Page 320 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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                   Ancor più antiche, tra le serie conservate, sono alcune emissioni di Gelas, che dal se-
             condo decennio del V secolo a.C. conia didrammi d’argento col tipo di rovescio del cavaliere,
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             utilizzato, per Caccamo Caltabiano , come allusivo anche all’articolarsi dei poteri e ruoli all’in-
             terno della monarchia dinomenide. Ad essi segue la coniazione di tetradrammi (tav. 1) con il
             tipo della quadriga, mutuato da Siracusa a seguito del prevalere della sua influenza sull’isola
             dopo la vittoria di Himera. Comune ad entrambi i nominali è il tipo del toro androprosopo,
             che secondo diversi studi, non rimanderebbe tanto alla figura mitica di Acheloo quanto a
             Gelas, divinità fluviale ed eponima della città .
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                   Altre divinità fluviali sono rappresentate nello stesso periodo al R/ di tetradrammi e
             didrammi di Selinous. La figure, definite in leggenda dai loro toponimi (Selinos ed Hypsas),
             sono ritratte nell’atto di compiere una libagione, documentata, in entrambi i rovesci delle
             monete, da un altare sacrificale e dalla presenza della phiale nelle mani dei due personaggi.
                   Una zecca molto produttiva nel V secolo a.C. è anche quella di kamarina  con la sua
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             emissione di diversi nominali e tipi, tra cui in particolare litrai con i tipi Nike e Athena, o for-
             se la ninfa eponima , stante (fig. 1) e, a partire dal 420 ca. a.C., da tetrantes con Gorgoneion
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             e civetta.































             FiG. 1 – Museo archeoloGico NazioNale di ParMa, MedaGliere. Litra di Kamarina, 461-440/435 a.C. (cat. 16). © Mibact - CMP.



                   Particolarmente operativa nello stesso periodo è la zecca di Leontinoi, che si rivela una
             delle poleis più attive nella coniazione dell’argento sia sotto il controllo siracusano, sia nel
             periodo di riacquistata indipendenza e alleanza con Atene. Le sue serie mostrano uno stretto
             legame tra la città e il culto apollineo, dimostrato dalle adozioni come tipi della testa di Apol-
             lon e del tripode delfico.
                   La zecca maggiormente documentata dell’area occidentale della Sicilia, sempre all’interno
             del museo di Parma, è quella di Akragas, per la quale si dispone di una documentazione che
             copre un arco temporale che va dalla metà del V secolo a.C. ai primi anni del III secolo a.C.
                   Le monete maggiormente rappresentative del primo periodo sono tetradrammi con il
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             tipo “positivo” del granchio palustre  (fig. 2), emesse dopo la tirannide di Terone, e triantes
             fusi a forma di sigilli cuneiformi con i tipi Aquila/Granchio e con alla base 4 globetti che ne
             indicano il valore.
                   Nel IV secolo a.C., nel periodo post-dionigiano, Akragas batte hemilitra con il simbo-
             lo del granchio e 6 globetti posti come segno di valore, e dal 338 a.C., nominali in bronzo
             con la testa di Zeus Eleutherios, molto simile a quello presente sulle pesanti serie bronzee
             della Symmachia timoleontea , e al R/ un’aquila ad ali spiegate su lepre, simbolo della vita
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             LE MONETE DELLA SICILIA CENTRO-OCCIDENTALE                                           M. Spinelli
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