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Notiziario PNS n. 15/2020                                                                   447


                        Da alcuni studiosi è stata avanzata l’ipotesi che queste medaglie, disseminate in ogni
                  angolo del palazzo di San Marco e realizzate principalmente intorno al 1465, venissero fuse
                  in una piccola fonderia allestita proprio nel cantiere del palazzo stesso. Ma il medaglista, non
                  ancora identificato con certezza, forse Cristoforo di Geremia, potrebbe essersi servito della
                  Zecca o officina monetaria, che fin dal tempo di Callisto III Borgia (1455-1458) si trovava lun-
                  go la via Papalis , di fronte ad una chiesetta dedicata ai santi Cosma e Damiano, nel palazzo
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                  Borgia , residenza del nipote di Callisto III, il cardinale Rodrigo Borgia, che diventerà a sua
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                  volta papa nel 1492 col nome di Alessandro VI (1492-1503) .
                        Il mantovano Cristoforo di Geremia, dopo un suo primo soggiorno a Roma dalla fine
                  del 1455, ritornò successivamente nella Città Eterna al servizio del cardinale Scarampi e,
                  morto quest’ultimo, divenne l’artista preferito del Barbo, eletto nel frattempo sommo pon-
                  tefice. Durante tutto il periodo che fu al servizio di Paolo II, Cristoforo di Geremia abitò
                  nei pressi del Vaticano, forse in Borgo, dove attivò probabilmente una propria officina per
                  la realizzazione delle sue medaglie. Del resto, il rapporto di lavoro tra il medaglista ed il
                  pontefice fu quasi sempre di tipo privato: quest’ultimo ordinava all’incisore la fattura di
                  una determinata medaglia e la pagava attingendo il denaro dalla cassa personale. Cristo-
                  foro di Geremia, dunque, potrebbe aver fuso anche le medaglie del palazzo di San Marco
                  non nella Zecca sistemata nel palazzo Borgia, e neppure nella piccola fonderia occasiona-
                  le nei pressi dello stesso palazzo, ma nella sua officina privata, dove fuse, molto probabil-
                  mente intorno al 1468, delle piccole medaglie, quasi dei gettoni, di appena 20 millimetri di
                  diametro, con al dritto il busto di Paolo II, circondato dalla legenda PAVLVS VENETVS PP
                  II PO MA PACIS FVND, e al rovescio due cornucopie incrociate, come su alcune monete
                  imperiali romane, racchiuse dalla legenda CONVIVIVM PVB ERGA POPVLVM ROMANVM
                  = ROMA (fig. 3). Furono realizzate per celebrare la pace di cui si era fatto promotore Pa-
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                  olo II  quando tra il 1465 ed il 1467 erano venuti in conflitto tra loro per ragioni diverse
                  alcuni Stati italiani tra i quali quello della Chiesa, il Regno di Napoli, Firenze, Venezia ed
                  altre città. Queste medagliette vennero in parte distribuite brevi manu alle persone più
                  diverse, in parte lanciate da papa Barbo dalle finestre del palazzo di San Marco, allora in
                  gran parte compiuto, alla folla sottostante, mescolate alle monetine che di solito il ponte-
                  fice faceva appunto cadere dalle stesse finestre sui partecipanti al grande banchetto lucul-
                  liano, imbandito per tutta la cittadinanza durante il Carnevale romano, come ci racconta
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                  il Venuti , riportando alcune testimonianze:
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                        cis eum epulis excipere. Audi Episcopum Castrensem rem totam describentem: Post diem Ago-
                        nalium convivia Romanis Magistratibus, et universo Populo ante Aedes, quas ipse construxe-
                        rat juxta Basilicam B. Marci, quotannis exbibuit, interdum electissimis piscibus, aliquando
                        autem exquisitis undique optimis carnibus, vina quoque varii generis, albi, nigrique coloris
                        electissima adhibuit […] ipse autem Pontifex, exactis conviviis, ad majorem erga Romanum
                        Populum benevolentiam, animique hilaritatem ostendendam, e domus fenestra, unde convi-
                        vantem populum secrete perspicere poterat, Nummos argenteos in omnem multitudinem dif-
                        fundere solitus est. Paulus vero de Magistro in suis Ephemeridis, diem notat, in quo epulae
                        factae sunt; dicens, MCCCCLXVI a dì XV di Febraro la Santità Sua fece fare uno convito da
                        magnare nobilissimo, che saria cosa incredibile a chi l’udisse raccontare, a tutti i Cittadini
                        Romani, allo Senatore, e a tutti li Forastieri, che erano in Roma, e poi gittao grandissima
                        quantità di denari, magnato che fo […] e lo stesso ripetè negli altri anni.
                        Diverse altre medaglie, pure particolarmente significative, oltre a queste ultime ed a
                  quelle del palazzo di San Marco, Cristoforo di Geremia realizzò per Paolo II, fondendole o
                  nella Zecca o nella sua officina; medaglie non firmate e, quindi, ufficialmente di autore ano-
                  nimo, ma il cui stile, come pure alcune testimonianze ci riportano con una certa sicurezza al
                  grande incisore mantovano. Possiamo citare, per esempio, la medaglia di fondazione con, al
                  dritto, il busto del pontefice circondato dalla legenda PAVLVS II VENETVS PONT MAX, e, al
                  rovescio, il progetto della nuova abside dell’antica basilica vaticana di San Pietro, con la le-
                  genda ANNO CHRISTI MCCCCLXX HAS AEDES CONDIDIT = TRIBVNA S PETRI = ROMA (fig.
                  4). Questa medaglia ci offre una rarissima testimonianza dell’abside della basilica costantinia-
                  na di San Pietro come era stata progettata dall’architetto Bernardo Rossellino, che ne aveva



                  La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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