Page 422 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                   maggiore ligneo, dorato, con tre nicchie nelle quali sono poste le statue, anch’esse lignee, di
                   S. Egidio Abate al centro e ai lati dei Santi Antonio (di Padova?) e Carlo Borromeo, alla cui
                   cura è addetta la “Confraternita del Santissimo di Fratelli e Sorelle al numero centotrenta”.
                         Nella navata di sinistra è collocato l’altare ligneo “sotto il titolo del Purgatorio” ornato da
                   una pala su tela che rappresenta la Beata Vergine con le Anime del Purgatorio, alla cui cura
                   “sta addetta la Congregazione delli Morti di Fratelli e Sorelle al numero cento”, congregazioni
                   che normalmente avevano l’obbligo di riunirsi periodicamente per pregare in suffragio dei
                   defunti.
                         Nelle navate laterali sono collocati altri due altari lignei dorati, decorati da pale su tela
                   che raffigurano rispettivamente la “Beata Vergine del Rosario” e la “Beata Vergine del Carmine
                   con i santi Lorenzo e Giovanni”. La chiesa, continua nella descrizione l’estimatore Juliani, “tie-
                   ne il pavimento di quadrelli con quattordici lapidi sepulcrali” e “una stanza grande per Cimi-
                   tero” contigua alla sacrestia, dietro l’Altare maggiore. I manufatti funerari citati nell’apprezzo
                   sono identificabili, senza alcun dubbio, con le lastre di chiusura delle sepolture murate e l’os-
                   sario della sacrestia Nord, rimessi in luce nel 1990, essendovi una evidente corrispondenza
                   tra i dati riportati nella fonte d’archivio e la documentazione archeologica.
                         Successivamente, in un’epoca imprecisata, l’impianto trinave dell’edificio settecentesco
                   fu ridotto all’odierno edificio mononave, con ogni probabilità per problemi strutturali, e il
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                   campanile a vela sostituito con un campanile a torre .
                         La chiesa, chiusa al culto nel 1935, fu spoliata delle suppellettili e le statue della Madon-
                   na Addolorata, del Rosario, del Sacro Cuore, dell’Immacolata Concezione, del Cristo Morto,
                   di Gesù Bambino, di Sant’Egidio Abate, di San Vincenzo Ferreri (compatrono di Borrello),
                   di San Michele Arcangelo, di Sant’Onofrio e di Santa Lucia, furono trasferite nella chiesa di
                   Sant’Antonio di Padova . Come si vedrà in dettaglio più avanti, è interessante notare il paral-
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                   lelismo tra i temi e i soggetti raffigurati nelle opere d’arte che adornavano la chiesa di Bor-
                   rello (le statue e le pale d’altare descritte dallo Juliani) e quelli rappresentati sulle medaglie
                   devozionali ritrovate nelle sepolture murate.
                         Nel 1940 si resero necessari alcuni interventi di demolizione per assicurare maggiore
                   stabilità all’edificio ormai pericolante. In seguito a ulteriori danneggiamenti e scempi legati
                   agli eventi bellici della seconda guerra mondiale, la chiesa, oramai in rovina, fu lasciata in
                   totale stato di incuria e abbandono fino ai restauri e rifacimenti intrapresi nel 1990 .
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                   3. Le indagini archeologiche
                         Le indagini d’urgenza condotte nel 1990 consentirono di individuare nella navata unica
                   della chiesa, sotto gli strati di crollo e abbandono, resti di un massetto pavimentale costituito
                   da una colmata di terra giallastra di livellamento. Al di sotto del massetto, nella navata cen-
                   trale, furono rimessi in luce un lacerto di un più antico piano pavimentale di pietra e resti di
                   nove casse murate funerarie collettive. Le sepolture si presentavano già compromesse dalla
                   storia travagliata della chiesa, oggetto nei secoli di crolli strutturali, rifacimenti edilizi, distru-
                   zioni belliche e abbandono, parzialmente crollate e prive dei coperchi d’accesso, originaria-
                   mente costituiti dalle lastre di pietra inserite nella pavimentazione della navata (le quattordici
                   “lapidi sepulcrali” della fonte del 1754), delle quali furono ritrovati alcuni esemplari tra le
                   macerie dell’edificio.
                         Le casse murate a pianta rettangolare in media di m. 2,20×1,50 (tavv. II-III) erano co-
                   perte da volte a botte di conci di pietra, sostenute da pareti di muratura con paramenti a
                   faccia vista di filari di piccoli conci sbozzati di pietra locale calcarea e malta povera . Il piano
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                   di deposizione era costituito da uno strato di calce lisciato in superficie. Le uniche eccezioni
                   erano rappresentate dalla cassa murata n. 5, posta lungo il muro perimetrale NO della navata
                   centrale, verosimilmente al di sotto di un altare, in quanto si presentava a pianta quadrata e
                   di dimensioni maggiori (circa m. 2,50 per lato) e da quella n. 4, i cui paramenti murari mo-
                   stravano una tecnica edilizia di fattura più accurata; queste diversità costruttive potrebbero
                   essere imputabili a committenze diverse (figg. 1-3) . I Registri mortuari del Millesettecento
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                   della chiesa di Sant’Egidio (conservati nel 1990 presso la Chiesa di Sant’Antonio di Borrello)
                   documentano, infatti, la presenza di sepolture gentilizie, di due casse murate in uso alle Con-




                   Medaglie devozionali da Sant’egidio di Borrello (CH)                                 L. Tulipani





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