Page 200 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 12-2018
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                sottotenente Giuseppe Cirignotta a capo della Tenenza di Pavia, avviarono le indagini che,
                benché “ostacolate dall’omertà dei borghigiani di San Genesio e dal tempo trascorso” , por-
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                tarono però a individuare il gruppo dei rinvenitori  e a risalire agli acquirenti di almeno una
                parte del tesoro.
                      In particolare, il Maresciallo Pozzi venne a conoscenza dalla madre di Ferrari dei nomi
                dei rinvenitori e dell’acquisto di un un fucile fatto dal figlio con la sua parte del ricavato dalla
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                vendita delle monete .
                      Il  21  dicembre  1949  venivano  fermati  e  interrogati  Lino  Casazza  ed  Emilio  Magani.
                Dopo aver inizialmente negato tutto, i due dichiaravano di essere in grado di accompagnare
                i Carabinieri dai ricettatori a Milano.
                      Il maresciallo Pozzi e l’appuntato Venanzi, in borghese, si recarono quindi con Casaz-
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                za e Magani dalla Uboldi la quale, “dopo lungo tergiversare” , finì con l’ammettere di aver
                acquistato le monete e di averle successivamente rivendute a Tribolati, ma, solo dopo che
                quest’ultimo aveva dichiarato di aver acquistato esclusivamente esemplari in argento, si deci-
                se a consegnare la moneta d’oro che teneva in casa.
                      Il 26 dicembre 1949 i Carabinieri consegnavano a Gaetano Panazza, direttore dei Civici
                Musei di Pavia, una moneta d’oro, 6 multipli di siliqua, 76 miliarensi e 394 silique . In se-
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                guito, avrebbero recuperato anche le tre monete acquistate da Tinozzi e il vasetto d’argento.
                      Appena avuta notizia del recupero l’allora Soprintendente Nevio Degrassi (tav. II), in
                stretta sinergia con Panazza, si prodigò per il recupero dei materiali mancanti, avviando in
                sostanza una indagine parallela rispetto a quella condotta dall’Arma dei Carabinieri. Ottenne
                la collaborazione del giovane Secondo Ferrari che divenne il principale testimone del rinve-
                nimento e degli avvenimenti successivi, effettuò sopralluoghi per la verifica del contesto e,
                grazie al Comando militare di Milano, fece effettuare il 16 marzo 1950 dal Battaglione Artieri
                di Pavia, alla presenza del generale Oscar Ulrich Bansa, già Comandante della Scuola del Ge-
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                nio di Torino e allora docente di Numismatica presso l’Università di Padova , una accurata
                ricerca con un cercametalli, nella speranza che qualche moneta fosse sfuggita ai rinvenitori.
                Ma senza esito, a conferma della cura con cui le monete erano state raccolte. Avuta notizia
                del possibile deposito presso il Monte dei Pegni di monete antiche per un valore riferito di
                500.000 lire, tentò di avere accesso ai registri di questo istituto. Questa linea di indagine non
                fu in seguito perseguita nemmeno in sede processuale, lasciando il dubbio che in questo
                modo si sia persa l’occasione di recuperare la parte del ripostiglio mancante e che potrebbe
                essere stata dispersa sul mercato internazionale. Nella corrispondenza conservata nell’archi-
                vio della Soprintendenza c’è, infatti, una nota di Panazza  in cui si segnala la presenza di
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                multipli di siliqua analoghi a quelli di San Genesio in un catalogo d’asta di Basilea .
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                      Inoltre, dopo il clamore suscitato dal rinvenimento con pubblicazione di notizie sulla
                stampa, Degrassi ricevette, da due diverse persone che non vollero identificarsi, altre 60 mo-
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                nete , fra cui due multipli che sarebbero stati pagati ben 300.000 lire, che venivano indicate
                come provenienti dal ripostiglio di San Genesio. L’appartenenza di questi esemplari al teso-
                retto, nonostante siano stati inclusi nella pubblicazione a cura di Rodolfo Martini , appare
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                però dubbia: già Ulrich Bansa inserisce nella sua pubblicazione solo i multipli e i miliarensi
                compresi nelle consegne a Degrassi, tralasciando le silique della cui esistenza non fa menzio-
                ne. Nell’ambito delle perizie effettuate per la causa civile volta al risarcimento del danno per
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                la perdita di parte del complesso, Francesco Panvini Rosati , perito di parte per il Ministero
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                della Pubblica Istruzione, e Arturo Stenico , consulente tecnico del Tribunale, concordarono
                nel ritenere non pertinenti al ripostiglio le silique consegnate a Degrassi, dal momento che
                per stato di conservazione, qualità della battitura e peso si discostavano da quelle di sicura
                provenienza. Meno certo era il giudizio su multipli e miliarensi. Stenico ipotizza che fossero
                stati resi solo alcuni pezzi veramente provenienti dal ripostiglio di San Genesio, ovvero i mul-
                tipli e i miliarensi, mentre silique compatibili per epoca e autorità emittenti sarebbero state
                sostituite a pezzi più pregiati, ovvero probabilmente i multipli e le monete d’oro mancanti
                all’appello .
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                      Le vicissitudini subite dal tesoretto dal momento del suo rinvenimento e la mancata
                conoscenza dell’intero contesto archeologico hanno probabilmente condizionato la sua inter-
                pretazione come cassa militare .
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                il caSo del riPoStiglio di San geneSio (Pv)                                       G. Facchinetti
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