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58 Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio – CONTRIBUTI
cogliere l’amenità di un paesaggio cui fanno da cornice i Colli Albani, la maestosità del Monte
Cavo e la cui vocazione agricola è stata ben radicata fino ad epoca recentissima. Nell’antichità
la viabilità ruotava attorno alle arterie principali costituite dalla via Appia, dalla via Cavona e dal
la cosiddetta via Castrimeniense, denominazione moderna legata al municipio romano di Castri
moenium. Quest’ultima coincide probabilmente con uno o più tracciati che sin dalla preistoria
seguivano il cosiddetto “crinale di Roma”, collegando Monte Crescenzio presso Marino a Monte
Antenne nell’area di Roma. La sua antichità e continuità di frequentazione sono state ribadite dal
rinvenimento di due tracciati ascrivibili ad essa emersi nel sito Marcandreola, e dalle testimonian
ze archeologiche a questi connesse.
Con lo scavo è stata messa in luce una stratificazione molto articolata riferibile a un ampio
orizzonte cronologico, compreso tra l’età arcaica e il tardo impero. Tra le realtà emerse spicca
una monumentale cisterna trapezoidale (fig. 2) realizzata nella parte inferiore tagliando il sub
strato vulcanico, mentre la porzione relativa all’elevato è
in opus signinum, muratura resa impermeabile grazie
alla mescola di sabbia, calce e pietrame che, dopo
la gettata, veniva battuta per aumentarne solidità
pilastri, realizzati con la
e resistenza all’acqua. I
stessa tecnica, erano di supporto alla copertura,
ormai perduta e presumibilmente costituita da
volte a crociera. Per i dati emersi in fase di scavo
la cisterna è stata attribuita ad un arco cronolo
gico compreso tra la fine del I secolo a.C. e il I
secolo d.C.
Sulla pavimentazione è visibile la depres
sione funzionale alla decantazione, il lacus,
dal quale le acque depurate raggiungevano
una condotta idrica per mezzo di due fistule
in piombo. La condotta è scavata nel substrato
e presenta pareti verticali rivestite da un para
mento in opera reticolata.
Sempre legata al sistema di distribuzione
delle acque è una maglia di condotte ipogee,
individuate in superficie da sei pozzi di ispezio
ne, tagliati nel peperino.
Di grande importanza risulta essere la vo
cazione funeraria dell’area, derivata dalla con Fig. 4 – SoPrinTEnDEnza PEr i bEni archEologici DEl lazio. Urna
suetudine di localizzare le sepolture nei pressi cineraria dal “Sito Marcandreola”. © Sbal.
della viabilità principale. Testimonianze in tal
senso sono emerse in anni recenti grazie al rinvenimento di incinerazioni ed inumazioni lungo il
tracciato della via Castrimeniense. La testimonianza più antica portata alla luce nei pressi del sito è
un’olla cineraria ad impasto semidepurato con fondo piano, corpo globulare leggermente compres
so, spalla rientrante con breve collo a profilo concavo e orlo svasato (fig. 4). La datazione all’XI/X
secolo a.C. si attribuisce per gli elementi ornamentali incisi, avvicinabili a quelli della facies di Bo
schetto.
A ovest della cisterna, è stata messa in luce una strada basolata sulla quale si riconoscono varie
fasi di percorrenza (fig. 3) e alla quale sono collegate sette sepolture ad incinerazione in olla entro
fosse circolari ricavate nel substrato in peperino, ascrivibili ad età tardo repubblicana. In origine le
sepolture dovevano essere in maggior numero, come riscontrabile da alcune tracce ancora presenti
sul terreno, ma le successive edificazioni lungo questo tracciato le hanno obliterate. Allineato al
percorso è un paramento in blocchi di peperino, addossato ad una parete ricavata nel substrato
litoide e legato a questa tramite un nucleo in muratura cementizia (fig. 5).
La struttura ha come elementi angolari paraste di ordine tuscanico, con basi articolate in toro
e listello su plinto e si caratterizza per la presenza di una scalinata della quale rimangono in posto
cinque gradini in peperino e che bipartisce simmetricamente l’alzato. Pur non essendo ancora stati
“SiTo marcanDrEola” (ciamPino – rm): DaTi numiSmaTici A. Betori, A.L. Fischetti, A. Pancotti

