Page 61 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
P. 61
Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI 59
La prima Direzione è quella di Antonio Costa, il cui vero compito era dirigere gli scavi di
Veleia. Le sue indagini, ricche di risultati sotto molti punti di vista, avevano portato frutti piutto-
sto modesti nel campo della numismatica (tavv. II-III). Successivamente, l’incarico viene rivesti-
to da Paciaudi, assistito in modo non sempre brillante dal monaco cassinese Padre Andrea Maz-
za, che aveva assicurato al Museo le monete della collezione Canonici (1768) e Cattaneo (1777).
Nel periodo in cui è Prefetto l’abate genovese Angelo Schenoni, il Medagliere è incrementato
dalle fortuite scoperte dei ripostigli di Cortina di Chiaravalle della Colomba, nel piacentino
(costituito da un numero consistente di monete romane trovate nel 1781) e di Guardamiglio da
Lodi (563 monete da Carlo Magno a Lodovico Pio) ritrovate nel 1795. Viene poi acquistata la
raccolta dei Canonici Lateranensi di Piacenza: tale collezione, costituita e voluta dal canonico
Alessandro Chiappini, oltre che materiale numismatico annovera anche iscrizioni, sigilli, oggetti
preziosi e venne smembrata quando nel 1789 la Canonica fu soppressa ad opera di Ferdinando
di Borbone. Seguiranno le Direzioni de Lama (1799-1825) e Lopez (1825-1867) che rivestiran-
no, con il loro instancabile operato, un ruolo determinante nella formazione delle raccolte del
Museo in generale ma in modo particolare per quanto concerne gli apporti numismatici.
La fortunata scoperta delle monete e oreficerie del Teatro Regio nel 1821, seguita a bre-
ve distanza di tempo dall’opportunità di compiere acquisti di prestigiose collezioni numisma-
tiche, trova in questi due Direttori gli entusiasti interpreti dell’incessante generosità di Maria
Luigia. Si susseguono nel giro di pochi anni gli acquisti del Medagliere Bissi (1833), Rossini
(1835), Castiglioni (1835), Beffa (1838), Benucci (1839), Strozzi (1840). All’Unità d’Italia, l’Isti-
tuto vivrà ancora in un clima di fervore grazie ai frutti dei numerosi scavi archeologici con-
dotti ad intervalli di tempo più o meno regolari nel territorio di Veleia, ma anche alle indagini
compiute nella città e nel resto della provincia. Risalgono, per esempio, a questo periodo le
ricerche condotte nelle terramare emiliane da Pellegrino Strobel, professore di Scienze Natu-
rali dell’Università di Parma e da Luigi Pigorini (Direttore del Museo dal 1867 al 1875).
Gli anni tra la metà dell’Ottocento e i giorni nostri mostrano un taglio molto diverso al
significato stesso di Museo: non ha più un valore così preminente l’ampliamento delle colle-
zioni, oltre al fatto che i finanziamenti vengono via via ridotti e gli acquisti limitati drastica-
mente. L’attenzione viene sempre più spostata sul visitatore, che può non essere necessaria-
mente uno studioso. Viene così modificato lo spazio stesso (introduzione di teche, materiale
didattico, illuminazione…) ed i criteri espositivi non seguono più necessariamente un ordine
strettamente cronologico o non vengono sempre riuniti per classi di materiali. L’aspetto pub-
blico e didattico iniziano a prevalere, ed anche nella disposizione delle collezioni all’interno
delle sale l’intento sarà proprio questo: rendere i materiali meglio fruibili ai visitatori. Come
ricordato da M. Marini Calvani, “sarà il riallestimento voluto a metà degli anni Sessanta dal
Soprintendente Guido A. Mansuelli, coadiuvato dal Direttore Antonio Frova e dall’architetto
Leone Pancaldi, a restituirgli, trasferite le collezioni d’arte medievale e moderna alla Soprin-
tendenza competente, la primitiva funzione” .
3
La numismatica da questo momento non ha più un ruolo così preminente nella vita del
Museo né in quella degli studiosi che lo dirigeranno. Considerando al momento il settore pu-
ramente numismatico, durante le direzioni Pigorini (1867-1875), Mariotti (1875-1933), Mona-
co (1933-1958) e Frova (1958-1968) prevalgono i “cambi” di monete che il Museo possiede in
più esemplari, oppure vengono accolti doni, infine vengono consegnati a questa sede oggetti
e monete di scavo o provenienti da rinvenimenti fortuiti. I Registri d’Archivio a questo punto
si fanno meno consistenti ed hanno sempre più l’aspetto di comunicazioni burocratiche. Vie-
ne a mancare del tutto la partecipazione emotiva e la consuetudine di affidare alla carta non
solo documenti, ma anche riflessioni, digressioni, osservazioni personali che vanno ben aldilà
della pratica amministrativa come testimoniano le carte d’Archivio ottocentesche.
La storia del Medagliere attraverso i documenti d’Archivio e bibliografici
Archivio, nella sua accezione comune, è “Il complesso della documentazione di qual-
siasi natura, organicamente prodotta e acquisita per determinati fini da enti o da persone” .
4
La nascita dei primi archivi può essere fatta risalire al secolo XV circa, quando Stati e
Regni europei cominciarono a dotarsi di un apparato governativo più stabile e complesso,
STORIA DEL MEDAGLIERE M.C. Burani

