Page 91 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 5-2014
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Introduzione – TAVOLA ROTONDA                                                                91



                 Nella discussione,   le argomentazioni dei responsabili della tutela, impegnati nella dimo­

            strazione della chiarezza del dettato legislativo e dell’efficienza nell’azione repressiva, hanno
            solo accennato a due criticità della loro azione, che forse conviene analizzare. In caso di furto,
            infatti, la necessaria azione repressiva e di indagine, che per i Beni Culturali di altro tipo può
            servirsi di un adeguato schedario dei beni trafugati, per le monete diviene quasi sempre più
            difficile, se non talvolta impossibile. La moneta, infatti, è un multiplo (quindi con la presenza
            nelle collezioni e nel mercato di esemplari apparentemente identici) e richiede una documen    ­
            tazione molto sofisticata (immagini a sufficiente definizione, peso esatto, particolarità speci ­
            fiche di ogni esemplare) per poterla riconoscere una volta individuata sul mercato. Mercato
            che è caratterizzato dall’enorme massa di materiale in vendita,   con una mobilità delle monete
            su scala mondiale. È, quindi,  necessario agire in termini preventivi, con sistemi di sicurez  ­
            za e regolamenti interni che impediscano il furto di oggetti che sottratti possono divenire
            irrecuperabili. In alcuni casi, nelle strutture statali e nei più importanti Musei di Ente locale,
            la tutela delle collezioni è validamente assicurata e le procedure per l’accesso ai materiali
            sono rigorose, così come è stato affrontato validamente il problema della schedatura e do­
            cumentazione di centinaia di migliaia di beni. Ma nel passato, e temo ancora oggi, le risorse
            finanziarie investite nel programma di tutela di questi beni sono sempre state inadeguate ad
            affrontare anche l’emergenza e sono state sempre costantemente ridotte. Così come è stato
            ridotto nel tempo il personale specializzato destinato alla gestione dei medaglieri.
                 Nei casi, fortunatamente episodici, di furto, è naturale che i responsabili delle indagini
            (Carabinieri e Finanza) tendano a coinvolgere in termini indiziari il naturale mercato di desti­
            nazione degli oggetti trafugati, estero ma anche nostrano. Con, quindi, un aggravamento dei
            controlli, delle verifiche e delle denunce. Se non dei sequestri, che coinvolgono, a cascata,
            anche il collezionismo privato. Ciò riguarda anche la moneta da scavo clandestino, in termini
            ancora più drammatici, in quanto si ignora la natura del bene trafugato, che, comunque, se
            intercettato, non può avere documentazione di legittimo possesso. Ne scaturisce, ovviamente,
            un’inevitabile denuncia.
                 Nell’approdo all’autorità giudicante si verifica un altro momento di criticità, che non è
            stato citato nella discussione, al quale accenno soltanto, ma che è esperienza di quanti di noi
            sono stati attivi come periti dei Tribunali. Molto spesso, infatti, nonostante l’evidenza delle
            prove raccolte, l’autorità giudicante tende a privilegiare, nei fatti, le ragioni del’inquisito ri­
            spetto a quelle dell’autorità inquirente.

                 Tutto ciò delinea un quadro molto confuso, nel quale si hanno obiettive e gravi difficoltà
            per il mercato regolare, con una situazione permanente di rischio di sequestro per tutti i col­
            lezionisti, che tendono, quindi, ad occultare le loro collezioni e ad approvvigionarsi in termi ­
            ni trasversali, con transazioni non denunciate, nel mercato nazionale o estero e sul mercato
            clandestino (commettendo quindi reati), o a rinunciare al collezionismo.
                 Non è facile, nell’attuale situazione normativa e soprattutto culturale,   proporre soluzioni
            valide e risolutive. Non si insisterà mai a sufficienza sulla necessità della protezione sempre
            più valida delle straordinarie collezioni pubbliche italiane, soprattutto quelle affidate ad Enti
            Locali privi di efficienti realtà museali e sulla loro globale ed accurata documentazione. Ciò –
            lo ribadisco – con adeguati investimenti, che finora solo raramente sono stati concessi e che,
            anzi, si sono ridotti nel tempo.
                 La ricerca di soluzioni mi appare, però, tragicamente destinata all’insuccesso, se si con­
            sidera come si tenda a sottovalutare la scarsa consapevolezza da parte del cittadino dell’im­
            portanza della memoria materiale che il nostro paese ancora conserva. Le premesse della
            dispersione e distruzione del nostro patrimonio archeologico, nel quale è da intendersi anche
            quello numismatico, non sono forse da cercare esclusivamente nella frequente violazione del    ­
            le leggi dello Stato per i Beni Culturali o nei furti, ma sono culturali. Mi riferisco non solo alla
            moneta,   ma in generale al documento “archeologico” ancora nel suo contesto archeologico,

            realtà fragilissima che sola può restituirci intatta la memoria della nostra storia.
                 Ben raramente il cittadino, anche di media cultura, percepisce l’importanza, per la co    ­
            noscenza del suo passato, del documento archeologico che non sia di grande evidenza. Il
            documento non è solo Colosseo, o Grande Terme, o scavi di Pompei, ma è quasi sempre una
            piccola moneta, un coccio apparentemente trascurabile, una traccia di muro, con il contesto




            sui   probLemi   deLLa   tuteLa     deLLa   riCerCa                                 E.A. Arslan
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