Page 197 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 12-2018
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TUTELARE PER CONOSCERE E VALORIZZARE.

                             IL CASO DEL RIPOSTIGLIO DI SAN GENESIO (PV)





                  “Nel mese di febbraio dell’anno 1949, ai margini dell’abitato di San Genesio, comune
            della provincia di Pavia, a km 6,5 dal capoluogo, alcuni braccianti intenti ad abbassare il
            livello di un campo, a circa un metro e mezzo di profondità, rinvennero un’anfora di cotto
            che, frantumandosi sotto un colpo di piccone, sciorinò al suolo una quantità di monete d’ar-
            gento, più tardi riconosciute come pertinenti alla seconda metà del IV secolo d.C.
                  Non sono del tutto chiare le prime vicissitudini del cospicuo peculio, che come di pram-
            matica, fu subito ripartito, più o meno equamente, fra gli scopritori, e da costoro variamente
            occultato.
                  Dopo alcuni mesi, per il deciso intervento delle autorità statali preposte alla tutela del
            patrimonio archeologico, vennero individuate e ricuperate dalla Sovraintendenza alle An-
            tichità della Lombardia, con sede a Milano, 495 monete (1 d’oro e 494 d’argento) e si può
            ritenere che questo nucleo costituisca la parte principale di quanto venne originariamente
            rinvenuto”.
                  Così viene descritto il rinvenimento del Tesoro di San Genesio nella prima notizia pub-
            blicata a cura di Oscar Ulrich Bansa .
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                  Questi dati, come pure l’interpretazione data al ripostiglio quale “cassa statale, costitui-
            ta per le esigenze amministrative delle truppe e dei servizi governativi, dislocati nella regione
            ad oriente del fiume Ticino” , sono quanto è stato fin qui reso noto delle vicende relative alla
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            scoperta di uno dei più importanti tesori di moneta d’argento di IV secolo.
                  La lettura della cospicua documentazione conservata presso l’archivio già della Soprin-
            tendenza Archeologia della Lombardia consente però di ricostruire in modo più completo la
            vicenda, a partire dal fortuito rinvenimento e di ricavare informazioni in grado di consentire
            una migliore interpretazione del ripostiglio.
                  Il 18 febbraio 1949, un gruppo di venti braccianti era al lavoro in un terreno di pro-
            prietà del sig. Carlo Tamburelli, in località Marchesana del Comune di San Genesio ed Uniti,
            per effettuare lavori di abbassamento e di sistemazione di una strada campestre con la terra
            di risulta. Verso le 16 Secondo Ferrari, allora sedicenne, rinvenne una “specie di anfora di
            terracotta” , in un primo momento interpretata come un residuato bellico. Superata la paura
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            di una possibile esplosione, Ferrari ruppe il vaso con un colpo di badile rivelandone il con-
            tenuto.
                  Stupito dall’apparire improvviso di tutto quel metallo prezioso, chiamò Lino Casazza,
            Emilio Magani e Luigi Pavesi che lavoravano lì vicino. Appena visto cosa la terra aveva restitu-
            ito, i tre furono presi dalla “febbre dell’oro” e si gettarono sul tesoro spintonando via Ferrari.
            Raccolti tutti i preziosi nei fazzoletti, se ne andarono con l’accordo di ritrovarsi dal Casazza.
            Ferrari, invece, fu temporaneamente allontanato affidandogli il compito di portar via la terra
            scavata con il carro, seppur con l’intesa di riunirsi agli altri più tardi, dopo aver ricoverato il
            cavallo nella stalla.
                  Quella sera, alla presenza di Pietro Casazza, padre di Lino e droghiere  e prima dell’ar-
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            rivo di Ferrari, le monete, che erano sporche di sabbia, furono accuratamente lavate mentre
            i presenti cominciavano a discutere di come ricavare il massimo profitto dalla vendita dei
            pezzi. Dopo l’arrivo del Ferrari, provvidero a pesare il tesoro che doveva corrispondere ad
            almeno 1750 grammi. Quest’ultimo dato purtroppo non è sicuro, perché nell’ambito dell’in-
            chiesta successiva il principale testimone, ovvero Ferrari, non fu in grado di ricordare con



            il caSo del riPoStiglio di San geneSio (Pv)                                       G. Facchinetti
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