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56 Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI
nini. Rimasta incompiuta ancora una volta, dopo il 1622, vide un nuovo intervento settecen-
tesco ad opera del celebre architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot. L’aspetto attuale
dell’edificio venne ideato da Nicola Bettoli e Paolo Toschi tra il 1822 e il 1834. Tale intervento
andò parzialmente perduto quando l’edificio venne bombardato durante il secondo conflitto
mondiale (maggio 1944).
Se in epoca farnesiana l’edificio era già sede di una libreria e quadreria, durante il go-
verno di Don Filippo di Borbone (1748-1765) (tav. I), ospiterà l’Accademia di Belle Arti con
la sua collezione, da cui poi hanno origine la Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina ed il
Museo archeologico, istituzioni oggi riunite, insieme al Museo Bodoniano e il Teatro Farnese,
nel recente Complesso Monumentale della Pilotta .
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Il Ducale Museo d’antichità, oggi Museo Archeologico Nazionale, nasce inizialmente
come luogo di raccolta delle collezioni antiquarie farnesiane di Parma e di quelle dei Gonza-
ga di Guastalla, ma è il 20 settembre 1760, con Rescritto Sovrano, che l’Istituzione nasce
ufficialmente e diviene sede delle testimonianze archeologiche che si vanno man mano dis-
sotterrando dal territorio del municipium piacentino di Veleia (fig. 1, tavv. II-III). Solo qual-
che mese prima, Don Filippo di Borbone si era fatto promotore dell’apertura degli scavi
per indagare i resti archeologici di questo insediamento romano sull’Appennino che aveva
fortuitamente restituito, nel 1747, la più grande iscrizione in bronzo proveniente dal mondo
romano, la Tabula Alimentaria Traianea.
Tali scavi, promossi come tentativo di emulare gli interventi di cui erano oggetto nello
stesso periodo le città vesuviane e per risarcire la spoliazione effettuata ad opera di Carlo di
Borbone, divenuto re di Napoli nel 1734, che aveva portato con sé le collezioni ducali, dan-
no un notevole impulso alle raccolte del Ducato e lo arricchiscono soprattutto di sculture e
marmi pregevoli.
La seconda metà del secolo XVIII vede un interesse sempre più accentuato per il colle-
zionismo diffuso tra gli esponenti più in vista della società e dell’alta borghesia, dando il via
ad un tentativo di democratizzare la cultura, di rendere pubblica la fruizione delle raccolte
determindo così la nascita del Museo in senso moderno.
Il Museo di Parma inizia a rappresentare un esempio d’istituzione connessa ad un con-
testo archeologico e con l’acquisizione dei materiali provenienti dagli scavi (Veleia prima,
Luceria d’Enza poi) assume anche il carattere di Museo territoriale.
Alla caduta dei Borbone (1802) segue un periodo particolarmente difficile per il Museo.
La dominazione francese lo spoglia dei pezzi più prestigiosi che vengono traferiti al Musée
Central des Arts, de la Monnaie, des Medailles (ora Louvre).
In seguito al Congresso di Vienna, nel 1815, diviene Duchessa Maria Luigia d’Austria
consorte di Napoleone. Grazie alla sua lungimiranza e all’attenzione nei confronti del patri-
monio artistico, le istituzioni culturali godono da questo momento di una serie di decreti e
provvedimenti particolarmente favorevoli. Le raccolte trasferite a Parigi negli anni precedenti
ritornano a Parma, vengono incoraggiati gli acquisti di nuove collezioni e la Duchessa stessa
non manca di dare l’esempio ai cittadini facendo donativi al Museo e soprattutto al suo Me-
dagliere, di monete ed oggetti preziosi .
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I profondi sconvolgimenti portati dalla Rivoluzione francese e dal periodo napoleonico
portano indubbiamente trasformazioni anche nella cultura e nel modo di intendere questa
ed altre istituzioni cittadine: la conservazione dei valori, la rappresentazione del prestigio e
della gloria patria. L’apertura al pubblico, benché limitata ad uomini di cultura, giovani arti-
sti in formazione, conoscitori, appassionati d’arte e soprattutto viaggiatori, trova nel Museo
l’incarnazione di una concezione originale ed autonoma, non solo diversa, ma radicalmente
opposta a quella del collezionismo .
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Il periodo della reggenza di Maria Luigia può essere considerato il periodo d’oro dell’ar-
ricchimento del Museo. Il campo numismatico è certamente privilegiato, dal momento che
anche la scelta dei Direttori ricade in primo luogo su coloro che sono esperti nell’arte num-
maria. In questo primo periodo l’organizzazione del Museo non prevede segreteria, uffici
amministrativi, ma la sua gestione è lasciata ad un Direttore (o meglio Prefetto) che è uno
studioso, specialista e spesso collezionista egli stesso, che opera in solitudine, anche se tal-
volta coadiuvato da un unico impiegato.
STORIA DEL MEDAGLIERE M.C. Burani

