Page 86 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 5-2014
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86                                                    Fondazione Enzo Hruby     ATTI CONVEGNO
                                                                                          –


                  La Fondazione Enzo Hruby è dunque espressione di un’azienda privata italiana e  pren      ­
             de il nome dal suo fondatore e attuale Presidente, mio padre Enzo Hruby, che nella seconda
             metà degli anni Sessanta introdusse per primo in Italia la sicurezza elettronica presentando
             nel 1968 alla Fiera di Milano il primo sensore di movimento a ultrasuoni. Nel 1974 è nata
             HESA S.p.A., che è presto diventata un punto di riferimento nel settore della sicurezza, con
             sistemi e linee di prodotti caratterizzati da alta qualità e tecnologia avanzata (fig. 8). Nel corso
             degli anni il mercato della sicurezza è cambiato molto e la nostra  società ha saputo mantene  ­
             re la sua posizione operando con coerenza e con l’obiettivo costante di soddisfare al meglio
             le esigenze degli installatori di sicurezza.   In un quadro competitivo sempre più complesso
             e in rapida e continua evoluzione, HESA ha ritenuto di dover far qualcosa per dare visibilità
             a tutto il settore della sicurezza verso il mondo “esterno”,
                                                                          cioè le Istituzioni, i grandi utenti
             finali e l’opinione pubblica. Seguendo questi ragionamenti, nel 2007 abbiamo costituito la
             Fondazione Enzo Hruby, che ha ottenuto il riconoscimento nazionale di personalità giuridica
             e che rappresenta un primato in Italia e in Europa per la protezione del patrimonio storico-

             artistico italiano.
                  Abbiamo fatto questa scelta perché crediamo che sia dovere di ognuno di noi contribui     ­

             re,   con le risorse e le conoscenze di cui dispone, alla salvaguardia di un patrimonio culturale
             unico al mondo, che tutti gli altri Paesi ci invidiano. Questo patrimonio è vastissimo: dalle
             vallate alpine alle isole, dalle città d’arte ai piccoli borghi di campagna, sono migliaia i tesori
             che costituiscono il cosiddetto museo “diffuso” e che sono costantemente esposti ai rischi dei
             furti e degli atti di vandalismo.
                  In un momento storico come quello attuale, in cui la spesa pubblica destinata alla cultura
             è ridotta ai minimi termini (nel 2012 il Pil è sceso allo 0,11% dal già misero 0,19% del 2011)
             il patrimonio culturale italiano è assai bisognoso dell’intervento dei privati, che però do­
             vrebbero essere incentivati con agevolazioni fiscali e con un giusto ritorno di immagine. Per
             quanto possa sembrare incredibile, offrire un contributo e un sostegno per la protezione del
             patrimonio culturale è una sorta di percorso a ostacoli. Non si tratta quasi mai di cattiva fede,
             piuttosto mancano gli strumenti giuridici  che permettano alla Pubblica Amministrazione non
             solo di favorire, ma anche semplicemente di accettare il sostegno dei soggetti privati. Più in
             generale,   manca un’adeguata sensibilità verso il tema della sicurezza, che in Italia assomiglia

             purtroppo a Cenerentola, in quanto non le viene ancora riconosciuto il ruolo di primo piano
             che le spetta di diritto nell’ambito delle attività di tutela del patrimonio culturale. Quello che
             ancora stenta ad affermarsi è una capillare sensibilizzazione degli operatori dei beni culturali,
             la cui formazione,
                                 di natura storico-artistica, deve essere integrata con la conoscenza degli
             strumenti che le attuali tecnologie offrono per la sicurezza.
                  In un quadro che talvolta non lascia molto spazio all’ottimismo, la richiesta da parte del ­
             la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia di sostenere la protezione della
             mostra “L’eredità salvata” è un segnale importante della rinnovata attenzione delle Istituzioni
             pubbliche preposte alla conservazione dei beni culturali verso il tema della sicurezza. Il ti­
             tolo stesso della mostra dimostra un interesse non comune verso la protezione dei beni che
             ci sono stati tramandati dalle generazioni passate e che abbiamo il dovere di consegnare a
             quelle future. Il fatto che questa eredità sia “salvata” richiama alla mente sia gli importanti
             recuperi effettuati dalle Forze dell’Ordine, sia i rischi ai quali il nostro patrimonio culturale è
             costantemente sottoposto.
                  Come abbiamo spesso ripetuto in questi anni, la sicurezza è la prima forma di tutela e
             il presupposto indispensabile per la valorizzazione dei beni culturali. Oggi le più moderne
             tecnologie di sicurezza non si limitano a garantire la massima tutela dei beni protetti ma
             diventano anche un efficace strumento per la loro valorizzazione. Nell’ambito della sicurez­
             za, la videosorveglianza è il settore in più rapida evoluzione e offre strumenti con poten­
             zialità straordinarie,   tra cui la videoanalisi, che permette ad esempio di rilevare e segnalare
             l’asportazione di un oggetto o l’abbandono di un pacco. La Fondazione Enzo Hruby ha
             già potuto dimostrare in alcuni dei progetti sostenuti come il sistema di videosorveglianza
             possa diventare anche veicolo di promozione dello stesso bene oggetto di protezione, con
             un’ottima ricaduta economica per le Amministrazioni locali e le attività turistiche ad esse
             collegate.




                      e
             pubbLiCo     privato   per     protezione   deL   patrimonio   CuLturaLe              C. Hruby
                                   a
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