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Notiziario PNS n. 15/2021                                                                   339


                  col nome di questo eccellente artefice, se ne faccia moltissima stima. Egli era Romano forse
                  della famiglia d’Augusto” .
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                        Nel calco da ametista XIV.128, in cui è rappresentata una testa di satiro barbato, si può
                  riscontrare senza ombra di dubbio il nome di Skylax : l’Aldini, infatti, facendo menzione di
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                  questo incisore, riporta “di questo artefice trovasi la testa di un satiro incisa in ametista” . Si
                  ha menzione ancora di: Admones  (XII.176), Agathemeros  (VII.6), Agathangelos  (II.34),
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                  Agathopus  (X.28),  Allionis  (IX.102),  Anteros  (XII.165),  Apollodotos  (III.31),  Cades
                  (III.16), Carpos  (III.185 XII.181, XIV.104), Cekas  (IX.91), Cnaios o Gnaios  (III.58, XII.153-
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                  154–155), di qualche membro della famiglia Costanzi  (I.125, IV.20, IX.25), di Dioskourides
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                  (III.55), Euodos  (I.102), Hejo  (XIV.86), Nicomacos  (XI.2, XIV.120), Onesas  (XII.151),
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                  Pazzaglia  (XIII.57),  Philemonos  (VII.23, XIV.122),  Phrygillos  (V.235),  Solon  (II.49,
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                  X.59), Sostratos  (IX.17), Teucros  (I.122). In cinque casi (III.10, VII.61, IX.79, X.46, XIV.123)
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                  la paternità dell’incisione sembra potersi attribuire con molta probabilità a un membro della
                  famiglia Pichler, costituita da Antonio  (Bressanone 1697 – Roma 1779), padre di Giovanni
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                  (1734-1791), Giuseppe  (1770-1829) e Luigi  (1773-1854) che continuarono con successo
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                  l’attività paterna . Se, come sembra emergere dal catalogo di vendita, i calchi sono giunti in
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                  Casanatense intorno agli anni 1768-1769, probabilmente, preso atto delle cronologie, l’attribu-
                  zione dovrà ricadere su Anton Pichler o su un più giovane Giovanni , che sappiamo giungere
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                  a Roma intorno al 1763 . L’archeologo danese Giorgio Zoega lo ricorda con queste parole:
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                  grandiosità del disegno e la delicatezza nell’esecuzione. Molti dei suoi lavori furono persino
                  dagli acquirenti esperti considerati come pezzi antichi, specie le teste, nella cui elaborazione
                  egli giunse ad una tale perfezione da escludere quasi ogni criterio per distinguerle da quelle
                  incise sulle gemme dell’antichità” . Si deve dunque tener presente quanto risulti arduo sta-
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                  bilire se si tratti in effetti di calchi eseguiti da una gemma originale, o se invece non si tratti
                  di calchi effettuati da copie “moderne”, se è vero che in questo periodo “l’accostamento ai
                  modelli imitati giunge al punto che è ben difficile distinguere ciò che è copia da ciò che è
                  falsificazione (con firme di artisti greci!)” .
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                  ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE
                  adriani A. 1960, in E.U.A., s.v. Ellenistico, Firenze, IV, pp. 645-757.
                  aldini G.A. 1785, Instituzioni glittografiche o sia della maniera di conoscere la qualità, e
                        natura delle gemme incise, e di giudicare del contenuto, e del pregio delle medesime
                        compilate, e date in luce da Gioseff-Antonio Aldini, Cesena.
                  aMayden T. 1910, La storia delle famiglie romane, I, Roma.
                  aPolito P. 2010, Per un lessico iconografico monetale: il tipo del delfino al di là delle espe-
                        rienze siracusana e tarantina, in “Miscellanea di studi storici, Vol. XV 2008”, Soveria
                        Mannelli, pp. 25-48.
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                  La coLLezione degLi zoLfi di gemme antiche deLLa BiBLioteca casanatense               P. Apolito





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