Page 416 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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DEVOZIONALIA. PER UNA PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA DEL

                                                  CAMPIONARIO HAMERANI





                         Anni fa, da melomane e verdiano convinto, sono stato a visitare villa Verdi a Sant’Agata
                   in provincia di Piacenza, la casa che il Maestro disegnò, costruì, adattò… e dove visse gran
                   parte della sua vita. Tra i tanti cimeli, ricordi e “reliquie” raccolte ed esposte ce n’è uno che
                   mi ha particolarmente colpito e intrigato. In un tavolo da esposizione era sistemato sottovetro
                   e in bella mostra un pacchetto di carta velina perfettamente confezionato, il cui contenuto
                   non era visibile né riconoscibile. La didascalia informava che quell’involto conteneva i fiori
                   che Arturo Toscanini aveva donato al Maestro. Sicuramente non era stato conservato per il
                   valore materiale del dono, visto che questo era nascosto nella confezione, né per l’occasione
                   particolare in cui tale dono era avvenuto. Stava lì a testimoniare il gesto e soprattutto a sotto-
                   lineare, ricordare e tramandare il suo importante significato. Con quei fiori il grande direttore
                   aveva stretto un patto, aveva mostrato pubblicamente la sua venerazione verso il Maestro. E
                   quel pacchetto, il cui contenuto era forse oramai consumato, stava a lì a evidenziare non tanto
                   una particolare relazione di reciprocità che si era innescata tra i due, quanto il fatto che con
                   quell’omaggio Toscanini non solo dichiarava la sua ammirazione e partecipazione, ma anche
                   il riconoscimento, il rispetto e la stima. In una parola quel pacchetto stava lì ad indicare un
                   atto di devozione, del donatore verso il Maestro.
                         È proprio il filo sottile della devozione presente in questo esempio apparentemente
                   lontano ed estraneo che mi permette di introdurmi, da una prospettiva antropologica, nello
                   straordinario lavoro realizzato da Serafina Pennestrì che ha portato alla pubblicazione del
                   campionario delle medaglie devozionali della bottega Hamerani. E su cui, facendoci forza del
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                   classico «sguardo da lontano»  proprio dell’antropologia, cercheremo di fornire alcune anno-
                   tazioni interpretative.
                         Parto dalla devozione che considero inizialmente come categoria generale che accomu-
                   na fenomeni di natura molto diversa tra loro. Si tratta infatti di un atto di venerazione, è un’e-
                   spressione di fiducia, un gesto di ossequio verso qualcosa o qualcuno: una persona, come
                   nell’esempio che ho fatto, ma anche, come vedremo, soggetti religiosi, o più ampiamente un
                   culto o un mistero. Questa relazione genera un’ampia gamma di sentimenti che vanno dal
                   rispetto alla deferenza.
                         Da tale prospettiva potremmo cominciare col dire che, analizzando l’intero “campiona-
                   rio” che la bottega ha prodotto negli anni, ci troviamo davanti a elementi che sono princi-
                   palmente di genere elevato, che mirano a devoti benestanti se non esclusivamente alle classi
                   agiate. Ma non solo. Va aggiunto subito che tutta la produzione esprime una tassonomia rap-
                   presentativa che va dal livello confermativo a quello affermativo: si confermano i valori con-
                   solidati (la sacra famiglia, santi noti, occasioni ufficiali…) oppure si affermano le novità della
                   gerarchia ecclesiastica, le new entry nella burocrazia o più in generale nel pantheon cattolico
                   che vanno diffuse e a cui bisogna portare nuovi accoliti e aprire nuove aree di attenzione
                   devozionale. Ovviamente si tratta di una oggettistica che, in entrambi i casi – confermativo
                   o affermativo –, aveva funzione di diffusione, di réclame, in quanto erano dei veri e propri
                   gadget offerti nell’al di qua per i cultori dell’al di là in modo da rafforzare e anche ampliarne
                   la “clientela”.
                         È proprio questa iniziale e sommaria analisi che ci permette di sottolineare un altro
                   aspetto. In generale, il cammino devozionale segue due strade che sono indipendenti e
                   contrarie allo stesso tempo: c’è qualcosa o qualcuno che richiede o a cui bisogna offrire un



                   Devozionalia                                                                       S. De Matteis





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