Page 81 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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UN DIRETTORE ILLUMINATO:
PADRE PAOLO MARIA PACIAUDI (1763-1785)
La direzione di Padre Paciaudi (1763-1785): un torinese a Parma
Negli anni sessanta del Settecento Parma diviene un centro culturale in cui si rispecchia-
no tutte le novità del “secolo dei lumi”, tanto da aspirare a divenire un modello di trasforma-
zione intellettuale e politica per il resto d’Europa (tav. II).
In questa sede Guglielmo Du Tillot (Bayonne 1711- Parigi 1774), primo Ministro di
Don Filippo di Borbone dal 1759 opera una serie di riforme per attuare un piano culturale
e propagandistico . Per realizzare tale compito si avvale di alcuni collaboratori: gli storici
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Ireneo Affò, Giuseppe Pezzana, redattore della Gazzetta di Parma, che ricoprì il ruolo del
più importante organo di propaganda del Ministro ed infine il teatino Padre Paolo Maria Pa-
ciaudi, piemontese (tav. I). Chiamato a Parma nel 1761 quale bibliotecario ed antiquario, gli
fu affidata la costituzione della Regia Biblioteca Parmense, che assicurò alla città manoscritti
ed edizioni di pregio. In essa introdusse il sistema innovativo delle schede mobili e i volumi
vennero ordinati per argomenti.
Il Padre Paciaudi affrontò numerosi viaggi in Italia e all’estero dove intrecciò vivaci
rapporti con le personalità eminenti dell’epoca (tav. II). A Parigi, inviato con il consenso del
Du Tillot, incontrò l’eclettico Conte de Caylus, noto studioso parigino delle antichità romane,
interessato all’instrumentum domesticum, storico, antiquario, ideatore di un metodo innova-
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tivo di descrizione e comparazione dei materiali archeologici .
Paciaudi assunse nel 1763 anche l’incarico di Prefetto del Museo. La gravosità di tale
impegno che fino a quel momento aveva rivestito Costa, poco esperto di ricerca archeologica
e confuso nella redazione dei risultati ottenuti con le ricerche a Veleia (fig. 1; tav. IV), rendeva
le richieste di Du Tillot difficili da ottemperare: scrivere un’opera che ricostruisse l’assetto
urbanistico di Veleia sulla base dei monumenti rinvenuti e fornire la descrizione dei materiali
portati alla luce.
Già dal 1757 De Caylus e Paciaudi, intrattenevano una fitta corrispondenza e, con le
scoperte di Veleia, era aumentato l’interesse del francese per le “terraglie” portate alla luce. Il
carteggio tra i due studiosi rivela anche un atteggiamento piuttosto critico nei confronti del
canonico Costa, che fu destituito dal suo incarico nel 1763 anche grazie a queste valutazioni
certamente degne di ascolto presso il ministro francese.
Il nuovo Prefetto, zelante quindi nello svolgere i propri compiti fuori dalla sua patria,
mantenne però sempre un legame privilegiato con la sua amata Torino, dove tornava non
appena le occupazioni glielo consentivano. Fu sua l’idea di far arrivare a Parma Giovan Bat-
tista Bodoni (tav. III), insigne tipografo di Saluzzo, al quale fece poi dono alla sua morte del
prezioso carteggio (donato successivamente dal Bodoni alla Biblioteca Palatina).
Dotato di eccezionali talento e cultura, ammirato e descritto come persona di grande in-
gegno, il teatino ebbe vasta popolarità tra gli eruditi contemporanei, che ne apprezzarono so-
prattutto le grandi conoscenze numismatiche. Egli iniziò ad attendere scrupolosamente al suo
nuovo incarico, facendo in modo che “i bronzi figurati più belli” (provenienti da Veleia) fosse-
ro conservati provvisoriamente nella Biblioteca in attesa di trovare una definitiva sistemazione
nella Sala destinata a Museo, cioè nella Galleria Farnesiana. Ricordiamo a questo proposito
che, fino al 1785, anno della morte di Paciaudi, le cariche di Prefetto del Museo e di Bibliote-
cario erano ricoperti dalla stessa persona. Gli incarichi separati verranno assunti dopo di lui
dai suoi successori: Padre Ireneo Affò diresse la Biblioteca e Don Angelo Schenoni il Museo.
PADRE PACIAUDI (1763-1785) M.C. Burani

