Page 47 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia   – CONTRIBUTI                     47


         di ossa  numerosi casi di artropatie e di deformazioni ossee.


         2    L’argomento è noto cfr. bErg, vibE müllEr 1989; DubuiS, FrEy-KuPPEr 1995; SuchoDolSKi 1995.
         3    Cfr. per tutti sull’argomento blacKburn 1993, alle pp. 39 e 42.
         4    Riguardo ai depositi di fondazione, si tratta di una pratica molto antica che risale almeno al mondo romano e che
         proseguì anche in età moderna: esemplari numismatici (soprattutto medaglie) venivano realizzati con lo scopo di es ­
         sere consapevolmente deposti ed offerti nei pressi dell’altare al momento della sua costruzione.     . bErnarDElli 2010 e
                                                                                             v
         bErnarDElli 2011 e bibliografia ivi citata.
         5     La discriminante nel riconoscere l’uno o l’altro fattore è essenzialmente il numero di esemplari riscontrati nell’indagine:
         si tratterà di attribuire ai reperti un ruolo come offerta solo nel caso in cui ci si trovi davanti ad un numero sufficiente ­
         mente rilevante di elementi.
         6    Considerato che il presente testo intende offrire spunti di analisi dei rinvenimenti monetari all’interno del quadro
         generale della circolazione numismatica friulana, si è scelto di procedere alla presentazione dei reperti secondo un
         ordine cronologico e non suddividendo l’elencazione all’interno dei due vani di indagine (ossario e sacello di San
         Michele) in cui, tra l’altro, le indagini archeologiche non sono concluse.
         7    Gli studi su cronologia e classificazione di questi esemplari in JimEnEz   et Al. 1984, in part. alle pp. 157-166; contra
         murari   1985. Una rilettura completa ed aggiornata del problema, con soluzione probabilmente definitiva, in  “Medieval
         European Coinage” 12. Ringraziamo Andrea Saccocci che ci ha consentito la consultazione dei suoi appunti inediti su
         cui basiamo le cronologie qui adottate.
         8    Gli interventi più significativi sulla circolazione monetaria medievale nel Triveneto sono ad opera di Andrea Saccocci:
         sui lavori di questo studioso basano la maggior parte delle considerazioni nel presente lavoro. Per un riferimento


         generale si rimanda a Saccocci 2004,   Saccocci 1999, Saccocci 1992.
         9    Per la presentazione del problema si veda bibliografia citata alla nota precedente.


         10    Sulla svalutazione nell’ XI e XII secolo del numerario veronese v. murari 1951, in partic. pp. 20 e 25; JimEnEz   et Al.
         1984, pp. 157-166.
         11    Sono esemplari del tipo CNI, VII, pp. 10-17, nn. 1-52.
         12      ronco 1999; PaSSEra 2000.
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         13    Sull’argomento cfr. härTEl 1996.
         14    Cfr. STahl 1999 e STahl 2001, in part. pp. 16-27.


         15    Per la monetazione medievale di Aquileia si veda bErnarDi 1975.



         16    Cfr. rizzolli 1991, pp. 72-74. Sull’argomento v. anche murari 1984.

         17    PaPaDoPoli 1893-1919, pp. 109-111 e 120-122; lanE, muEllEr 1985, pp. 126-129.


         18      ronco 1999, pp. 125-127 e bibl. ivi citata.
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         19    bErnarDi 1975, pp. 23, 103.
         20    Saccocci 1992, pp. 373-374.
         21    Come successe in Tirolo, anche nei paesi Balcanici cominciarono ad essere imitate le emissioni della moneta grossa.
         Al contrario dei grossi tirolini, si coniarono monete del tutto simili a quelle venete per cercare di sostituirle almeno nella

         circolazione locale, cfr.   rEngJEo 1959, p. 64.
         22    Una rilettura dei motivi araldici sulle monete aquileiesi è recentemente stata proposta in PaSSEra c.s.

         23    Sulle unità di conto e le monete “fantasma”, cfr. PaPaDoPoli 1893-1919, p. 76 e soprattutto ciPolla 1957, pp. 51-65.
         24    I rinvenimenti difatti testimoniano in regione diversi usi monetali rispetto ai documenti, comprendendo anche nu ­
         merario estero: l’ingresso di monete di altre zecche si giustifica, naturalmente, con la convenienza di utilizzare monete
         impoverite nell’intrinseco al posto di quelle migliori.
         25    Cfr. ad es. la ricostruzione del quadro storico in TirElli 2000, pp. 98-114.
         26      Di ronco 1999, p. 101 nota 232 e bibliografia ivi citata.





         27     Solo da siti limitrofi (Venzone, Cavazzo Carnico, Vito d’Asio) sono note ben 31 monete simili, v. Di ronco 1999, p.


         148; PaSSEra 2000, pp. 71-72.
         28    PaPaDoPoli 1893-1919, pp.64-65 e 90-94.






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