzata da Ludovico
Pogliaghi con Enrico Farè (fig . 4), in grande formato (100.8 mm), e in tre versioni: bronzo
dorato, bronzo argentato e bronzo . L’opera aveva il compito di dare risalto alla svolta storica
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nei rapporti tra Vaticano e Regno d’Italia, attraverso la rappresentazione dei rispettivi simboli
e personificazioni che apparivano al rovescio: San Pietro che riceve al suo cospetto l’Italia
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turrita con il fascio in mano . Il capo del Governo, che pure si era accreditato come artefice
dell’accordo, viene ricordato solo con il suo nome riportato sul cartiglio retto da due putti,
rappresentato al dritto. In occasione della firma, Mussolini ricevette da Pio XI questa grande
medaglia in bronzo dorato, che conserverà nel suo medagliere .
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Altre medaglie commemorative furono eseguite per testimoniare in maniera più espli-
cita il ruolo centrale di Mussolini. Una medaglia in formato minore fu commissionata dal
Governatorato di Roma, sempre allo Stabilimento Johnson. Venne eseguita dallo scultore
Antonio Boninsegna in un formato più ridotto (mm 40) e in tre versioni metalliche: bronzo
dorato, argento e bronzo . La medaglia ostenta al dritto le insegne del regime fascista: la lupa
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capitolina, il fascio littorio, l’aquila con le ali spiegate, affiancate dalla tiara pontificia e dalla
corona reale (tav. II).
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Nel 1935, le due medaglie verranno offerte all’Erario in occasione della campagna di
raccolta dell’oro da offrire alla Patria. Tra i primi a dare l’esempio al popolo italiano, Mussoli-
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ni offriva, com’è noto, tutto l’oro del suo primo medagliere per sacrificarlo alla Patria . Tra le
medaglie d’oro offerte dal duce, figuravano anche le due medaglie commemorative dei Patti
Lateranensi in bronzo dorato.
Dai Patti Lateranensi aLL’oro aLLa Patria S. Pennestrì
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