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Notiziario PNS n. 12/2018 – ATTI INCONTRO DI STUDIO 53
dello Stato (1836), i benemeriti della salute pubblica (1836); si riscontra invece il raro conio
di dritto di una piccola medaglia con effigie di Maria Luigia e non riferibile a un evento de-
terminabile con sicurezza (inv. 1630).
Se dunque la medaglistica prodotta durante il ducato di Maria Luigia può essere ritenuta
assai ben documentata all’interno della collezione, ben diverso è quanto si verifica in merito
alla monetazione ducale, rappresentata da due soli pezzi, una moneta da 5 lire (inv. 1648),
forse da riconoscere in quello “scudo di Maria Luigia del 1832” acquistato nel 1916 da Lom-
bardi presso il pittore Filippo Gabbi , e una lira nuova in argento, montata tuttavia a spilla
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(inv. 1629). Un secondo esemplare da 5 lire pervenuto per donazione si è invece rivelato un
falso (inv. 2533). Difficile capire le ragioni di questa assenza nell’ambito di una raccolta che
trova nella figura di Maria Luigia il suo fulcro e che vedrebbe nella monetazione un utile tas-
sello di completezza della tematica; pur non potendo escludere che a Lombardi si siano forse
presentate poche opportunità di acquisire la monetazione ducale, sappiamo che qualche
pezzo in più, per lo meno in alcune fasi, dovette essere presente nelle raccolte. Ne abbiamo
testimonianza, ad esempio, dalla notizia secondo cui Lombardi era in possesso di una moneta
in argento da 10 centesimi “di cui vennero eseguiti solo i coni” e che egli fece tirare in cento
esemplari, da omaggiare a conoscenti vari . Di essa non resta traccia in Museo. Non si può
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d’altro canto escludere che il Collezionista avesse deciso di rivolgere le proprie attenzioni e
le proprie risorse alle più artistiche e rare medaglie anziché alle monete.
Si deve viceversa segnalare la presenza di significativi documenti nei fondi archivistici
(soprattutto archivi Mistrali e Belle Arti) del Museo, utili a ricostruire aspetti legati ad alcune
medaglie e alla loro distribuzione, così come si configura di importante pregio storico e ico-
nografico un’incisione acquerellata che raffigura la cerimonia della posa della prima pietra
del ponte sul Taro (inv. 1035) avvenuta il 10 ottobre 1819, rarissimo esempio di immagine di
cerimonia pubblica di età luigina. Quel giorno alcune medaglie furono collocate entro una
scatola alla destra del ponte a ricordo di quella prima grandiosa opera pubblica.
Nell’ambito del materiale archivistico conservato si rivela di grande interesse una cor-
posa serie di documenti relativi all’incisore piacentino Domenico Donnino Bentelli, la cui
attività attraversò senza interruzione il periodo ducale e quello unitario. I fogli conservati
permettono di ricostruirne ruoli, nomine, commissioni, incarichi, rapporti con i vari governi,
invenzioni: partendo dalla sua nomina a sergente maggiore macchinista del corpo della Guar-
dia del Fuoco di Piacenza nel 1835 (impiego che svolse fino al 30 novembre 1843 quando
dovette lasciarlo perché chiamato a Parma dal ministro Vincenzo Mistrali “per eseguire molti
lavori d’Incisione”), fino ad arrivare alle sue collaborazioni con la zecca di Bologna, con l’Of-
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ficina delle Carte Valori di Torino e con altri enti durante il Regno d’Italia .
Notizie utili sono restituite anche dal carteggio tra l’incisore Ettore Galli e Paolo To-
schi , illuminando sul periodo di formazione compiuto dal giovane intagliatore presso lo
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studio del professor Luigi Manfredini a Milano, sul fondamentale apporto di Toschi anche
nella definizione del nuovo ritratto di dritto della Sovrana, direttamente derivato dal busto
canoviano e inciso da Galli sotto la supervisione costante di Toschi stesso, che intervenne
anche negli altri soggetti di rovescio riferibili a Galli.
Il secondo nucleo di medaglie riguarda il periodo borbonico (1849-1859), ovvero gli
anni che videro il regno di Carlo III di Borbone e poi, dopo il suo assassinio, la reggenza
della moglie Luisa Maria d’Artois a nome del figlio Roberto. A due medaglie in bronzo (una
proveniente da un acquisto antiquario) di Donnino Bentelli che celebrano l’avvento al trono
del Borbone (invv. 1777, 1933), si affiancano il raro conio di dritto di moneta (inv. 1761) e
un punzone per conio di dritto di medaglia (inv. 1771; fig. 4), entrambi con le effigi del duca
Roberto di Borbone e di sua madre Luisa Maria. Si può supporre che questi e altri pezzi pro-
vengano da un acquisto effettuato da Lombardi presso gli Ospizi Civili di Parma, ai quali Luigi
Cattani aveva lasciato per testamento un nucleo di cimeli appartenuti all’avo Giuseppe, mini-
stro di Stato per il Dipartimento dell’Interno sotto Luisa Maria di Borbone. Sappiamo infatti
che nel marzo 1917 il collezionista acquistò dall’Ente per un valore complessivo di 115 lire
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undici pezzi . Possiamo ipotizzare che i materiali relativi al periodo risorgimentale fossero in
origine molto più numerosi nella collezione Lombardi rispetto a quanto sia presente oggi. Nel
1919 è ad esempio attestato l’acquisto, sempre dagli Ospizi Civili, di materiale numismatico,
medaglie del muSeo glauco lomBardi F. Sandrini

