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Notiziario PNS n. 18/2023                                                                  255



















































                 fig. 3 – Alfredo Ravasco, “Bastone del comando” offerto a Benito Mussolini dalla Federazione Milanese Mutila-
                 ti e Invalidi di Guerra. Da Bastone del comando 1929. Foto di Luca Postini. © Milano, Pinacoteca di Brera (in
                 deposito presso Palazzo Moriggia |Museo del Risorgimento).


                      L’ispirazione più diretta per l’opera commissionata a Ravasco dalla Federazione Mi-
                 lanese dei Mutilati sembra provenire più direttamente da un altro monumento, eretto in
                 quello stesso anno, che venne scelto come modello più consono per il valore simbolico
                 del bastone e per il destinatario del dono, presentato dalla propaganda come il principale
                 fautore, artefice e protagonista della vittoria e promotore della gloria militare dell’Italia:
                 Benito Mussolini.
                      L’ara dei Caduti Dalmati a Zara, eretta nel 1928, venne progettata nel 1927 secondo
                 direttive ben precise, in un luogo divenuto simbolo di anelito all’italianità, culla dell’irre-
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                 dentismo, glorificato nel 1919 dall’eroico sbarco delle truppe italiane e di D’Annunzio .
                 Un’aquila legionaria, quattro rostri recuperati da navi romane, ai quali si accostavano i
                 leoni alati di Venezia, parte dell’apparato decorativo di sedili e di basi del parco in cui si
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                 ergeva l’ara .
                      L’evocazione della potenza marittima di Roma antica prima e della Repubblica di Ve-
                 nezia poi erano i più fulgidi esempi per esaltare la vocazione dell’Italia fascista di potenza
                 marinara e di gloria militare, alla base della politica espansionistica di Mussolini . I versi
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                 di Gabriele D’Annunzio iscritti nella targa posta accanto ai rostri, «O mare non mi rendere
                 i miei morti, né le mie navi, rendimi la Gloria» (tav. V), da uno dei suoi Canti della guerra
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                 latina del 1918 , consacravano la vittoria sulle teste dei Caduti Dalmati, così come il “ba-
                 stone del comando” la consacrava simbolicamente nelle mani del capo del fascismo.


                 Il “bastone del comando” dI benIto mussolInI                                       S. Pennestrì





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