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Notiziario PNS n. 15/2021                                                                   415


                  riconoscimento, che ha bisogno di diffusione e di “pubblicità” e questo innesca un processo
                  che potremmo definire come una richiesta che muove dalle strutture ecclesiastiche e dagli
                  organi della Chiesa e che per diffondersi organizza una fiducia che dall’alto muove verso la
                  “clientela” dei consumatori. Ma c’è anche un cammino che procede all’incontrario e che na-
                  sce da chi partecipa, inventa i culti e in qualche modo li crea e ne struttura la devozione. In
                  un certo senso esprime, mostra e fa vedere una fiducia che dal basso della “clientela” muove
                  verso delle strutture che spesso non coincidono totalmente con quelle ecclesiastiche.
                        Nel primo caso ci troviamo davanti a un passaggio che Benveniste definiva «dalla fiducia
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                  negli dei al potere dell’offerta» : in questo caso lo slittamento è fondante, in quanto è come
                  se tutta la forza degli dei o dei santi si consumasse a metà strada, nel senso che è l’oggetto
                  stesso a racchiudere tutta la forza di cui c’è bisogno, al punto da oscurare i rappresentanti del
                  pantheon stesso: quei pezzi non fungono più da ponte, da tramite, ma sono una conquista.
                  E in quanto costruzioni “d’autore” questi intraprendono una strada e una navigazione parti-
                  colare che potremmo definire indipendente. Da questo punto di vista, come se non bastasse,
                  quanto più si tratta di prodotti belli e ricchi, curati ed esteticamente rappresentativi, tanto più
                  vengono a scontrarsi con il loro valore “aleatorio” e finiscono con l’incarnare sempre più una
                  solidità unica e un peso specifico che tendono a consumare l’intera forza della relazione con
                  gli dei nella rappresentazione che quei prodotti incorporano. Il materiale, la fabbricazione,
                  il valore estetico offrono un’aggiunta che però appesantisce e definisce l’oggetto cui conferi-
                  scono un peso sociale unico e significativo. E qui gli esempi potrebbero essere numerosi, ma
                  tutti immediatamente individuabili scorrendo il prezioso catalogo che li contiene.
                        E in questo vastissimo campionario, se non sbaglio, esistono solo due richiami alle
                  anime del Purgatorio che numericamente sono ben poca cosa, ma restano uno spunto inte-
                  ressante se andiamo a guardarli in prospettiva per come il culto relativo si è esteso e diffuso
                  nei secoli successivi a queste prime apparizioni. Basta sfogliare la straordinaria sintesi che
                  ha costruito Michel Vovelle  per rendersi conto della diffusione mediterranea del culto e del-
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                  la sua enorme varietà rappresentativa, che regge comunque su elementi di basso consumo,
                  pratiche popolari, materiali poveri (come la cartapesta o la creta), in modo che l’immaginario
                  devoto possa trovare una forma rappresentativa e creare così un nuovo universo devozionale.
                        Si tratta di culti che nascendo dal basso hanno trovato un forte radicamento locale,
                  come ad esempio è accaduto a Napoli e in Campania proprio per le anime del Purgatorio
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                  oppure per lo straordinario rituale dedicato a Madonna dell’arco .
                        Con questo non voglio assolutamente sostenere che non ci siano punti di contatto e
                  funzioni simili tra i due percorsi che abbiamo disegnato. Basta ad esempio compararli dal
                  punto di vista della protezione. Gli oggetti della collezione Hamerani hanno un valore pro-
                  tettivo, esattamente come l’abitino in pezza che qualcuno tuttora porta sotto la camicia senza
                  però darlo a vedere, un po’ perché non è da esposizione, un po’ perché sarebbero in molti a
                  ritenerlo desueto.
                        Un altro elemento comune per gli oggetti di entrambi i tipi di devozione è che vanno
                  “attivati”, avviati, inizializzati. E per farlo molto spesso devi recarti sul luogo e mettere quel
                  particolare elemento a contatto con il sacro. Esiste una grande quantità di prodotti devozio-
                  nali che godono di questa luce riflessa: veli che vengono offerti perché sono stati a contatto
                  con le sacre spoglie, immagini che hanno preso forza dai luoghi sacri e poi vendute…
                        Da questo punto di vista è interessante che molti dei devoti di Madonna dell’arco, dopo
                  aver concluso il pellegrinaggio e dopo la devastante esperienza della perdita di controllo, di
                  caduta e di abbattimento che ne chiude il cammino, prima di uscire dal Santuario si recano
                  dietro il tempietto e passano i loro fazzoletti sulla lastra di marmo che protegge la sacra im-
                  magine. Quella forza, una volta raccolta, la portano con sé o la donano a chi non è potuto
                  essere lì.
                        Negli anni in cui svolgevo la ricerca sul pellegrinaggio mariano, ero a casa di una fa-
                  miglia particolarmente devota che organizzava uno dei gruppi più efficienti ed estesi nella
                  realizzazione del rituale. Raccontandomi gli effetti miracolosi della devozione alla «mamma
                  di tutte le mamme», mi parlavano proprio della forza che emanava la sua immagine e della
                  potenza che si poteva raccogliere dalla lastra posta alle spalle dell’immagine. La capofamiglia
                  mi disse che ogni volta che andavano al Santuario per il pellegrinaggio lei teneva un fazzo-



                  Devozionalia                                                                       S. De Matteis





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