Page 62 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             costituito da organi centrali e periferici per l’espletamento di varie funzioni (amministra-
             zione fiscale, giudiziaria, lavori pubblici, ecc.). La produzione degli atti e dei documenti,
             vera e propria prova materiale del lavoro svolto dai vari enti, e la conseguente necessità di
             mantenere una memoria di quanto prodotto, portò col tempo le amministrazioni a dotarsi
             di un archivio per conservare gli atti raccolti nel corso dei secoli.
                   Nell’ambito  della  ricerca,  il  documento  d’archivio  non  solo  rappresenta  una  fonte
             storica diretta, utile alla comprensione di un determinato evento, ma assume un significato
             peculiare poiché ci offre la visione sia dell’organo ufficiale che l’interpretazione potremmo
             dire soggettiva dell’autore del documento stesso (soprattutto per quel che riguarda i secoli
             passati). Se talvolta l’analisi delle fonti archivistiche può condurre ad una vera e propria
             miniera d’informazioni, può essere però tra le più difficili e complesse. A rendere parti-
             colarmente arduo il lavoro, oltre alla ricerca e allo spoglio, concorre un altro fattore, cioè
             l’unicità del documento la cui consultazione può avvenire solo presso la sede dell’Archivio
             stesso.
                   L’Archivio del Museo Archeologico Nazionale non sfugge a tali caratteristiche. Ricco
             di manoscritti di ogni genere, dalle note apposte a matita blu sulle copertine, per esempio,
             come nel caso del Direttore Monaco, ai precisi disegni a penna di de Lama, ogni carpetta e
             faldone raccoglie lettere, appunti, annotazioni di ogni tipo. Soprattutto i Registri, gli Inventa-
             ri, i Cataloghi, compilati tra la fine del ’700 e l’’800 che trattano gli acquisti, la composizione
             delle collezioni, gli scambi di pareri su oggetti antichi tra studiosi, hanno il merito di permet-
             terci di interpretare il carattere storicistico, l’intento didattico o meno, i criteri museografici,
             l’orientamento culturale del momento e la scelta dei manufatti in esame. Pertanto risultano
             ben evidenti quali siano state considerate le classi di materiali che hanno rivestito un ruolo
             primario e quali siano state considerate del tutto secondarie.
                   La numismatica, per esempio, insieme a quello relativo agli scavi di Veleia, rappresenta
             tra i documenti d’archivio l’argomento forse più dibattuto e documentato sotto tutti i punti di
             vista. I compilatori, per esempio, oltre a scambiarsi informazioni, operare confronti e propor-
             re interpretazioni degli esemplari numismatici, si preoccupano di trovare razionali e condivi-
             sibili criteri di classificazione: le “Premesse” agli inventari non mancano quindi mai ed in esse
             sono esplicitate le modalità di catalogazione. Le monete sono suddivise per aree geografiche,
             per affinità cronologiche, per autorità emittente e per rispondere alle esigenze di studio ed
             interesse del tempo e così via.
                   Anche tra le pagine della ricca raccolta di Registri ed Inventari e nelle bozze più o meno
             complete che affrontano la storia del Museo di Parma, la trattazione degli apporti numismati-
             ci riveste un ruolo preminente, è quello che assorbe maggiore interesse, che non manca mai
             di essere ricordato con dovizia di particolari tra le raccolte che costituiscono i “monumenti”
             conservati in questa sede. Anche nell’assegnare l’incarico di Direttore, come già detto, si tiene
             conto che lo studioso sia soprattutto esperto in questa disciplina.
                   La storia che viene offerta in questo volume ha innanzitutto lo scopo di ricostruire le
             tappe fondamentali della formazione dell’importante Medagliere del Museo Archeologico di
             Parma e di risalire, se è possibile, alla provenienza del materiale numismatico che vi è conser-
             vato (fig. 2). Compito non facile, poiché tutto quanto raccolto, donato, acquistato è confluito
             all’interno degli armadi che conservano l’intero patrimonio numismatico del Museo e distri-
             buiti in ordine cronologico, smembrando raccolte e collezioni. Non sempre inoltre è possibile
             seguire il “percorso” compiuto dagli esemplari nel corso del tempo e discernere, per sempio,
             se quelli elencati nei registri di un determinato periodo sono ancora parte del Medagliere o
             sono stati oggetti di cambio. Il riconoscimento dei singoli esemplari, acquisiti negli anni in cui
             la fotografia non faceva ancora parte delle risorse al servizio di archeologi ed eruditi, è spesso
             arduo, soprattutto laddove della stessa tipologia abbiamo più esemplari. Inoltre, non tutto
             quanto raccolto in oltre duecento anni di storia di tale Istituto è stato finora oggetto di studio
             e sistematica inventariazione. Auspicando che si possa giungere ad una conoscenza sempre
             più completa delle raccolte, si è cercato di colmare i vuoti dando maggior dignità anche a
             materiali che figurano per ora soltanto nei Registri dei Doni o degli Acquisti, per esempio le
             numerose ed interessanti medaglie.



             STORIA DEL MEDAGLIERE                                                              M.C. Burani
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